Ventesima edizione del Premio Letterario Adei Wizo, per il Covid su Zoom, con ospiti d’eccezione

Feste/Eventi

di Roberto Zadik

Sfidare l’antisemitismo e i pregiudizi e far conoscere la cultura ebraica, spesso tralasciata o manipolata, con la grande Letteratura e raccontando la contemporaneità attraverso alcuni fra gli scrittori più efficaci del panorama letterario odierno. Questa la finalità del Premio Letterario Adei Wizo “Adelina Della Pergola” che, giunto alla sua ventesima edizione, a causa della pandemia in corso si è tenuto su Zoom, giovedì 3 dicembre.

Nonostante la modalità insolita, il prestigioso evento, organizzato dall’Adei Wizo Nazionale e dalla sua presidente Susanna Sciaky, è stato estremamente vivace e partecipato, anche grazie alla brillante conduzione della giornalista di Rai2 Maria Concetta Mattei che non solo ha presentato l’iniziativa ma ha intervistato i vari autori protagonisti della serata.

Katherina Adler

La scrittrice tedesca Katherina Adler, ebrea nata a Monaco di Baviera 40 anni fa, è stata premiata col Premio Adei Wizo per il suo libro Ida (Sellerio). La trama ha per protagonista la sua bisnonna, Ida Bauer, raffinata e colta ebrea viennese, famosa per la sua travolgente personalità e per essere stata la prima paziente nientemeno che del “padre della psicanalisi” Sigmund Freud, a quel tempo alle prime armi. L’acclamato scrittore israeliano Eshkol Nevo ha ricevuto invece il Premio Speciale per il suo nuovo romanzo L’ultima intervista (Neri Pozza).

Presenti su Zoom numerose personalità, fra queste la presidente dell’Ucei Noemi Di Segni, che nel suo discorso  ha ricordato l’importanza “sia di chi scrive sia di chi legge” evidenziando che la letteratura “come l’imminente festività di Channukkà, è una luce che sfida il buio”. L’evento dedicato alla madre del noto sociologo Sergio Della Pergola e di sua sorella Mara ha visto anche un breve ma efficace intervento di quest’ultimo in collegamento da Gerusalemme. Egli ha sottolineato che nonostante “nostra madre non ci sia più da 13 anni e si sia persa gran parte delle edizioni del Premio, questa idea è estremamente importante. Essa – ha proseguito – è nata dalla necessità di far conoscere meglio il mondo ebraico specialmente quando vediamo nuvoloni pericolosi di antisemitismo, non solo verbale ma anche fisico, che attualmente sono molto presenti”.

La cultura dunque come mezzo non solo contro l’intolleranza ma rivolta specialmente ai giovani grazie a un Premio che, come ha evidenziato la Presidente Nazionale Susanna Sciaky, è sempre più internazionale e che oltre che culturale “ha un fondamentale intento educativo”. In tema dell’internazionalità non solo del Premio ma anche di Adei Wizo, Sciaky ha messo in luce come  l’Associazione sia una realtà estremamente vasta e importante, presente in oltre 40 Paesi, compresi gli Stati Uniti e l’Australia.

I libri, le premiazioni, gli autori

Parte centrale dell’evento sono stati ovviamente i libri, ognuno di essi premiato dall’Adei con una precisa motivazione, seguita da brevi testimonianze degli autori. A cominciare da Katharina Adler, vincitrice della Ventesima edizione del Premio Letterario Adei Wizo “Adelina Della Pergola”, che ha realizzato il suo Ida (Sellerio editore) attraverso impegnative ricerche, non avendo mai conosciuto la sua bisnonna Ida Bauer. L’autrice 40enne ha rievocato la personalità spiccata della Bauer “una donna femminista e coraggiosa e molto indipendente, esponente di una borghesia ebraica assimilata” rivelando, sollecitata dalle domande della Mattei, che sta lavorando a un secondo libro. “Anche questo nuovo lavoro narra una storia al femminile, con due donne come protagoniste che vivono due epoche diverse, dove l’ebraismo svolge un ruolo importante anche se non preponderante”.

Sia la Adler sia la scrittrice Annette Hess, premiata col Premio Ragazzi per il suo L’interprete (Neri Pozza), hanno insistito sull’importanza della Memoria e la difficoltà di trattare questo argomento estremamente delicato ancora oggi in Germania. Ma qualcosa sta cambiando. Come ha evidenziato la Adler ci sono “molti giovani ebrei tedeschi che vogliono reagire a questa tendenza e diversi sono diventati autori di libri, saggi e articoli che intendono avviare un nuovo tipo di consapevolezza e di Memoria su ciò che è stato”.

