Da sinistra il cantante iraniano 021Kid e la cantante israeliana Rita

Solidarietà comune tra musicisti iraniani e israeliani

Personaggi e Storie

di Nathan Greppi
Mentre in Italia la stragrande maggioranza dei musicisti si è schierata contro Israele dal 7 ottobre 2023 ad oggi, a farsi sentire in difesa dello Stato Ebraico sono stati invece i musicisti della diaspora iraniana. In un’epoca in cui vengono premiati gli slogan che veicolano odio, disinformazione e propaganda, alcuni al contrario hanno scelto di fare fronte comune con gli israeliani nella lotta contro lo stesso nemico, ovvero il regime degli ayatollah.

021KID, da Teheran a Londra

“Volevo solo dirvi grazie per tutto l’amore che sto ricevendo da parte vostra”, ha detto in un video su Instagram successivamente trasmesso sul sito di notizie israeliano N12 il rapper 021KID (nome d’arte di Tony Mohraz) (a sinistra nella foto in alto): nato a Teheran nel 1997, oggi risiede nel Regno Unito dove ha fondato la casa discografica Drillfarsi.

 

Rivolgendosi agli israeliani, nel video ha aggiunto che “sperate affinché il Re Reza Pahlavi venga a rendere di nuovo grande l’Iran. Perché renda il nostro legame più forte e la nostra amicizia eterna. Grazie per restare nei rifugi, vedo i messaggi tutti i giorni. Non vedo l’ora che tutto questo siano finito amici, così potrò venire a Tel Aviv e festeggiare alla grande baby! E voi ragazzi potrete venire a Teheran a uno dei miei concerti”.

Prima ancora di questo videomessaggio, 021KID ha esultato sui social quando è emerso che il suo singolo Lion Sun, pubblicato nel gennaio 2026, a marzo è risultato essere la canzone più scaricata in Israele su Apple Music. Inoltre, sempre Lion Sun risulta essere tra le prime 50 canzoni più scaricate in Israele su Spotify (al terzo posto nel momento in cui scriviamo).

Hamed Fard e la lotta comune

Già nel giugno 2025, quando è infuriata la guerra dei dodici giorni tra Israele e l’Iran, si erano verificati casi in cui rapper iraniani collaboravano con i loro omologhi israeliani. È il caso di Hamed Fard, costretto a lasciare il suo paese nel 2015 dopo essere stato incarcerato per le sue canzoni contro il regime, e che oggi vive in Belgio.

Nel 2025, Fard ha collaborato alla realizzazione del singolo Unity, assieme ai rapper israeliani Subliminal (Kobi Shimoni) e HaTzel (Yoav Eliasi), e che rappresenta un rifacimento con dialoghi in farsi ed ebraico della loro precedente canzone Zeh Aleinu. Se il singolo originale, realizzato insieme al cantante israeliano Raviv Kaner, parlava del 7 ottobre e della guerra contro Hamas, Unity invece parla della lotta comune degli israeliani e degli iraniani contro il regime della Repubblica Islamica.

In un verso, Fard canta: “Nel nome di Shani Louk, Agha Sultan e Neda / Tel Aviv, Teheran – insieme un’unica voce”. Un altro verso, cantato da HaTzel e Subliminal, dice: “Preghiamo tutti un unico Dio da Mashhad a Gerusalemme / In chiesa, in moschea o in sinagoga / Il futuro di tutti i nostri figli dipende solo dalla nostra patria / e non ce n’è nessun’altra”.

La solidarietà dei musicisti israeliani

Anche nella musica israeliana ci sono state manifestazioni di solidarietà nei confronti degli iraniani contro il regime. N12 ha riportato che decine di cantanti israeliani hanno cantato la canzone iraniana Khodahafez, dopo un video virale del cantante Mali Imani che la canta per le strade dell’Iran. La performance di Mali è diventata un simbolo di protesta per milioni di persone in tutto il mondo.

Una certa solidarietà è arrivata in particolare dai cantanti israeliani di origine iraniana: Rita Yahan-Farouz (a detsra nella foto in alto), nata a Teheran nel 1962 e giunta in Israele quando aveva solo otto anni, a gennaio ha rilasciato una dichiarazione in farsi rivolta al popolo iraniano: “Io e l’intero popolo d’Israele siamo con voi nella vostra lotta. Speranza per la libertà”.

 

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Stesso discorso per Liraz Charhi, la quale oltreché come cantante è nota anche per aver recitato nella serie televisiva Tehran. La Charhi ha detto in un’intervista che “ho fede. E conosco i miei fratelli e sorelle in Iran. E so che lo butteranno giù (il regime, ndr). Abbiamo attraverso tempi così pazzi e tremendi. Qualcosa dovrà pur cambiare per il meglio”.