Aula del Senato della repubblica

Il Senato approva il ddl contro l’antisemitismo: maggioranza compatta, opposizioni divise. Il Pd si spacca, 5S e Avs votano contro

Italia

di Anna Balestrieri
Il provvedimento è stato approvato con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astensioni, al termine di un dibattito acceso che ha messo in luce profonde divisioni non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno delle stesse forze di centrosinistra. Al centro delle critiche dell’opposizione, la definizione dell’IHRA. Ora si attende il passaggio alla Camera.

Primo via libera dell’Aula di Senato della Repubblica al disegno di legge per il contrasto dell’antisemitismo. Il provvedimento è stato approvato con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astensioni, al termine di un dibattito acceso che ha messo in luce profonde divisioni non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno delle stesse forze di centrosinistra.

Il testo, nato da una proposta del capogruppo della Lega Massimiliano Romeo e adottato come base dalla Commissione Affari costituzionali, è stato modificato rispetto alla versione originaria. Nel corso dell’esame parlamentare sono stati accolti emendamenti sia della maggioranza sia dell’opposizione, e sono stati eliminati due punti particolarmente controversi: la possibilità di vietare manifestazioni in presenza di un “grave rischio potenziale” legato a simboli o slogan antisemiti e l’introduzione di nuove norme penali, giudicate superflue rispetto alla vigente legge Mancino.ù

La definizione Ihra al centro dello scontro

A rimanere nel testo è invece il riferimento alla definizione operativa di antisemitismo adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), compresi i cosiddetti “indicatori”, ossia esempi che aiutano a qualificare come antisemite determinate condotte.

Proprio questo punto ha rappresentato il nodo politico principale. Le forze del centrosinistra hanno contestato la definizione, ritenendola “generica, unilaterale e ambigua” e temendo che possa estendersi fino a ricomprendere anche critiche legittime alle politiche dello Stato di Israele. Un emendamento condiviso dal cosiddetto “campo largo” mirava a eliminare il riferimento agli indicatori o a sostituire il richiamo diretto alla definizione Ihra con una formulazione autonoma, centrata sugli atti concreti di discriminazione e violenza. La proposta è stata respinta, determinando l’astensione della maggioranza dei senatori dem.

Il Pd si divide: riformisti a favore

Il gruppo del Partito Democratico si è così spaccato. Su 36 componenti, 21 si sono astenuti; altri erano assenti o in missione. Sei senatori – tra cui Graziano Delrio, Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa – hanno invece votato a favore, rivendicando la scelta come un atto di responsabilità e non di dissociazione dal partito.

Delrio ha spiegato che il sì di alcuni dem intende “rompere un silenzio della cultura democratica” su un’emergenza che merita un segnale parlamentare, anche se imperfetto. Meglio, secondo i riformisti, compiere “un piccolo passo avanti” piuttosto che attendere un consenso unanime difficilmente raggiungibile.

La senatrice Tatiana Rojc, pur presente in Aula, non ha partecipato al voto, dichiarando di condividere la necessità di contrastare ogni forma di antisemitismo ma ritenendo che si sarebbe potuto lavorare a un testo più ampiamente condiviso.

L’appello di Liliana Segre

Alla vigilia del voto, la senatrice a vita Liliana Segre aveva auspicato “una convergenza trasversale, la più ampia possibile”, sottolineando che l’antisemitismo rappresenta “un nemico di tutti” e non solo della minoranza ebraica. Nel suo intervento, Segre ha richiamato i dati dell’Osservatorio antisemitismo, che nel 2025 ha registrato 963 episodi di odio e violenza contro gli ebrei in Italia, con un incremento del 100% rispetto al 2023.

La senatrice ha inoltre posto l’accento sull’aumento degli episodi di odio dopo il 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza, denunciando il clima in cui per molti ebrei può diventare rischioso manifestare apertamente la propria identità. Ha chiesto una riflessione seria anche sulla regolamentazione delle piattaforme digitali, invitando a responsabilizzare chi trae profitto dalla diffusione dell’odio online, senza però comprimere la libertà di espressione.

Le critiche del Pd e l’impegno alla Camera

Il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia, ha parlato di “occasione persa” per un voto largo, accusando la maggioranza di non aver voluto accogliere emendamenti che avrebbero potuto rafforzare il testo e chiarire in modo esplicito che la critica alle politiche del governo israeliano non può essere equiparata all’antisemitismo.

Boccia ha annunciato che il Pd tenterà alla Camera di riaprire il confronto in seconda lettura, chiedendo maggiori risorse e una più chiara distinzione tra identità ebraica e scelte politiche di uno Stato. Tra le proposte respinte, anche l’inserimento della lotta all’antisemitismo in una strategia più ampia contro tutte le forme di odio e discriminazione.

Di segno opposto il giudizio di Benedetto Della Vedova, che ha definito un errore l’astensione del Pd, sostenendo che la definizione Ihra già chiarisce come la critica al governo israeliano non costituisca antisemitismo.

Il nodo dei simboli nazifascisti

Nel corso del dibattito è emersa anche una polemica sull’ordine del giorno presentato dal senatore dem Francesco Verducci per rafforzare il contrasto all’uso di simboli riconducibili al fascismo e al nazismo. La mancata approvazione ha suscitato critiche verso i gruppi della destra, accusati di incoerenza in un Parlamento nato dopo la dittatura fascista e le leggi razziali del 1938.

Il sostegno della Comunità ebraica di Milano e dell’Ucei

Sul fronte delle comunità ebraiche, il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, ha espresso delusione per il mancato sostegno unitario al provvedimento. Meghnagi ha parlato di “occasione persa” e di “pessimo segnale” da parte di una parte della sinistra, ringraziando invece il governo e diversi esponenti parlamentari – tra cui il presidente del Senato Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, Lucio Malan, Massimiliano Romeo, Mariastella Gelmini, Ivan Scalfarotto e i dem favorevoli – per il lavoro svolto.

Secondo Meghnagi, la legge non ha solo una portata normativa, ma anche simbolica: rappresenta un messaggio chiaro contro l’ondata di aggressioni e intimidazioni che colpiscono cittadini di religione ebraica.

In una nota l’Ucei definisce comunque il sì del Senato «una vittoria per tutte le componenti della società civile e non soltanto per la compagine ebraica» e «il risultato di diverse iniziative parlamentari della maggioranza e dell’opposizione, che hanno saputo trovare una posizione unitaria e di sintesi». Per l’Ucei, rappresentata in aula dalla sua presidente Livia Ottolenghi, «la convergenza registrata oggi, anche se meno ampia di quanto auspicato, rappresenta un segnale forte e inequivocabile: il contrasto all’odio antiebraico è una priorità nazionale condivisa».

Con il voto di Palazzo Madama, il disegno di legge passa ora all’esame della Camera. Il percorso parlamentare resta aperto, ma il primo via libera ha già evidenziato quanto il tema dell’antisemitismo, nella sua definizione giuridica e nei suoi confini politici, resti terreno sensibile e divisivo nel panorama italiano.