di Pietro Baragiola
Galliano è stato licenziato da Christian Dior nel 2011 dopo la diffusione di un video in cui elogiava Adolf Hitler e pronunciava frasi antisemite durante una lite in un caffè di Parigi. Il tribunale francese lo ha riconosciuto colpevole di insulti pubblici aggravati da motivi razziali, religiosi ed etnici.
ebrei
L’uomo che ha trasformato le favole della buonanotte in un progetto per cambiare il futuro di centinaia di migliaia di bambini
di Marina Gersony
Harold Grinspoon a 97 anni continua a reinventarsi: dopo essere diventato imprenditore, filantropo e promotore della lettura, oggi sorprende anche come scultore. Nel 2005 è nata PJ Library, un’iniziativa mirata di offrire ai genitori un’occasione per condividere con i propri figli racconti, valori, festività e tradizioni spedendo gratuitamente ogni mese un libro illustrato. Questa è la sua storia.
New York, bufera su Mamdani: migliaia di firme per escluderlo dalla commemorazione dell’11 settembre
di Nina Deutsch
A poco più di un mese dal 25° anniversario degli attentati, i familiari di centinaia di vittime contestano la presenza del sindaco alla cerimonia di Ground Zero. Al centro della protesta le sue dichiarazioni, alcune frequentazioni politiche e le recenti polemiche sulle posizioni nei confronti di Israele. A sostenere la petizione è intervenuta anche l’organizzazione End Jew Hatred. Lui però conferma: «Sarò presente».
L’iniziativa, pubblicata su Change.org da Giovanni Galante, che perse la moglie Grace negli attacchi del 2001, ha già raccolto oltre 16.000 firme, tra cui quelle di centinaia di parenti diretti delle vittime. Per i promotori, la commemorazione rappresenta un momento di raccoglimento che dovrebbe restare al riparo da qualsiasi elemento ritenuto divisivo.
Nel testo della petizione vengono contestate alcune prese di posizione pubbliche del sindaco e le sue frequentazioni politiche. Tra i punti sollevati figurano il rifiuto di condannare con chiarezza lo slogan «Globalize the Intifada», il sostegno in passato a un candidato che aveva ridimensionato il significato degli attentati dell’11 settembre e i rapporti con figure considerate vicine a posizioni estremiste. I firmatari citano inoltre alcune dichiarazioni del padre di Mamdani, ritenute problematiche in relazione alla lettura del terrorismo jihadista. Secondo i promotori, la presenza del sindaco rischierebbe di ferire ulteriormente le famiglie in una giornata che, prima di tutto, resta un momento di lutto privato e di memoria collettiva.
Nonostante la richiesta, l’amministrazione cittadina non ha modificato i propri programmi. Attraverso il suo portavoce, il sindaco ha confermato che sarà presente alla commemorazione. Durante una conferenza stampa, Mamdani ha dichiarato: «Renderò omaggio con orgoglio alle famiglie, ai sopravvissuti e ai soccorritori che sono stati per sempre colpiti da quel terribile attacco terroristico», aggiungendo che la sua presenza vuole ribadire l’impegno della città a non dimenticare quanto accaduto l’11 settembre 2001.
A sostenere la petizione è intervenuta anche l’organizzazione End Jew Hatred – impegnata a eliminare l’odio antiebraico dalla cultura occidentale attraverso azioni dirette pacifiche e l’educazione – che nelle scorse settimane aveva già promosso manifestazioni critiche nei confronti del sindaco. La direttrice della comunicazione Jayne Zirkle ha affermato che le richieste delle famiglie meritano di essere ascoltate e rispettate.
La vicenda si inserisce in un clima politico già fortemente polarizzato attorno alla figura di Mamdani. Negli ultimi mesi il primo cittadino di New York è stato al centro di numerose polemiche per le sue posizioni nei confronti di Israele. Le critiche si sono intensificate soprattutto dopo il suo rifiuto di prendere nettamente le distanze dallo slogan «Globalize the Intifada», interpretato da una parte consistente della comunità ebraica e da numerosi osservatori come un’espressione che può essere percepita come un’incitazione alla violenza contro Israele e gli ebrei. Mamdani ha invece sostenuto che lo slogan rappresenterebbe un richiamo alla solidarietà con la causa palestinese, una spiegazione che non ha placato le contestazioni e ha contribuito ad alimentare il dibattito sulla sua leadership in una città che ospita una delle più grandi comunità ebraiche del mondo.
