Gabriele Nissim, presidente Gariwo

L’esempio dei Giusti per assumere la responsabilità nel mondo di oggi. Parla Gabriele Nissim

di Ester Moscati

Il 6 marzo si celebra la Giornata europea dei Giusti dell’Umanità; l’Italia è stato il primo Paese ad aderire ufficialmente alla Giornata, istituita il 10 maggio 2012 dal Parlamento Europeo, accogliendo la proposta di Gariwo di dedicare una ricorrenza ai Giusti per tutti i genocidi. Ogni anno, il 6 marzo, verrà dunque ricordato l’esempio di queste figure, per diffondere i valori della responsabilità, della tolleranza, della solidarietà. Ne parliamo con Gabriele Nissim, che ha appena pubblicato il libro “Il bene possibile” e il 7 marzo sarà ricevuto da Papa Francesco in Vaticano.

 

Fondatore e presidente di Gariwo, la Foresta dei Giusti, promotore della campagna che ha portato alla istituzione della Giornata Europea dei Giusti dell’Umanità da parte del Parlamento europeo nel 2012, riconosciuta dal Parlamento italiano nel 2017, incontrerà il Papa Francesco il 7 marzo prossimo. Che cosa si aspetta da questo incontro?
Io avevo scritto al Vaticano già alcuni anni fa, quando fu approvata la legge dal Parlamento europeo per la Giornata; avevo chiesto al Papa di dedicare un Angelus ai Giusti. Volevo che ci fosse una dichiarazione del Vaticano su questa Giornata. Questo è l’obiettivo: la forza del Vaticano e in particolare di questo Papa, il suo messaggio, per noi è molto importante per allargare a livello internazionale l’approvazione di Leggi come quella italiana che recepiscano la Dichiarazione Europea per la Giornata dei Giusti dell’Umanità. Sull’Italia siamo andati molto avanti, con oltre 100 Giardini dei Giusti, l’approvazione della Legge e tutto il lavoro che facciamo con le istituzioni e le scuole. Il mio obiettivo è che questa Giornata diventi universale, che sia riconosciuta in tutto il mondo. Ovviamente, un messaggio del Papa in questa direzione sarebbe estremamente utile. Non so se lo farà. Lo spero. Cerchiamo di costruire i Giardini dei Giusti in tutte le città europee, di spingere perché siano istituiti. Cerchiamo sinergie; teniamo molto che tutti i Paesi europei seguano questo percorso. È un lungo cammino perché la Legge approvata dal Parlamento europeo è una indicazione, però dipende dai vari Paesi e dalla possibilità di trovare sinergie con le amministrazioni locali, gli intellettuali, i circoli culturali. Questo è un processo molto lungo. E un messaggio del Papa in questo senso sarebbe molto importante. Il fatto che l’udienza sia stata concessa il 7 marzo, data vicinissima al 6 marzo, Giornata dei Giusti, non è certo casuale.

 

