di Nina Prenda
I dati evidenziano una netta polarizzazione. Tra gli elettori haredi, il 97% ha votato per i partiti che hanno poi formato la coalizione di governo. La quota scende all’80% tra i religiosi nazionali e al 66,5% tra gli elettori tradizionali. Sul fronte opposto, il 74% degli israeliani laici ha scelto formazioni riconducibili all’opposizione.
L’identità religiosa continua a essere uno dei principali fattori che orientano il voto in Israele. È quanto emerge da una nuova analisi dell’Israel Democracy Institute (IDI), secondo cui il grado di religiosità degli elettori rimane strettamente correlato al sostegno per i partiti della coalizione di governo o dell’opposizione.
Lo studio si basa sulle risposte di oltre 12.000 ebrei israeliani adulti raccolte in 20 sondaggi condotti tra novembre 2022 e ottobre 2023. I ricercatori hanno analizzato il comportamento elettorale dei cittadini che si identificano come haredi, religiosi nazionali, tradizionali religiosi, tradizionali non religiosi o laici, prendendo come riferimento le elezioni legislative del 2022.
I dati evidenziano una netta polarizzazione. Tra gli elettori haredi, il 97% ha votato per i partiti che hanno poi formato la coalizione di governo. La quota scende all’80% tra i religiosi nazionali e al 66,5% tra gli elettori tradizionali. Sul fronte opposto, il 74% degli israeliani laici ha scelto formazioni riconducibili all’opposizione.
Secondo l’IDI, il legame tra appartenenza religiosa e orientamento politico è rimasto sostanzialmente stabile rispetto alle precedenti consultazioni elettorali, pur con alcuni cambiamenti significativi tra il voto del 2021 e quello del 2022.
La fine di Yamina ridisegna gli equilibri della destra
Tra gli sviluppi più rilevanti figura la crescita dell’alleanza tra il Partito del Sionismo Religioso e Otzma Yehudit, che ha ampliato il proprio consenso ben oltre l’elettorato religioso tradizionale. Tra i religiosi nazionali il sostegno alla lista è passato dal 30% del 2021 al 45% del 2022, registrando incrementi anche tra gli elettori tradizionali e, in misura minore, tra quelli laici.
L’espansione dell’alleanza è coincisa con lo scioglimento di Yamina, il partito fondato dall’ex primo ministro Naftali Bennett, gran parte del cui elettorato si è orientato verso il blocco del Sionismo Religioso-Otzma Yehudit.
Anche il Likud ha rafforzato la propria presenza tra gli elettori tradizionali, passando dal 39% al 46,5% dei consensi. Sul fronte dell’opposizione, Yesh Atid ha aumentato il proprio sostegno tra gli elettori laici, salendo dal 31% al 39%.
In calo, invece, il consenso di National Unity tra gli israeliani laici, sceso dal 18% al 13%. Nello stesso segmento elettorale, Labour e Meretz hanno registrato una flessione complessiva dal 19% al 16%.
Nel complesso, l’analisi conferma una tendenza ormai consolidata nella politica israeliana: all’aumentare della religiosità cresce la probabilità di sostenere i partiti della coalizione di governo, mentre l’elettorato laico continua a orientarsi in larga misura verso le forze di opposizione. Pur con gli spostamenti di consenso registrati tra il 2021 e il 2022, il rapporto tra identità religiosa e preferenze politiche resta uno degli elementi più stabili del panorama elettorale israeliano.



