Vent’anni dopo l’omicidio antisemita di Ilan Halimi, il 76% dei francesi pensa che possa ripetersi un fatto simile

Mondo

di Ilaria Myr
L’indagine condotta per l’Unione degli studenti ebrei di Francia delinea un quadro contrastante. Se gli indicatori classici di adesione ai pregiudizi antisemiti sono in calo complessivo e il riconoscimento della Shoah come crimine mostruoso è in aumento, permangono sacche di stereotipi ed emergono alcune fragilità generazionali. Soprattutto, è forte la convinzione che gli ebrei francesi «non siano più veramente al sicuro in Francia» (53%). (Nella foto la stele a bagneux in memoria di Ilan Halimi vandalizzata).

 

Il 13 di febbraio del 2006 viene ritrovato il corpo agonizzante di Ilan Halimi, giovane ebreo francese di 23 anni rapito a Parigi dalla Banda dei Barbari, torturato per 24 giorni, bruciato da vivo e gettato su una strada a Sainte-Geneviève-des-Bois. Un episodio terribile, che la società francese – per prima la polizia – non vuole riconoscere come atto antisemita. Ma che, invece, le comunità ebraiche nel mondo riconoscono con orrore per quello che è. Da allora gli episodi antisemiti in Francia si sono moltiplicati in maniera esponenziale, con un’impennata dopo il 7 ottobre 2023.

Il 20 gennaio 2006, il giovane di 23 anni, venditore di telefoni in Boulevard Voltaire a Parigi, ha un incontro con una certa Emma, ​​incontrata pochi giorni prima. Ma non c’è niente di galante nella data. Questa è un’esca. Presto, i rapitori chiedono un riscatto. Ma l’importo varia nel corso dei giorni, tra € 5.000 e € 450.000.  La motivazione antisemita: “gli ebrei hanno i soldi”.

Ilan Halimi

Per 24 giorni Ilan Halimi vive l’inferno. Se è previsto che venga rilasciato dopo quattro giorni, come aveva raccontato uno dei suoi aguzzini, alla fine non lo è. Il giovane è stato martirizzato in un edificio nella città di Pierre-Plate a Bagneux, al freddo, senza cibo né acqua, e non è stato trovato fino al 13 febbraio, morente, 25 km più a sud, lungo i binari della RER C a Sainte-Geneviève-des-Bois. (Essonne). Scoperto al mattino, nudo, bruciato all’80%, coperto di contusioni e contusioni, presentando ferite alla guancia e alla gola, è stato curato dai servizi di emergenza ma non è sopravvissuto. È morto prima di arrivare in ospedale. Il giovane è stato prima sepolto in Francia e poi, per volontà della famiglia, a Gerusalemme.

Questi orribili fatti sono raccontati dalla madre di Ilan Halimi, Ruth Halimi, nel libro ’24 Jours’ (Le Seuil), edito in italiano da Salomone Belforte Editore con il titolo ’24 giorni. La verità sulla morte di Ilan Halimi, e nel film di Alexandre Arcady 24 jours. La verité sur l’Affaire Ilan Halimi.

L’antisemitismo oggi in Francia: una ricerca dell’Ifop

A vent’anni dall’omicidio di Ilan Halimi, un’indagine condotta nel febbraio 2026 dall’Ifop per l’Unione degli studenti ebrei di Francia permette di tracciare un quadro aggiornato delle rappresentazioni e dei pregiudizi nei confronti degli ebrei in Francia, nonché del posto che il caso Halimi occupa ormai nella memoria collettiva.

Come nel 2016 (anno di uscita dello stesso rapporto a dieci anni dall’omicidio Halimi), l’espressione di un’ostilità frontale nei confronti degli ebrei rimane molto minoritaria nella società francese. Nel 2026, l’8% dei francesi dichiara di provare antipatia nei confronti degli ebrei, un livello stabile rispetto al 2016 (9%). Al contrario, il 41% esprime simpatia, con un leggero aumento (+3 punti) in dieci anni, mentre la maggioranza (51%) si colloca in una posizione di neutralità. Rispetto agli altri gruppi esaminati, gli ebrei figurano tra le categorie che suscitano meno antipatia dichiarata.

L’evoluzione osservata dal 2016 è caratterizzata da un calo di diverse rappresentazioni associate all’antisemitismo. L’idea secondo cui «gli ebrei sfruttano a proprio vantaggio il loro status di vittime del genocidio nazista» è in netto calo, passando dal 32% di adesione nel 2016 al 22% di oggi, così come la convinzione che «gli ebrei siano più ricchi della media dei francesi» (26% contro il 31% del 2016). La tesi complottista che li rende responsabili della crisi economica rimane molto marginale (5%).

L’indicatore sintetico conferma questa tendenza mostrando un’inversione di tendenza: nel 2026, la maggioranza (52%) dei francesi non condivide nessuna delle affermazioni antisemite testate (contro il 48% nel 2016), mentre la percentuale di coloro che condividono almeno un’affermazione diventa minoritaria (48%, contro il 52% nel 2016). Come nel 2016, l’adesione agli stereotipi rimane socialmente differenziata: rimane infatti più elevata tra gli uomini e tra le persone con un basso livello di istruzione o senza diploma. Le logiche politiche risultano meno strutturanti rispetto al passato: mentre nel 2016 il 43% dei simpatizzanti del Front National era d’accordo con tre o più affermazioni antisemite (contro il 24% dell’insieme dei francesi), oggi sono il 19%, un livello ormai identico a quello dell’insieme della popolazione.