È appena uscito il suo nuovo libro “Il bene possibile. Essere Giusti nel proprio tempo”: perché questo titolo? Che cosa intende con questa espressione?
Ci sono due punti fondamentali. Io parlo non di un bene “eroico”. A me piace porre la questione delle possibilità per ogni individuo di agire. Io ho imparato questo discorso del “bene possibile” da colui che fu il fondatore del Giardino dei Giusti di Yad Vashem a Gerusalemme Moshe Bejski; quando scrissi il libro su di lui, Il tribunale del bene, ero stato con lui varie settimane, eravamo diventati amici. Mi diceva «Non mi piace onorare gli eroi, gli uomini perfetti. Certo che lo faccio, ma se io onoro solo loro, poi creo degli alibi. Se una persona ha sacrificato la vita, ha fatto dei gesti di eroismo estremo, sacrifici enormi … e io mostro solo questi esempi “esagerati”, c’è subito l’alibi di una persona comune che dice “io non posso essere a questa altezza”; “non me la sento di morire, di perdere tutto per salvare una vita”. A me piace mostrare invece che anche le persone normali possono compiere azioni importanti, senza magari correre grandi rischi». Perché diciamolo, a parte alcuni luoghi come la Polonia, chi proteggeva un ebreo durante la Shoah, in Italia per esempio, non correva grandi rischi. Almeno, non rischiava il martirio. È stato così in Ungheria, in Bulgaria. Gli ebrei furono salvati e nessuno ha subito conseguenze tragiche per questo. Theodor Dannecker, consigliere di Eichmann, lo informò con un telegramma che in Bulgaria non era possibile procedere alle deportazioni, “perché la gente non lo vuole e sarebbe controproducente per il nazismo”, dopo la presa di posizione del Parlamento bulgaro sollecitato da Dimitar Peshev. E la cosa finì lì. È un episodio di “bene possibile”, non impossibile. Ecco, io ho ripreso questo concetto e mi sono molto affezionato, perché in tutte le situazioni estreme, complicate, ogni essere umano magari l’impossibile non lo fa, ma può fare sempre delle piccole cose. Quello che ho imparato, e penso alla famosa scritta “Indifferenza” al Memoriale della Shoah di Milano, è che la responsabilità dell’indifferenza è molto più grave quando c’è la possibilità di un “bene possibile” e riguarda le persone normali, non gli eroi. Non si può accusare di “indifferenza” una persona che deve scegliere tra la propria vita e quella di un altro da salvare. Non si può chiedere a tutti di essere eroi. Il “bene possibile” per me ha questa dimensione. Ma ha anche una dimensione di attualità.

Noi dobbiamo vedere due tipi di giusti. Ci sono quelli che agiscono nelle “emergenze”, di fronte a un genocidio, a una occupazione, a una guerra. Quando tutto è andato storto e il Male è già “in atto”. Una persona fa il possibile per salvare un altro essere umano in situazioni molto difficili, quando il male ha già vinto. Noi spesso diciamo che ci sono stati i Giusti nella Shoah, però la Shoah c’è stata. Il Male era lì, era attuale e presente. E questo può valere per il genocidio armeno o per il Ruanda o altre situazioni simili. Però esiste anche un altro tipo di giusto. Mi sono rifatto ai 36 giusti che in ogni generazione “salvano il mondo”. È una mia interpretazione: ci sono sempre delle persone che sono capaci di essere profeti. Cioè che sono capaci di “anticipare il bene”. Agire quando ancora le cose non sono andate in una direzione negativa, quando il Male non è ancora passato, non ha ancora vinto. Quando ci sono dei germi di questo male che arriva e i Giusti impediscono che la Storia si avvii verso una brutta direzione.

Nella mia idea, tutte le persone lo possono fare, possono cogliere i segnali di pericolo e brutalità e ostacolare il Male. Perché è molto più facile anticipare il bene nella normalità che lottare contro il Male quando si è insediato.

Nel mondo in cui viviamo oggi, non c’è più quella ondata positiva che abbiamo respirato nel dopoguerra, con la creazione dell’Europa e poi con la fine del Comunismo sovietico. Oggi, questo trend positivo è messo in discussione e vediamo come purtroppo ci sono tanti segnali che ci fanno vedere come c’è un clima che si sta deteriorando. C’è un ritorno dei nazionalismi, dei sovranismi, vediamo gli slogan America first, che diventa Russia first… Ogni Paese vuole essere first. Sta avanzando l’idea che il modo migliore per risolvere i problemi sia il pensare a se stessi. Ma noi sappiamo benissimo che il ritorno ai nazionalismi può portare a dei conflitti, prima economici, politici, ma poi anche militari, a una nuova guerra.

Oggi ci sono questi segnali. Noi lavoriamo molto sui social, vediamo come ci sia una affermazione dell’ego. Oggi le persone non vogliono dialogare. Le persone si chiudono e c’è sempre più, nelle relazioni umane, una politica del disprezzo, un comportamento aggressivo, attacchi reciproci. La denigrazione sostituisce il dialogo. Ci si costruisce un nemico e si cercano consensi nella opposizione a questo nemico. Si diventa tanto più popolari quanto più si attacca l’altro.

