Il giovane ebreo francese Ilan Halimi

Sdegno e paura a Parigi per la morte del giovane Ilan Halimi

Mondo

Alcune centinaia di persone hanno sfilato domenica 19 febbraio nelle strade di Parigi per ricordare Ilan Halimi, il giovane ebreo ucciso da una banda di “teppisti di periferia”. Molti dei partecipanti portavano un nastro nero con la stella di David con scritte: “Fiero di essere ebreo” e “Giustizia per Ilan”. Alla fine del percorso ci sono stati alcuni incidenti, senza conseguenze gravi, provocati da un gruppo di giovani ebrei, però rapidamente fermati dalla polizia e da altri manifestanti.
Il lunedì precedente, 13 febbraio, Ilan Halimi, 23 anni, è stato trovato nudo e agonizzante lungo le ferrovie della banlieue parigina. Sul suo corpo c’erano numerosi segni di violenza, ferite e bruciature. Il giovane è morto durante il trasferimento in ospedale.

Ilan era stato rapito il 21 gennaio. La banda di delinquenti, nota adesso come il gang des barbares l’aveva attirato in una trappola utilizzando una bella ragazza bionda. Questa era entrata nel negozio di telefonia dell’11° arrondissement dove Ilan lavorava e gli aveva proposto di uscire a cena.
In un’intervista al quotidiano israeliano Haaretz, la madre del giovane racconta che all’indomani Ilan aveva chiamato, dicendo che era stato rapito. Poi la famiglia aveva ricevuto per e-mail una sua foto con gli occhi bendati e una pistola puntata alla testa con la scritta “450.000 euro o chiamate le pompe funebre”.
I contatti con i rapitori sono durati tre settimane mentre la polizia, avvertita dalla famiglia, cercava di arrestare, senza successo, alcuni sospettati.

Grazie alle testimonianze di altri giovani, vittime di tentativi simili di rapimento fortunatamente non riusciti, la polizia ha potuto tracciare l’identikit di una ragazza-esca, che è stato ampiamente diffuso nella regione parigina. Presentatasi al commissariato, la giovane donna ha collaborato con gli investigatori, che hanno così potuto arrestare una quindicina di persone. Il capo della banda, Youssuf Fofana, un uomo con precedenti penali è ancora libero.

La morte violenta di Ilan Halimi e la ferocia dei suoi rapitori hanno provocato un terribile shock nella comunità ebraica di Parigi. Alcuni dei suoi membri, così come la famiglia del giovane, hanno espresso la loro amarezza perché la polizia ha rifiutato di riconoscere le motivazioni antisemite del crimine.
“Se Ilan non fosse stato ebreo non l’avrebbero ucciso” dicono mentre lo zio sostiene che “le forze dell’ordine hanno paura di rilanciare il confronto con i musulmani”.
Il magistrato incaricato dell’inchiesta ha invece riconosciuto l’aggravante “di crimine a sfondo razzista” come lo stesso ministro degli Interni, Nicolas Sarkozy, che ha fatto dichiarazioni nello stesso senso.

I rapitori avrebbero attuato il rapimento pensando che il giovane fosse ricco “perché ebreo” o che la sua comunità si sarebbe mobilitata per raccogliere i soldi richiesti. Benché giuridicamente il crimine non possa essere definito sicuramente “antisemita”, le torture subite dal giovane Ilan e la sua morte suscitano molta preoccupazione tra gli ebrei francesi, che temono il rinascere di violenze, come già successo qualche anno fa.

Menu