“Tutto era mirato a spezzarci”. Dopo 246 giorni nell’inferno, l’ostaggio Shlomi Ziv racconta la prigionia a Gaza

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola
Domenica 27 luglio 300 persone si sono riunite a Kfar Yehoshua ad ascoltare l’ex ostaggio che, per la prima volta dalla sua liberazione (avvenuta grazie a un’operazione dell’esercito l’8 giugno 2024), ha deciso di raccontare la propria storia al pubblico grazie all’iniziativa “Stories that Bind Us”. “Ci davano una pita al giorno e ci mostravano i filmati degli attacchi contro Israele e l’IDF” ha dichiarato. (Foto: (Shaul Rachamim. Fonte: The Times of Israel)


Domenica 27 luglio 300 persone si sono riunite nel sito storico Valley Train a Kfar Yehoshua ad ascoltare l’ex ostaggio Shlomi Ziv che, per la prima volta dalla sua liberazione, ha deciso di raccontare la propria storia al pubblico.

Ziv è stato uno dei quattro ostaggi salvati l’8 giugno 2024 in una missione audace condotta dallo Shin Bet Israeliano, dall’IDF e dall’unità antiterrorismo d’élite della polizia di frontiera.

“È nostro dovere venire ad ascoltare Shlomi” ha detto una donna arrivata dal kibbutz Yifat, in Galilea, giusto per l’evento. “Siamo venuti per testimoniare la prima volta che racconta la sua storia.”

Il racconto di Shlomi Ziv

All’inizio della serata diverse file di sedie sono state disposte davanti agli storici edifici in pietra, un tempo parte della biglietteria della linea ferroviaria che collegava Haifa alla penisola arabica.

Ziv ha parlato per oltre un’ora, iniziando da un incidente avuto durante il servizio militare che gli ha causato un grave disturbo da stress post-traumatico, disturbo che si è enormemente acuito quando, il 7 ottobre 2023, lui è stato preso in ostaggio da Hamas mentre lavorava come membro della sicurezza del Nova Music Festival.

“Ho pregato che un missile o un elicottero colpissero l’auto” ha spiegato Ziv raccontando il momento in cui è stato catturato e portato a Gaza. “In quel momento avrei preferito morire.”

Ziv ha proseguito il suo racconto descrivendo i suoi 246 giorni di prigionia insieme agli ostaggi Almog Meir Jan e Andrey Kozlov: “non entrerò nei dettagli più di quanto sia necessario ma vi posso dire che ci davano solamente una pita al giorno e ci mostravano continuamente i filmati degli attacchi contro Israele e l’IDF. Tutto era mirato a spezzarci.”

Nel giugno 2024 Ziv, Jan e Kozlov sono stati prelevati dalla settima casa in cui erano stati tenuti prigionieri e sono stati portati in salvo. In una missione parallela, Noa Argamani è diventata il quarto ostaggio ad essere liberato quel giorno.

Durante l’incontro di domenica, Ziv ha descritto il caos della fuga, la corsa sotto il fuoco incessante mentre venivano scortati al veicolo di soccorso, il momento in cui il veicolo è rimasto bloccato nella sabbia e i 12 carri armati che hanno formato un cerchio di difesa intorno a loro fino a quando non sono stati tutti portati in salvo: “alle 11 del mattino ero ancora un ostaggio a Gaza ma alle 13 ero un uomo libero”.

Uno dei momenti più intensi della serata si è verificato durante la sessione di domande e risposte che ha seguito il discorso di Ziv, quando un uomo si è alzato e si è presentato come il padre di uno dei soldati che hanno partecipato all’operazione di salvataggio.

“Mio figlio ti manda il suo affetto” ha detto l’uomo con voce tremante, mentre l’ex ostaggio, che fino a quel momento era rimasto composto, si è visibilmente commosso.

Più tardi una donna tra il pubblico ha chiesto a Ziv come pensa che il mondo dovrebbe comportarsi con gli ex ostaggi in modo da aiutarli a guarire.

“State già facendo tutto ciò che è necessario” ha risposto lui senza esitazione. “Il vostro sostegno è meraviglioso. Ci sentiamo abbracciati e amati. Grazie per avermi dato l’opportunità di raccontare la mia storia. È così che intendo guarire.”

L’iniziativa “Stories that Bind Us”

Ziv ha iniziato a raccontare la sua storia al pubblico grazie ad un’iniziativa chiamata “Stories that Bind Us”, lanciata all’inizio di quest’anno dalla Society for Preservation of Israel Heritage Sites (SPIHS)

Quest’iniziativa invita ex ostaggi, sopravvissuti al Nova, genitori in lutto e altre persone colpite dalle atrocità di Hamas del 7 ottobre, a condividere le loro storie nel mezzo di incontri ospitati in siti storici lungo tutto il Paese.

“Questo luogo è una testimonianza vivente delle storie che hanno costruito la nostra terra e stasera, con il racconto di Shlomi, aggiungiamo un nuovo capitolo alla catena di voci che risuonano qui da oltre 100 anni” ha affermato Dikla Liani, responsabile del sito, durante la sua intervista rilasciata a The Times of Israel. “Stories that Bind Us è esattamente questo: il momento in cui una persona, un ricordo e un patrimonio culturale si incontrano.”

L’iniziativa fa parte del più ampio programma SPIHS Resilience, che comprende workshop, attività educative e incontri comunitari. Il programma, sostenuto dal Jewish National Fund – USA, si avvale del personale educativo qualificato dello SPIHS e di una rete di oltre 200 siti storici in tutto Israele, utilizzando questi spazi per aiutare le comunità ad elaborare i traumi e a costruire la propria resilienza.

L’evento di domenica si è tenuto in collaborazione con il Consiglio regionale della Valle di Jezreel e il Ministero del Patrimonio, ed ha segnato l’inizio di una serie di conferenze intitolate “Homeward Bound” che Ziv terrà lungo tutto il Paese nei prossimi mesi.