Il linguaggio sta diventando sempre più aggressivo e violento, anche quando si esprimono contenuti condivisibili che potrebbero essere esposti pacatamente per cercare un confronto autentico e un compromesso. E questo è molto pericoloso. Un’opinione va posta nel dibattito culturale e politico, accogliendo le varie interpretazioni e opinioni diverse. Oggi no: un’opinione serve per attaccare l’altro, il nemico, cercando il consenso contro l’altro.

Questo lo vediamo tutti i giorni. Anche nei reality si cerca solo la lite, il conflitto. Questo inquina le coscienze e porta anche a una degenerazione della politica. Porta alla lotta di tutti contro tutti. La democrazia è il confronto per cercare una sintesi, non la distruzione di un avversario politico.

Siamo in periodo elettorale, in un clima di guerra civile verbale. Ognuno è il portatore di una verità e l’altro è il nemico da distruggere. E poi è tornato il clima del “diverso come nemico”.

Io penso che più odio ci sarà contro i migranti e più crescerà l’antisemitismo. Qualcuno si può illudere pensando che chi si esprime contro i migranti – soprattutto musulmani – sia vicino agli ebrei. Ma non è così perché se passa l’idea che “l’altro” è il nemico, il primo popolo a essere in pericolo è il popolo ebraico. L’“altro” per eccellenza. È quello che è successo in Polonia. Prima ci sono state manifestazioni contro i migranti e poi è passata la legge sulla Shoah, che punisce chi, in pratica, accusa i polacchi di antisemitismo. Non è casuale. Perché è passato il discorso che la Polonia deve difendere la sua identità nazionale, “pura”. E per difendere la “purezza” della patria polacca ci vuole che non arrivino i migranti – che potrebbero “inquinare” l’identità polacca – e che non sia lecito parlare della delazione dei polacchi durante la Shoah.

Questo lo dico per il mondo ebraico. A volte si dà spazio a persone che si dicono amiche degli ebrei ma sono contro i migranti. In realtà, l’attacco all’“altro”, quando si considera l’“altro” un potenziale nemico della società io credo che poi si arrivi sempre agli ebrei.

Ci dimentichiamo che la peggiore colpa degli ebrei – secondo gli antisemiti – è sempre stato il cosmopolitismo, la transnazionalità. Ogni volta che si afferma il nazionalismo si finisce per attaccare gli ebrei. In Ungheria oggi, con Orban, c’è un antisemitismo che è esploso proprio a partire dal ritorno al nazionalismo. Magari questo Paese dirà di sostenere Israele, ma è tutto strumentale. Stiamo attenti, ci sono tutti questi segnali: il nazionalismo, la violenza sui social network, l’egocentrismo, una politica del disprezzo dell’altro… Ecco, tutto questo può portare verso qualcosa di pericoloso. Oggi possiamo essere come il 36 giusti e tenere in mano le sorti del mondo se non facciamo passare questi segnali. Magari può sembrare poco, ma se tu usi su facebook un certo linguaggio, se non accetti che un politico usi il disprezzo, se tu nella tua vita quotidiana rispondi al vicino di casa che ce l’ha con i migranti, insomma agisci con un comportamento di contrasto alla deriva corrente, apparentemente non sembrano cose tanto importanti ma in realtà possono fare andare la storia in una direzione piuttosto che un’altra.

Consiglierei a tutti di vedere Babilon Berlin, una serie tv sulla repubblica di Weimar. Si vede come pur nella democrazia, nel fiorire delle arti e della cultura, con gli intellettuali che discutevano nei caffé affollati, crescevano, con il fanatismo, la corruzione, i germi di quello che poi sarebbe stato il nazismo, La storia non si ripete mai in modo del tutto uguale, però pensiamo che laddove si scatenano dei germi, poi arrivano i politici a parlare alla pancia della gente. Tutto può arrivare in modo repentino quando si crea un clima culturale. Io sono sempre convinto che si debba leggere nella società per capire quello che sta per accadere. Io seguo il metodo che mi ha insegnato Zygmund Bauman che diceva “mi piace prendere il tram per vedere le discussioni tra la gente, perché si può capire dove poi andranno a finire gli intellettuali e i politici”. Sembra che quello che avviene nelle periferie, nei meandri della società civile non conti, invece conta moltissimo, perché è un termometro. Il successo di alcuni partiti politici deriva proprio da questo. I populisti parlano alla pancia della gente e lavorano sugli istinti peggiori.

