Si apre la giornata europea della Cultura ebraica a Firenze, città di ponti

Feste/Eventi

di Ilaria Ester Ramazzotti

firenze1FIRENZE – “L’opposto di amore non è odio, è indifferenza. L’opposto di arte non è brutto, è indifferenza. L’opposto di fede non è eresia, è indifferenza. L’opposto di vita non è morte, è indifferenza”. Così, citando Elie Wiesel, ha esordito il presidente UCEI Renzo Gattegna all’apertura della sedicesima edizione della Giornata della cultura ebraica svoltasi ieri 6 settembre a Firenze. “Propongo a tutti i partecipanti, senza distinzione di sesso, di etnia, di lingua, di religione, di opinione politica – ha proseguito Gattegna –  di dedicare la Giornata a quella parte dell’umanità, innocente e indifesa, che è costretta a una fuga disperata dalla propria terra per tentare di salvare la vita propria e dei propri figli”.

Con questo spirito si sono aperte fin dalla mattina le porte della sinagoga di via Farini a Firenze, città capofila in Italia dell’evento che invita a scoprire il patrimonio culturale ebraico e che quest’anno ha voluto lanciare e proporre al pubblico il tema dei ponti, dei legami, dei dialoghi possibili fra culture, popoli e religioni all’insegna di una comprensione e di una pace possibili. ‘Ponti e attraversamenti’, titolo dell’avvenimento svoltosi in trentadue Paesi europei e settantadue località italiane, è stato così il filo rosso che ha legato i discorsi, le parole, le note e le musiche, i gusti e la cucina in salsa ebraica che hanno caratterizzato una giornata densa di appuntamenti e di incontri. A far da sfondo, l’ottocentesco e imponente tempio fiorentino, gremito di ospiti e di visitatori, gli spazi comunitari con il rigoglioso giardino e il museo ebraico.

Fra gli ospiti e le autorità presenti, oltre alla presidente della Comunità ebraica di Firenze Sara Cividalli e al rabbino capo della città Joseph Levi, sono intervenuti il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, l’assessore alla cultura della Regione Toscana Monica Barni e l’assessore al welfare del Comune di Firenze Sara Funaro, che ha letto una lettera di saluto del sindaco Dario Nardella,  la senatrice Rosa Maria Di Giorgi, l’ex ministro e membro della Comunità valdese Valdo Spini, l’imam Izzedin Elzir, l’arcivescovo Giuseppe Betori, il rappresentante dell’ambasciata israeliana Rafael Erdreich, l’ambasciatore dell’Iraq Barzani. Per l’UCEI erano presenti i consiglieri Dario Bedarida, Giorgio Giavarini e Anselmo Calò.

firenze2“Essere se stessi è importantissimo per poter ‘essere ponte’ – ha sottolineato Sara Cividalli introducendo i saluti istituzionali -, perché il ponte è il rapporto con l’altro che è possibile mantenendo forte la propria identità. Il percorso della nostra comunità tende verso una vivace differenza dialogante”. Non solo verso l’esterno, ma anche verso l’interno delle comunità e nell’intimo degli uomini si snoda il legame e l’attraversamento dei ponti, teso a migliorare se stessi e gli altri nella relazione e nell’incontro. “Nell’ebraismo non si studia mai da soli, ma in due, per fare ponte con un altro” – ha continuato Cividalli -. “Ma il ponte, per noi, va anche verso il tikkun olam, il concetto ebraico di riparazione del mondo, riparazione che ognuno deve fare per poter avere un mondo migliore”. “I ponti vanno attraversati con attenzione e con coraggio. E per fare ponte con l’altro bisogna vederlo, incontralo, riconoscerlo”, ha sottolineato.

Sara Funaro ha poi descritto come Firenze, città di ponti storici e architettonici, sia una anche città di ponti religiosi e umanitari, costruiti sulla scia del lavoro intrapreso dall’indimenticato sindaco Giorgio La Pira negli anni Cinquanta e Sessanta, poi ricordato dal rabbino Joseph Levi. “Rappresentanti della Chiesa cattolica, della Chiesa valdese e del mondo islamico, del governo e dell’ambasciata israeliana e del governo iracheno e della Regione Toscana con i quali ho potuto negli anni costruire questi dialogo e questi ponti sono qui oggi – ha evidenziato il rabbino Levi -, con la speranza di poter costruire un mondo che riesca a sollevare la nostra sofferenza attuale verso una civiltà umanistica e credente in un D-o unico”. “Il tikkun olam, concetto ebraico di riparazione della società e del mondo, della visione che ogni persona, ogni essere umano, viene al mondo per offrire qualcosa, ognuno ha un suo particolare messaggio, che D-o ha messo in lui perché lo comunichi”, ha aggiunto rav Levi, spinge a rifuggire dalla paura in favore della crescita e della speranza.

“La Toscana vuole continuare a essere costruttrice di ponti di conoscenza e ponti di solidarietà – ha detto Monica Barni – come è impegnata nella costruzione di ‘ponti di memoria’, in particolare con il Memoriale italiano di Auschwitz”. Sulla linea del sostegno al dialogo e della lotta all’antisemitismo e al razzismo si sono espressi anche il viceministro Filippo Bubbico e il diplomatico Rafael Erdreich.

Gli appuntamenti e gli incontri della Giornata fiorentina
Al tema dei ponti costruiti e di quelli mancati, del tikkun olam e delle possibili vie per riparare il mondo è stato dedicato il dibattito moderato dalla giornalista di Pagine Ebraiche Ada Treves, che ha visto protagonisti rav Joseph Levi, Riccardo Calimani e Joseph Weiler. Il dibattito si è sviluppato in due parti, la seconda delle quali, moderata da Wlodek Goldkorn, ha dato voce a Gyorgy Konrad, Assaf Gavron e Giacoma Limentani.

Altro frequentato appuntamento pomeridiano è stata la presentazione del volume ‘Con lo sguardo alla luna, percorsi di pensiero ebraico’ di rav Roberto Della Rocca, presentato al pubblico con Daniel Vogelmann della casa editrice La Giuntina.

Non sono mancati le visite guidate al tempio per adulti e bambini, gli stand dedicati all’editoria ebraica, a Pagine Ebraiche, all’associazione Tsad Kadima. Ha arrichito la giornata l’esposizione della Fondazione beni culturali ebraici in Italia ‘Beni culturali ebraici, cristiani e islamici, un ponte tra culture’, testimonianze della nostra storia e del comune passato.

Un laboratorio per bambini sull’alfabeto ebraico con Matteo Corradini ha poi intrattenuto i piccoli ospiti nel giardino della sinagoga. Tra i momenti più apprezzati della giornata si conta anche il pranzo preparato dal famoso chef israeliano Moshe Basson. In serata sono infine risuonate le note del concerto del gruppo folk israeliano A-Wa, composto da tre sorelle che reinterpretano con beat moderni la musica delle proprie radici yemenite.

(http://video.corrierefiorentino.corriere.it/via-giornata-europea/31859846-547f-11e5-b7c0-59f50d51eb8f)

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