Su questo tema, la Memoria e la responsabilità dei tedeschi verso le atrocità della Shoah, si concentra Annette Hess, sceneggiatrice 53enne anche lei al primo romanzo. La storia ha per protagonista Eva Bruhns, una traduttrice che nel lontano 1963 casualmente si imbatté nella testimonianza di un ex prigioniero di Auschwitz, Josef Gabor e da lì ricostruirà il terribile passato, fino ad allora a lei sconosciuto, interrogandosi sulla storia recente della sua Germania. L’autrice ha raccontato la nascita del suo romanzo, spiegando di essersi immedesimata molto nella protagonista e di aver visto filmati del processo di Norimberga, scoprendo cosa era successo davvero nella Shoah. Rivelando la sovrapposizione fra la sua storia di scrittrice e la fiction, la Hess ha evidenziato quanto sia stato importante, anche se doloroso, il rapporto con suo nonno che faceva il poliziotto in quell’epoca; non solo la parte storico-collettiva in quanto tedesca ma anche a livello personale e famigliare. “Con noi il nonno era molto premuroso ma non sapevamo nulla di quanto aveva fatto quando era in Polonia”.

Successivamente, dopo la Germania, si è passati a Israele con uno dei suoi autori di punta, Eshkol Nevo premiato col Premio Speciale per il suo libro L’ultima intervista (Neri Pozza).

Molto legato all’Italia, l’autore 49enne ha sottolineato affettuosamente il suo legame con il nostro Paese e la riconoscenza verso l’Adei  Wizo per il Premio, ricordando una serata passata a Livorno. In merito alla sua recente pubblicazione, Nevo ha evidenziato come “si tratti di un’opera estremamente personale dal tema fortemente intimista, con una intervista a me stesso per un immaginario sito internet”.

Sollecitato dalle domande della giornalista di Rai2, lo scrittore ha messo in luce diversi elementi ebraici della sua narrativa e del suo nuovo romanzo. Fra questi l’importanza delle domande “sono secoli che noi ebrei poniamo a noi stessi e ai nostri rabbini”; del racconto “con cui noi ebrei sopravviviamo alle tragedie della storia” e dell’umorismo “per superare i momenti difficili, come questa pandemia”.

Giunto 2° in graduatoria è stato Olocaustico del regista Alberto Caviglia, un testo dai toni satirici che intende combattere il negazionismo e che racconta le vicissitudini di un giovane regista ebreo romano, David Piperno emigrato in Israele intenzionato a girare un film di fantascienza. Pensando a come sopravvivere, vista l’indifferenza che circonda la sua pellicola, inizia a intervistare i sopravvissuti alla Shoah. “Questo avrà conseguenze inimmaginabili sulla sua interiorità”  ha detto Caviglia, in un libro che usando l’umorismo affronta tematiche di grande attualità come la realtà odierna, la Shoah e le fake news, e le loro ripercussioni nell’alterazione della storia e del presente. Il regista 36enne di Pecore in erba ha annunciato la sua intenzione di girare un film su questo suo ultimo libro.

Ultimo libro presentato, il 3° classificato, l’israeliano Ishai Sarid con il suo Il mostro della Memoria (Edizioni e/o).  Non potendo collegarsi in diretta all’evento Zoom, ha inviato alla giuria un video messaggio. Molto intensa la sua narrazione del libro che approfondisce un argomento poco trattato come il rapporto degli israeliani con la Shoah dal punto di vista di un protagonista che, alle prese con un dottorato di ricerca a Yad Vashem, riassume a sempre più persone gli orrori dei campi di concentramento, soffermandosi sui profili tecnici del massacro. Il libro intreccia la storia che, come ha detto l’autore, “è una vicenda vera perché penso che non si possa raccontare la Shoah con la fiction” e la vicenda personale “mio nonno era polacco e si chiamava Schneider ma quando è arrivato in Israele ha cambiato il cognome in Sarid, che significa ‘Rimasto’ perché gran parte della sua famiglia era stata sterminata nella Shoah”.

Molto soddisfatta dell’evento Susanna Sciaky per essere riuscita assieme all’Adei a “organizzare questa Premiazione nonostante un anno così difficile”.

 

 

 

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