Il “bene possibile” significa che ognuno di noi può essere un argine nei confronti di tutto questo.

Che cosa significa poi essere “giusti nel proprio tempo”? Il male nella storia crea sempre nuove sofferenze, ma si presenta sempre in modo diverso. Quando parlo con i ragazzi nelle scuole, dico che è molto facile essere buoni “ex-post”; chi non direbbe oggi che avrebbe difeso gli ebrei, o gli armeni? Verso il passato, tutti sono sempre “giusti”. Invece, quando il male si ripresenta, la gente non lo capisce, non lo riconosce, perché è sempre diverso. Uso la formula di Eraclito, che mi piace molto. Per dare il senso del divenire diceva: acque sempre diverse scorrono negli stessi fiumi. Dobbiamo essere in grado di riconoscere il male quando si ripresenta, ma a volte è difficile, perché si presenta con la seduzione del bene: il bene supremo della Nazione, un “ideale superiore”. C’è una bellissima metafora di Zygmund Bauman che dice «Tutti i nazionalisti e i fascisti, i comunisti e i fondamentalisti islamici hanno l’idea del “giardino”. Dicono alla gente: vuoi essere felice? Allora dobbiamo agire come i giardinieri; vanno sradicate le erbacce». Che poi sono “i nemici del popolo”, gli ebrei, i diversi. Nella storia, i totalitarismi non si sono presentati come “cattivi”, che nessuno li avrebbe seguiti, ma come salvatori della Nazione. Hitler era amato, aveva promesso alla Germania un futuro grandioso. Stalin ha promesso la felicità, la società degli uguali, il paradiso in terra. Che cosa fanno i fondamentalisti islamici? Promettono il paradiso. È questo il punto. Il male si presenta come un bene. Ne ha parlato benissimo Vasilj Grosman in Vita e Destino. Diceva che le persone fanno le cose peggiori in nome del bene universale. Per questo parlava di “bontà insensata”, cioè le persone si devono sottrarre al fascino del bene universale. È ingannevole. Persone che sono apparentemente delle bravissime persone, con alti obiettivi e ideali, sono poi capaci di fare qualunque cosa, le cose peggiori, in nome di questi. È l’inganno del bene. Per questo ho sempre detto che gli uomini giusti sono quelli capaci di vedere l’inganno del bene universale e sottrarsi a questo fascino delle ideologie. Una persona deve essere capace di pensare in modo autonomo, critico, di ascoltare la propria coscienza.

I leader populisti promettono una facile ricetta per la soluzione dei problemi: mandiamo via i migranti, usciamo dall’Europa, facciamo solo i nostri interessi e saremo tutti contenti. Così si generano i nazionalismi e nel momento in cui ogni nazione pretenderà di essere “first” si scateneranno i conflitti. Poi i nemici non saranno più i migranti, ma le altre nazioni.

Essere “giusti nel proprio tempo” significa saper cogliere questi segnali e non assecondarli. Rifiutare questa logica. Non c’è una sola ricetta, è nella consapevolezza del singolo comprendere. La mia famiglia viene da Salonicco e si è salvata per due motivi, perché mio padre aveva capito che cosa si prospettava, con l’arrivo dei tedeschi. Lasciò la Grecia e andò a combattere con gli inglesi ad El Alamein. Il mio nonno materno, invece, che viaggiava per l’Europa dell’Est, aveva intuito che cosa stava crescendo e quindi aveva avvertito la famiglia. Da Salonicco era abbastanza facile scappare, ma bisognava capire, prepararsi. Pochi lo hanno fatto.