La percezione della Shoah costituisce un altro indicatore chiave. Nel 2026, il 79% dei francesi considera lo sterminio degli ebrei come «un crimine mostruoso», in aumento rispetto al 2016 (74%) e al 2014 (63%). Tuttavia, questa adesione non è omogenea: tra i minori di 35 anni, la percentuale scende al 72%. Ancora più preoccupante è il fatto che il 9% dei minori di 35 anni considera la Shoah come “un’invenzione”, segno di una fragilità della memoria in una parte delle giovani generazioni, in un contesto di crescente diffusione di narrazioni complottistiche o negazioniste.

Il sionismo: una forte ignoranza e rappresentazioni ambivalenti

La percezione del sionismo rivela un alto livello di indecisione: circa il 44% dei francesi dichiara di non sapersi pronunciare su ciascuna delle affermazioni testate. Il 41% lo identifica come un’ideologia che rivendica il diritto degli ebrei ad avere uno Stato, ma il 35% lo vede come uno strumento di giustificazione della politica israeliana nei territori palestinesi e il 27% lo definisce un’ideologia razzista. Le rappresentazioni esplicitamente complottistiche (“organizzazione internazionale che mira a influenzare il mondo a vantaggio degli ebrei”) raccolgono anche il 22% di adesioni, in leggero calo rispetto al 2016 (-2 punti), ma trovano particolare eco in alcuni segmenti dell’opinione pubblica, in particolare tra gli elettori di Jean-Luc Mélenchon alle elezioni presidenziali del 2022 (39%). Questi risultati riflettono sia una forte ignoranza del termine sia una polarizzazione del dibattito, in un contesto segnato dagli attentati terroristici del 7 ottobre 2023 e dalla guerra a Gaza.

Tuttavia, una larga maggioranza dei francesi continua a ritenere giustificata l’esistenza dello Stato di Israele (72%), nonostante un leggero calo dal 2016 (-2 punti). Questa opinione è tuttavia molto divisa tra le generazioni: è maggioritaria solo al 53% tra i 18-24enni, contro l’82% tra i 65enni e oltre.

Dopo il 7 ottobre: un senso di insicurezza diffuso riguardo alla condizione ebraica in Francia

Dieci anni dopo il 2016, l’opinione pubblica appare più allarmista riguardo alla situazione degli ebrei francesi nella sfera pubblica: la convinzione che gli ebrei francesi «non siano più veramente al sicuro in Francia» è ormai maggioritaria (53%) e ha registrato un forte aumento (+13 punti). Il 42% dei francesi ritiene inoltre che essi siano più in pericolo rispetto agli altri francesi, mentre solo il 19% condivideva questa opinione un anno dopo gli attentati del 2015. Infine, rispetto al 2016, sono meno numerosi i francesi che affermano che è meglio che gli ebrei di Francia rimangano nel loro Paese (45% contro il 57% del 2016), mentre la preferenza per una partenza verso Israele rimane stabile (9%).

Il caso Ilan Halimi: un ricordo ancora vivo, vent’anni dopo

Nel 2016, dieci anni dopo i fatti, il 64% dei francesi dichiarava di aver sentito parlare del caso, di cui il 44% ne aveva una conoscenza precisa. Vent’anni dopo, la notorietà si è ridotta, ma rimane maggioritaria: il 56% dichiara di averne sentito parlare e il 31% ne conosce i dettagli. Questo calo è in gran parte dovuto a un effetto generazionale molto netto: il caso è noto solo a un terzo (32%) dei minori di 35 anni, contro i due terzi degli over 65 (64%), segno, senza sorpresa, di una memoria molto più viva nelle generazioni che hanno vissuto l’evento al momento dei fatti. Alla domanda aperta che chiedeva ai francesi che ne avevano sentito parlare quali rappresentazioni vi associassero, il 36% ha identificato Ilan Halimi come un giovane ebreo, mentre solo il 19% ha menzionato esplicitamente un crimine antisemita.

Al di là della semplice notorietà, il caso conserva un forte significato simbolico. Come nel 2016 – quando il 69% dei francesi considerava l’omicidio di Ilan Halimi come «un simbolo di ciò a cui possono portare i pregiudizi sugli ebrei» – anche nel 2026 continua ad essere percepito come l’incarnazione di un antisemitismo omicida, radicato nelle rappresentazioni sociali (63%). L’emozione suscitata rimane forte: nel 2016, il 61% dei francesi dichiarava di essere stato personalmente colpito da questo caso. A vent’anni di distanza, il ricordo rimane associato a una forte dimensione emotiva (47%).

Inoltre, la percezione del rischio che si ripeta un caso simile costituisce un indicatore particolarmente sensibile. In un contesto caratterizzato dall’aumento degli atti antisemiti dopo gli attentati terroristici del 7 ottobre in Israele, tre quarti dei francesi (76%) ritengono che un dramma analogo potrebbe ripetersi in Francia. Questa preoccupazione va oltre i soli segmenti più sensibili alla questione e riflette una diffusa consapevolezza della vulnerabilità degli ebrei in Francia.

In conclusione, l’indagine del 2026 delinea un quadro contrastante. Da un lato, gli indicatori classici di adesione ai pregiudizi antisemiti sono in calo complessivo e il riconoscimento della Shoah come crimine mostruoso è in aumento. Dall’altro, permangono sacche di stereotipi, la scarsa conoscenza del sionismo rimane elevata e emergono alcune fragilità generazionali. In questo contesto, il caso Ilan Halimi conserva una forza simbolica singolare. A vent’anni di distanza, non è stato né dimenticato né banalizzato: continua a incarnare nella mente dei francesi il possibile passaggio dal pregiudizio alla violenza e rimane un punto di riferimento morale e memoriale fondamentale per la comprensione dell’antisemitismo in Francia.