di Pietro Baragiola
Dopo anni in prima linea nello showbiz americano come produttrice di NBC News, durante un anno sabbatico in Sud America, scopre la gioia dello Shabbat e della fede ebraica. Come ha raccontato durante una serata al centro Chabad Hamakom di Milano, in occasione delle celebrazioni dedicate al 125° anniversario della nascita di Chaya Mushka Schneerson, moglie del Rebbe Menachem Mendel Schneerson.
Giovedì 12 marzo il centro Chabad Hamakom di Milano ha ospitato l’incontro “From Showbiz to Shabbos” che ha avuto come ospite d’onore Molly Resnick, la storica ex produttrice di NBC News ed oggi voce attiva nel mondo della divulgazione ebraica.
Un evento tutto al femminile, organizzato con l’imbattibile grazia ed eleganza di Mashi Hazan e della sua famiglia che da 20 anni sono responsabili del centro. “Io e mio marito Levi Hazan ci impegniamo costantemente a portare l’ebraismo nelle vite altrui attraverso gioia e azioni pratiche perché riteniamo che da una piccola scintilla può scaturire una luce talmente forte da illuminare l’intera casa. E Molly con la sua storia rappresenta a pieno questo concetto.”
Nella sala gremita di partecipanti, Molly Resnick ha raccontato la sua vita intrecciando carriera, momenti di crisi personale e ritorno alle radici. Una storia intima ma universale, capace di commuovere e ispirare i cuori delle presenti.
Dalla NBC alla riscoperta dello Shabbat
Nata e cresciuta a Tel Aviv per poi trasferirsi a New York, Molly Resnick ha vissuto oltre 13 anni dentro i ritmi serrati dell’informazione televisiva americana.
Nel suo ruolo di produttrice per NBC News ha lavorato a stretto contatto con alcune delle figure più influenti della scena internazionale, arrivando ad intervistare star del calibro di Henry Kissinger e Sean Connery.
“Il mio programma si chiamava ‘5 minutes with’ e tutte le più grandi celebrità degli anni 70 e 80 erano miei ospiti” ha affermato Resnick. “Ai tempi avevo il potere di decidere quali carriere dovevano sorgere o affondare su NBC TV. Era una sensazione magnifica ma sentivo che mancava qualcosa. Ci doveva essere di più nella vita e così iniziai a cercarlo.”
Questa realizzazione è arrivata specialmente dopo due episodi della sua vita: un incontro con John Travolta durante il quale Molly ha realizzato che anche le più grandi stelle del cinema devono sottostare alle regole del “gioco dei media”, e la decisione delle Nazioni Unite di dare lo stesso peso al sionismo e al razzismo.
“Ho deciso così di prendermi un anno sabbatico e mi sono spostata da New York al Panama, dal Perù a Rio de Janeiro” ha raccontato l’ex produttrice, spiegando che è stato proprio in Sud America dove la sua ricerca ha avuto finalmente frutto. Qui infatti è stata invitata a trascorrere lo Shabbat presso una famiglia legata al movimento Chabad. Un’esperienza totalmente estranea e distante dal suo mondo, ma destinata a lasciarvi un’impronta profonda.
“Quella sera per me è il tempo si è fermato” ha ricordato Resnick. “Per la prima volta non mi sentivo definita dal lavoro, ma semplicemente da chi ero.”
Da lì a poco Molly si sarebbe immersa a pieno nella sua fede ebraica, sposandosi e costruendo una famiglia all’interno della comunità osservante, introducendo nella sua classica vita newyorkese una nuova quotidianità fondata su valori spirituali e comunitari.
Lo Shabbat è entrato talmente al centro della sua vita da farle respingere l’offerta della NBC di seguire le Olimpiadi di Mosca del 1980 come rappresentante del network.
“Era Shabbat e ho detto di no” ha affermato Resnick. “E indovinate cos’è successo? Le Olimpiadi alla fine sono state boicottate e la NBC ha cancellato la programmazione.”
Mentre un tempo Resnick vedeva il successo come “una vita sempre occupata a fare cose”, oggi lo ritrova nelle giornate che trascorre in famiglia insieme ai suoi cari.
“I miei figli rappresentano la continuità di questo percorso di fede” ha spiegato l’ex produttrice. “Volevo che crescessero con qualcosa che io non avevo mai avuto, una connessione chiara con chi sono.”
L’eredità di Chaya Mushka

L’evento “From Showbiz to Shabbos” si è inserito nelle iniziative dedicate al 125° anniversario della nascita di Chaya Mushka Schneerson, figura centrale ma spesso silenziosa della storia del movimento Chabad Lubavitch.
Nata nel 1901 nell’Impero russo e figlia del sesto Rebbe, Chaya ha vissuto in prima persona le persecuzioni del Novecento, l’esilio europeo e la fuga dalla Francia occupata durante la Seconda Guerra mondiale, condividendo con il marito, il Rebbe Menachem Mendel Schneerson, un percorso che li ha portati fino negli Stati Uniti.
Pur mantenendo un profilo lontano dalla scena pubblica, il ruolo di Chaya è stato determinante nel sostenere e accompagnare la missione del Rebbe, contribuendo alla diffusione di un ebraismo capace di dialogare con il mondo contemporaneo.
Il Rebbe stesso ha mostrato nei suoi confronti un rispetto straordinario e, dopo la sua scomparsa nel 1988, il suo pensiero si è aperto con maggiore decisione al ruolo delle donne nella vita comunitaria.
“Era un modello di forza silenziosa che incarnava un’idea di leadership fondata sulla coerenza, la dignità e la centralità della vita quotidiana” ha spiegato Rivkah Leah Hazan, madre di Mashi, durante l’incontro. “La Rebbetzin è stata una regina e ha dimostrato che gli autentici reali non vivono nei palazzi bensì in mezzo a noi.”
Non ha mai avuto figli ma nella tradizione Chabad la sua eredità si è riflessa nella crescita stessa del movimento e nelle sue svariate istituzioni educative. Ricordarla, a distanza di 125 anni, significa anche riflettere sul ruolo delle donne nella trasmissione dei valori e nella costruzione della vita comunitaria. Un messaggio che si è intrecciato alla perfezione con il racconto di Molly Resnick in una serata che ha unito memoria e contemporaneità, esperienza individuale e identità collettiva.
“Da giovane volevo essere Diana o Grace Kelly ma non capivo che noi donne ebree siamo già le regine del mondo” ha concluso Resnick. “E ogni volta che facciamo una Mitzvah rendiamo questo pianeta un posto migliore.”