 

La figura del Giusto così come inteso dal suo Maestro Moshe Bejski non è un santo, ma un uomo che ad un certo punto della sua vita ha compiuto un gesto che ha prodotto la salvezza. Le azioni dei Giusti sono la prova che ogni essere umano può assumersi una responsabilità personale per difendere i più deboli e opporsi alle derive antidemocratiche e repressive. Chi è un Giusto, che cosa lo definisce? Ha scritto: “L’esercizio del pensiero, della capacità critica e dell’empatia”.
Ci sono momenti in cui la storia prende una brutta direzione e in quei momenti tutti siamo chiamati ad essere responsabili. Ho vissuto da vicino la fine del comunismo, la caduta del muro di Berlino. C’era euforia, si aprivano le frontiere, sembrava che si aprisse una nuova epoca. Invece le cose non sono andate esattamente così e oggi c’è di nuovo bisogno di responsabilità: per questo Gariwo ha lanciato la Carta delle Responsabilità che si ispira al movimento Carta 77. Vaklav Havel, ne parlo anche nel libro, è un mio eroe personale, mi ha ispirato profondamente. La direzione del nostro lavoro è questa. Una chiamata alla responsabilità. Questo è il messaggio. Non fare un altarino dei Giusti del passato ma avere consapevolezza nel proprio tempo. La Storia va avanti: dobbiamo onorare Perlasca che salvò gli ebrei a Budapest, ma riconoscere anche che il nazionalismo di Orban oggi in Ungheria è un pericolo, anche per gli ebrei e non solo per i migranti. E non dobbiamo tacere. Questa dovrebbe essere anche una riflessione del mondo ebraico, di non pensare solo alla Shoah e il culto della Memoria, dobbiamo avere occhio per quello che succede oggi. La Memoria non è sufficiente, ma educare alla responsabilità.

 

Il suo nuovo libro “Il bene possibile. Essere Giusti nel proprio tempo” parla ai giovani e dei giovani, del lavoro nelle scuole. Il clima di violenza nella società certamente li coinvolge direttamente, con il bullismo dilagante e il fenomeno esplosivo delle baby gang. Come vede i giovani d’oggi?
Io ho notato una cosa, che i giovani hanno bisogno di riferimenti ideali, di educatori; io credo molto negli insegnanti che sono il fulcro della scuola. Ho visto anche che il discorso sui Giusti piace molto perché i ragazzi hanno bisogno di essere fan di qualche cosa. Hanno bisogno di identificarsi. Questa è stata la forza di Gariwo, far sorgere i giardini dei Giusti in tantissime scuole in Italia. Nel libro parlo di un incontro in una scuola media di Vercelli, dove abbiamo invitato Lassana Bathily, il ragazzo maliano, musulmano, che salvò numerosi clienti dell’Hyper Casher di Parigi durante l’attacco terroristico islamico. È stato accolto come un eroe, un mito. È stato riconosciuto come un esempio, lo hanno festeggiato, hanno piantato un albero in suo onore, hanno coinvolto le famiglie per presentarlo a tutti. Io credo quindi che se si danno ai giovani figure positive e si raccontano le cose attraverso la storia di personaggi, di testimoni, il messaggio è molto diretto, viene recepito in tutto il suo valore e non si dimentica. Dobbiamo aver il coraggio di presentare i personaggi migliori, che possano costituire un esempio positivo. Oggi in politica non ce ne sono, non rappresentano una idealità. Il discorso sui Giusti è fondativo per instillare in senso di responsabilità personale nei ragazzi. Anche la Legge sui Giusti dell’Umanità ha una parte focalizzata sulle scuole. Nel libro cito Milana Jesenská, che a Praga, nel clima terribile del sacrificio della Cecoslovacchia al nazismo, stigmatizzava gli intellettuali da salotto, “capitalisti dello spirito”. Anche oggi gli intellettuali preferiscono i salotti, televisivi, all’impegno nella società. I giovani, e non solo loro, avrebbero invece molto bisogno di essere orientati, guidati. Per questo noi di Gariwo cerchiamo di farlo attraverso l’esempio dei Giusti.

