Devar Torà

Parole di Torah

Devar Torà
“Disse il Signore a Moshè: perché alzi la tua voce verso di me?
…” (Shemòt 15, 1). Si domanda l’Admor Rabbì Yehudà di Gur,
conosciuto per il suo commentario Sefat Emèt, perché mai Moshè ha
gridato verso il Signore? Egli non sapeva che la salvezza sarebbe
arrivata, visto che fin dall’inizio il Santo Benedetto Egli Sia, gli
aveva già rivelato le sue intenzioni. Quando Moshè ha visto che la
Tummà – l’impurità d’Egitto era così forte, e la sofferenza dei
figli d’Israele, egli non è riuscito a trattenersi neppure per un
istante e ha quindi alzato la sua voce al Signore.

Halakhà

Il 15 di Shevàt è Rosh Hashanà lailanòt, il capodanno degli alberi
(che quest’anno cade giovedì 20 gennaio). In tale giorno si usa non
dire la Techinnà – la suppplica, e vi è l’abitudine di mangiare
molte differenti specie di frutti degli alberi, in modo particolare
le 7 specie citate nella Torà legate alla terra d’Israele. Tale data
ha un’impportanza particolare poiché da questo giorno si possono
computare gli anni delle varie specie piantate e sapere così in modo
preciso quando ci è permesso di cibarci di frutti di tali specie (in
genere circa 4 anni da quando l’albero è stato piantato). Inoltre,
secondo i Maestri della Kabbalà, il cibarsi di vari tipi di frutta
recitando le apposite benedizioni e dei versi biblici a loro
connessi, è una sorta di tikkùn – riparazione, al fatto che Adamo ed
Eva hanno mangiato il frutto dell’albero senza chiedere il permesso
a Dio.

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