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Maputo, il secolo discreto di una sinagoga africana
di Anna Balestrieri
Un secolo dopo l’inaugurazione, la sinagoga di Maputo non è soltanto una reliquia del passato coloniale. È un laboratorio di continuità, nel quale la tradizione viene affidata di volta in volta a chi è disposto a farsi carico di un servizio, di una lezione, di una festività o della manutenzione di un tetto.
Una voce contro l’antisemitismo tra i musulmani inglesi
di Nathan Greppi
Fiyaz Mughal, fondatore dell’associazione Muslims Against Antisemitism, è stato anche uno dei leader musulmani britannici che hanno firmato una lettera aperta per chiedere una maggiore fermezza nel combattere l’antisemitismo. “Difendo fermamente la mia posizione secondo cui la negazione totale dello Stato d’Israele fa parte della retorica antisemita”, afferma.
Mondiali 2026, il calcio finisce ma resta l’ombra dell’antisemitismo: dalle fake news su Messi ai cori d’odio
di Nina Deutsch
Le organizzazioni che monitorano l’antisemitismo lanciano l’allarme: fake news, teorie del complotto e campagne di disinformazione hanno accompagnato il Mondiale ben oltre il rettangolo di gioco. La diffusione di contenuti antisemiti e gli episodi di ostilità legati agli eventi sportivi mostrano come i social network abbiano amplificato dinamiche sempre più preoccupanti.
Dall’editoria all’impresa, il nuovo test imposto agli ebrei: condannare Israele per partecipare alla vita pubblica
di Anna Balestrieri
Due recenti episodi in Nord America riaccendono il dibattito sulla pressione esercitata sulle personalità ebree affinché prendano pubblicamente le distanze dallo Stato ebraico.
Apre il primo centro ebraico nella storia dell’Islanda
di Pietro Baragiola
Il Beit Shvidler Jewish Center of Iceland ospita una sinagoga, una sala polifunzionale da circa 80 posti, un negozio kasher, una cucina comunitaria, un centro giovanile, una biblioteca, un centro dedicato alla sicurezza e il primo mikveh che sfrutterà il calore geotermico, una delle principali fonti energetiche del Paese.
Fra trauma e nevrosi: la letteratura israeliana come specchio di un malessere
di Cyril Aslanov
[Ebraica. Letteratura come vita] Fra 1948 e 1951 la popolazione ebraica di Israele passò da circa 800.000 abitanti a più del doppio, con l’arrivo massiccio di molti sopravvissuti alla Shoah. Questo significa che, statisticamente, una grande proporzione degli israeliani attuali ha una storia famigliare legata ai ricordi traumatici dei campi di sterminio o della vita clandestina
Milano: bambini ebrei maltrattati in un negozio
di Nathan Greppi
“Non è più una semplice questione di sicurezza nei negozi. È un segnale devastante di quanto sia cambiato il clima in questa città. Milano, la città della Resistenza, la città che ha sempre fatto dell’accoglienza e del rispetto i suoi valori fondanti, sta diventando un luogo dove una famiglia ebraica con bambini piccoli ha paura di entrare in un negozio” ha commentato il presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi.
La sconfitta dell’Egitto contro l’Argentina ai Mondiali di calcio? Colpa dell’arbitro (falsamente) ebreo e del “crimine” di sostenere la Palestina
di Ilaria Myr
Dopo la sconfitta contro l’Argentina, i tifosi egiziani accusano (falsamente) sui social l’arbitro di essere ebreo per screditarlo, mentre la Federazione calcistica egiziana ha ipotizzato che le controverse decisioni arbitrali possano essere collegate al sostegno dell’allenatore Hossam Hassan alla causa palestinese. Il tanto di moda “crimine di Palestina”, evocato dall’europarlamentare francese Rima Hassan, accusata di apologia del terrorismo.