Prendiamo però la figura del Giusto Dimitar Peshev. Il politico Bulgaro fu filonazista, votò le leggi razziali nel suo Paese ma poi, spinto dalla vicenda personale di un amico ebreo, Jako Baruch, riuscì a bloccare la deportazione degli ebrei bulgari. Certo fu un gesto coraggioso che ebbe anche conseguenze sulla sua carriera. Ma per tutta la sua storia personale, è corretto attribuirgli la qualifica di Giusto, un così alto onore? Non fu certo uno Tzaddik come Irena Sendler.
Io penso che sia molto importante la trasformazione di una persona.
Tutti abbiamo commesso errori più o meno gravi nella nostra vita. Ma il Giusto è anche colui che sa cambiare. Alla fine Peshev, da un antisemitismo opportunista – non ideologico – e nazionalista, seppe cambiare radicalmente e impegnarsi a proprio rischio e pericolo. La sua azione diretta portò al salvataggio di 48.000 ebrei bulgari. Anche questo è un esempio: si può sempre cambiare, si può sempre decidere di scegliere il bene. Un atto di responsabilità importante, anche se un po’ inaspettato, ti apre gli occhi e cambia la tua vita. Come dimostra la storia di Hamadi Ben Abdesslem, la guida del Museo del Bardo a Tunisi che salvò 45 turisti italiani durante l’attacco terroristico dell’Isis. Il suo gesto, istintivo, lo ha portato a diventare e a ritenersi oggi un testimone della lotta contro il terrorismo. A Tunisi, all’ambasciata italiana, abbiamo inaugurato il primo Giardino dei Giusti in un Paese arabo e piantato un albero in suo onore.

Bisogna impegnarsi a cambiare prospettiva. Nel libro faccio l’esempio di Etti Hillesum, che diceva “io sento dentro di me un campo di battaglia”. E si poneva il problema delle vittime ma anche di chi diventa carnefice. Si poneva il problema di come “cambiare” chi prende la via del male. Tutti possiamo essere come Jako Baruch, far aprire gli occhi e spingere gli altri a una presa di coscienza, alla responsabilità. Nel mio libro La lettera a Hitler, parlo di Armin Weger che cercava sempre di cambiare, svegliare, mettere chi sbagliava di fronte alla verità e alla responsabilità. È anche uno dei segreti di Gariwo, siamo apolitici ma con tutte le forze politiche non cambiamo la nostra linea, portiamo avanti i nostri valori e cerchiamo di convincere a seguirci. Il risultato di far approvare dal Parlamento europeo la Legge sui Giusti dell’Umanità l’ho attenuto insieme a Gabriele Albertini, che prima non era molto coinvolto ma poi si è impegnato moltissimo. Ho un’idea sempre positiva degli esseri umani. L’uomo è sociale e ha bisogno degli altri, e quindi dobbiamo sempre cercare di far cambiare il percorso di chi va storto.

 

L’istituzione della Giornata Europea dei Giusti è un grande successo di Gariwo e suo personale. Qual è il fine ultimo di questa “consacrazione” dei Giusti?
Il fine è soprattutto la riconoscenza, la gratitudine e l’esempio che possiamo trarne. Quest’anno è particolarmente importante perché a dicembre la commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato all’unanimità, in sede deliberante e in via definitiva, la legge che istituisce il 6 marzo Giornata dei Giusti dell’Umanità, per onorare tutti coloro che si sono distinti per proteggere e salvare le persone perseguitate da regimi totalitari per ragioni religiose, razziali, politiche, a cominciare dagli ebrei oggetto della politica di sterminio nazista.

La legge sulla Giornata dei Giusti è stata approvata po’ al fotofinish, dato che era stata presentata quattro anni fa e siamo arrivati al termine della legislatura. Ci sarà una dichiarazione del Presidente della Repubblica e del premier Gentiloni, anche se il clima postelettorale distoglierà un po’ l’attenzione dall’evento. L’evento istituzionale si terrà il 6 marzo al Parlamento, con la ministra Fedeli, e nel pomeriggio inauguriamo a Villa Pamphili il Giardino dei Giusti di Roma.

