di Pietro Baragiola
Per la prima volta dalla loro liberazione, gli ex ostaggi Eli Sharabi e Alon Ohel sono apparsi insieme in pubblico. L’evento si è tenuto il 4 maggio a Londra, durante la cena inaugurale di raccolta fondi dell’organizzazione benefica Strands of Hope, dove sono stati donati oltre 350mila euro a sostegno dei giovani vulnerabili in Israele. Davanti a più di 400 persone, Sharabi e Ohel hanno raccontato il rapporto nato durante la prigionia a Gaza, descrivendolo come un legame “padre-figlio”.
Alon Ohel
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L’evento, intitolato “Alon Ohel, Playing for Life”, è stato organizzato alla vigilia del 25° compleanno dell’artista e ha visto esibirsi insieme a lui alcuni dei volti più noti della scena musicale israeliana, che hanno partecipato gratuitamente, devolvendo il ricavato al fondo per la riabilitazione di Alon.
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L’ex ostaggio racconta il suo rapimento, le torture e le molestie sessuali subite durante la prigionia. «Mangerai come un cane. Non sei una persona, sei un animale». Queste parole – crude, disumanizzanti – sono quelle che i suoi carcerieri gli rivolgevano ogni giorno. Parole che non giungevano da un nemico distante, ma da chi lo aveva catturato, strappandolo a una vita normale. E così, per più di due anni, Alon è stato ridotto a ciò che loro volevano: un oggetto, una presenza da annientare.
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La madre ha dichiarato che è ormai evidente che Alon abbia perso la vista da un occhio e che vi sia “estrema preoccupazione anche per il secondo”, denunciando un peggioramento dovuto a maltrattamenti e dure condizioni di prigionia, che dura da 720 giorni.
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L’ex ostaggio, liberato l’8 febbraio, in un’intervista di un’ora al canale Keshet 12 ha raccontato i dettagli della sua lunga prigionia nei tunnel di Gaza, affamato, incatenato, picchiato. E non lo fa per sé, ma per chi è ancora là sotto, intrappolato nell’oscurità. Lo fa per il suo giovane amico Alon Ohel e per tutti gli ostaggi ancora intrappolati. «Nessuno, nessuno, là sotto deve essere lasciato indietro. Nessuno va dimenticato».







