
Un uomo, poverissimo di beni, ricco di fede e di figli, viveva con la moglie, i suoceri e otto bambini in una misera capanna di una sola stanza, torrida d’estate e gelida d’inverno.
Andò dal suo rabbino e lo implorò di aiutarlo a trovare una soluzione: “Rebbe, non possiamo più vivere così, uno sull’altro, che posso fare?” il rabbino gli disse: “Hai per caso una capra?” “Sì Rebbe! Una capra per il latte e il formaggio! La mia unica ricchezza!” “E dove la tieni questa capra?” “Legata fuori dalla capanna, Rebbe, nel piccolo cortile” “Ebbene, porta la capra nella capanna a vivere con voi” “Ma come Rebbe! Ti ho detto che è una stanza piccola e già affollata!” “Fai come ti dico e torna da me tra una settimana”.
Dopo una settimana il povero torna da Rebbe sempre più disperato. “Rebbe, lo sporco, la puzza, è un disastro, non ne possiamo più!!!” “Ok”, dice il rabbino, “Ora porta fuori la capra, legala al palo e torna da me tra una settimana”. Passata la settimana, l’uomo torna dal Rebbe, tutto felice. “Caro Rebbe, come stiamo bene! La stanza è pulita e profumata, e senza la capra c’è spazio per tutti!”
Ogni anno, subito prima di Pasqua, il Capo Rabbino di Roma si presenta in Vaticano dal Papa e gli porge una busta molto antica. Il Papa la prende, scuote la testa e la restituisce al Capo Rabbino che se ne ritorna via.
Questa usanza avviene da quasi 2000 anni ed è poco conosciuta da altri all’infuori dei due soggetti citati. Succede che un anno siano di nuova nomina sia il Papa che il Capo Rabbino.
Quando il Capo Rabbino presenta al Papa l’antica busta, come il suo predecessore gli aveva insegnato, il Papa, come gli aveva insegnato il suo predecessore, la guarda e la restituisce al Rabbino.
Però il Papa aggiunge: “Questo rituale mi sembra strano. Non ne capisco il significato. Che cosa c’è dentro la busta?”. Ma il Rabbino risponde: “Che io sia dannato se lo so. Sono nuovo anch’io. Ma basta aprire la busta e conosceremo il contenuto”.
Il Papa accetta la proposta del Rabbino e insieme lentamente e con molta cura aprono la vecchissima busta e leggono il foglio in essa contenuto… il conto dell’Ultima Cena!
Un aristocratico magiaro di larghe vedute invitò a cena nel suo castello un celebre rabbino. Sapendo che la sua religione gli proibisce di mangiare certi cibi, aveva fatto preparare per lui alcuni piatti casher.
Accanto al rabbino era seduto il vescovo di Debrecen.
“Signor rabbino, quando la vedrò mangiare tutte le squisite pietanze che mangiamo noi?”
“Al suo pranzo di nozze, Eccellenza!”
Un gigantesco asteroide sta per colpire la Terra. Gli scienziati hanno stabilito la rotta: cadrà in mezzo all’Oceano Atlantico e solleverà un’onda mostruosa che coprirà interamente le terre emerse del globo.
Si diffonde il panico e solo le autorità religiose possono dare qualche conforto.
Il Papa da Roma lancia il suo messaggio: “Fratelli e sorelle, preghiamo che il Signore accolga le nostre anime in un mondo migliore!”
Il capo spirituale dell’Asia proclama: “State sereni, torneremo nel grande Tutto!”
Il rabbino capo di New York, Avrumele Leibowich non si perde d’animo: “Ragazzi, abbiamo un’intera settimana per imparare a respirare sott’acqua!”
Il vecchio rabbino Mordi Weiss è stato accolto in Paradiso ma, essendo uno scocciatore patentato, uno che non se ne sta mai zitto e non perde occasione di porre domande, anche lì infastidisce un po’ tutti.
Anche l’Eterno. “Signore, che cosa sono per Te mille anni?” “Un minuto”, risponde il Signore.
“E che cosa sono per Te un milione di dollari?”
“Un centesimo”
“Allora Signore, regalami un centesimo!”
“Va bene, ma aspetta un minuto”.
Il parroco di un villaggio vicino a Cracovia, in un assolato pomeriggio estivo, incontra tre bambini che giocano in un giardino. Li chiama e dice loro: “Chi di voi vuole un bel gelato? Dovete solo rispondere a una semplice domanda. Chi amate di più al mondo?”
“La mamma!” esclama il primo bambino. “Il papà!”, grida il secondo. “Gesù!” fa il terzo.
A quest’ultimo il parroco dona due copeki per il gelato e lo loda,”Bravo piccolo! Come ti chiami?”
“Israel Kohen, signor parroco!”
Un celebre Magghid tiene un sermone in Tempio, ottenendo un enorme successo. Il giorno dopo viene a sapere che era presente anche un ebreo “libero pensatore”, Moishe Freud e per caso lo incontra. “Reb Moishe, mi hanno detto che era alla sinagoga per il mio sermone. Le è piaciuto?”
“Non ho potuto dormire tutta la notte!”
“Dunque, ne è rimasto così impressionato?”
“Veramente, quando dormo durante il giorno, non riesco a prendere sonno la notte!”
Blumenthal va dall’Altissimo. “Signore del mondo, fammi entrare in Paradiso!”
“Mi dispiace, ho letto la tua scheda ed è negativa. La tua qualifica è giocatore”
“Signore del mondo, accogli la mia richiesta! Giochiamoci a carte la mia entrata in Paradiso. Se vinco, entro. Se perdo, gettami nella Gheenna!”
“E sia! Gabriele, porta un mazzo di carte! Le distribuisco Io”.
“Va bene, ma mi raccomando: niente miracoli!”

Ezkia Mayer, un poverissimo ebreo, dice a sua moglie: “Ascolta Sarele, se scrivessi una lettera al Signore dei nostri padri, credi che mi aiuterebbe?”
“E dove gliela spedisci, Ezkia?”
“Pensavo di buttarla dalla finestra. Un angelo la raccoglierà e la porterà a destinazione!”
Detto fatto. La lettera viene gettata dalla finestra e caso vuole che, volteggiando nel vento, finisca sui piedi di Hanna Levi, segretaria personale del ricco banchiere Sternfeld. La ragazza legge la lettera e commossa la porta al suo principale. Il banchiere: “Signorina, è davvero un triste caso. Faccia avere 100 corone al povero Mayer. Scriva che il Signore, tramite me, li ha aiutati”.
Il denaro viene consegnato con un biglietto.
Ezkia tutto contento mostra le 100 corone alla moglie, che fa: “Chissà che percentuale si è trattenuto Sternfeld!”
Isaak continua a girarsi e rigirarsi nel letto. Sono ormai le tre di notte e non riesce a prendere sonno. Anche la moglie Sara si sveglia, disturbata dall’agitazione e dai sospiri del marito.
“Marito mio, che succede? Quale dibbuk ti rode?”
“Sarale, mia sposa, conosci Blumenfeld, il nostro dirimpettaio, no? Ebbene, domani mattina devo restituirgli 2000 corone, e sai bene che non ho un soldo!”
Sara si alza, apre la finestra, ed esclama: “Blumenfeld, svegliati! sai quelle 2000 corone che ti deve mio marito? Ebbene, non le ha e non può restituirtele!!!”
Poi torna a letto, si avvolge sotto le coperte e dice: “Isaak, caro, adesso rilassati e dormi! Sarà Blumenfeld a stare sveglio per il resto della notte!”