Tra i riconoscimenti che le sono stati conferiti, l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano, il titolo di Cavaliere di Madara dalla Bulgaria, e ora, dal Presidente Francese Macron, il titolo di Cavaliere dell’Ordine Nazionale al Merito per “l’importanza del lavoro e dell’impegno al servizio della memoria e delle relazioni tra i nostri due Paesi”. Quale merito lei riconosce a se stesso? Che cosa pensa di avere realizzato e che cosa vorrebbe ancora realizzare?
La perseveranza. Se una passione ha perseveranza diventa qualcosa di concreto e si ottengono risultati. Non è stato per niente facile questo percorso: i libri, la Giornata europea, i Giardini dei Giusti… Un po’ ci prendevano per pazzi, un po’ è stato anche difficile far passare certi messaggi. Ma con la perseveranza, l’impegno costante siamo andati avanti. Per me è importante che tutto questo lavoro rimanga. Spesso c’è l’egocentrismo degli intellettuali che fanno le cose per essere famosi. Il mio grande problema è invece come far sì che tutto questo lavoro possa rimanere “dopo”. Possa camminare con tante gambe. Sono contento quando vedo che intorno a noi crescono delle persone, si allarga il coinvolgimento. Mi piacerebbe molto che potessimo creare una sorta di Università del Bene, o un grande Museo dei Giusti in una capitale europea. Penso che la Giornata dei Giusti possa vivere se c’è un pensiero, una formazione, un momento di elaborazione ed educazione. Penso che come con il Giorno della Memoria, sia importante il momento di formazione e elaborazione. Se la Giornata dei Giusti diventa rituale non va bene, dobbiamo creare educatori, insegnanti, convegni, far crescere le persone. In futuro il mio sogno è che la Giornata si affermi in tutta Europa. Abbiamo creato il Giardino dei Giusti nel Ghetto di Varsavia, con la parte migliore della Polonia. Oggi non sarebbe più possibile. Ma non solo. Un giardino è stato inaugurato in Giordania, in collaborazione con EcoPeace, al confine con Israele, con un albero in memoria del pilota giordano bruciato dall’Isis, una vicenda che ha fatto reagire all’Isis la popolazione giordana. È importante anche sottolineare l’esempio dei Giusti nel mondo musulmano, nel passato ma soprattutto oggi contro il terrorismo. A Neve Shalom, in Israele, ho fatto piantare un albero per Hamadi Ben Abdesslem. Ne apriremo uno alla Farnesina, per ricordare tutti i diplomatici italiani che hanno salvato gli ebrei, gli armeni…

Mi piacerebbe che l’Italia fosse promotrice della “diplomazia del bene”. Voglio che quello che abbiamo creato duri nel tempo. Anche con il sostegno della comunità ebraica, perché Gariwo ha fatto parlare della questione ebraica ovunque; abbiamo fatto conoscere, attraverso i Giusti, la battaglia contro l’antisemitismo. È una battaglia ancora tutta da portare avanti, c’è ancora moltissimo lavoro da fare.

Giornata dei Giusti dell’Umanità – Gli appuntamenti a Milano

Gariwo in collaborazione con la Regione Lombardia:

Mercoledì 7 marzo, ore 17.30, Palazzo Lombardia – Milano 
Celebrazione della Giornata dei Giusti dell’umanità. Con Gabriele Nissim, il Presidente della Regione, il console onorario d’Armenia Pietro Kuciukian e le letture degli studenti del corso di teatro del liceo G. B. Grassi di Saronno. Ingresso su prenotazione

 

Mercoledì 14 marzo 2018, ore 10.30
Giardino dei Giusti di tutto il mondo, Monte Stella – Milano
Onorati quattro nuovi Giusti
Cerimonia pubblica

Il tema scelto per la cerimonia della prima Giornata dei Giusti dell’Umanità è
I Giusti dell’accoglienza. Oltre i confini per abbattere i muri”.

Mercoledì 14 marzo, ore 15.00, Palazzo Marino, Sala Consiliare – Milano
Consegna delle pergamene ai Giusti onorati al Giardino Virtuale
Ingresso libero su prenotazione

 

Giovedì 15 marzo, ore 16.30, Palazzo Marino – Milano 
Celebrazione dedicata alla Giornata dei Giusti dell’Umanità nel Consiglio comunale di Milano.

 

Giovedì 15 marzo, ore 20.30, Palazzo Marino, Sala Alessi – Milano
Concerto della pianista Ani Martirosyan e della violinista Nobuko Murakoshi, con letture dell’attrice Sonia Bergamasco alla presenza della Senatrice a vita Liliana Segre.
Ingresso su prenotazione

 

Per info e prenotazioni: segreteria@gariwo.net
0236707648

 

 

 

 

 

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