Mille anni di letteratura ebraico-tedesca on line.

Tecnologia

“Il nostro patrimonio comune non è solo quello di una tragedia”. Sono queste le parole con cui, due settimane fa, il primo ministro israeliano, Benjamin Nethanyau, ha salutato l’avvio dell’accordo fra Israele e Germania per la digitalizzazione e messa on line del patrimonio ebraico-tedesco della Biblioteca nazionale di Gerusalemme.

Il progetto nasce dall’esigenza, sentita da Gerusalemme come da Berlino, di valorizzare i punti di contatto (e anche di integrazione) fra la cultura ebraica e quella tedesca, lungo i secoli.
La prima fase di questo progetto si concentrerà sull’ampia letteratura ebraica prodotta in Germania: manoscritti di età medievale, ma anche libri, giornali rari.
In un secondo momento, si prevede la digitalizzazione anche degli archivi personali di figure decisive e rilevanti nella cultura ebraica e tedesca – si pensi a Gerschom Scholem, a Walther Benjamin, Martin Buber.
Tutto questo patrimonio, tra non molto, sarà consultabile non più solo nelle sale della Biblioteca Nazionale di Gerusalemme, ma direttamente via Internet.

Sul piano degli studi, la notizia è certamente di portata epocale; d’altra parte la Biblioteca Nazionale di Gerusalemme già da qualche tempo ha messo on line le prime collezioni digitalizzate dei periodici ebraici. A guardar bene però, questo progetto merita attenzione anche per alcuni dei risvolti in esso impliciti.
Gerusalemme infatti, seconda in questo forse solo a Washington – ricordiamo la notizia solo di qualche settimana fa, sull’accordo fra Yad Vashem e Google – si sta facendo promotrice di un processo che ha nei suoi scopi ultimi l’idea della “democratizzazione” della conoscenza; della diffusione più ampia e aperta del sapere, come ha dichiarato anche Aviad Stollmam, responsabile della collezione “ebraica” della Biblioteca Nazionale. Ma  c’è un ulteriore aspetto in questo genere di iniziative, che va considerato, quello politico.  Dietro a questo progetto c’è infatti un’intesa fra il governo israeliano e quello tedesco ed essa, a suo modo rappresenta il procedere della Storia. Le parole di Nethanyau citate all’inizio – e non a caso pronunciate proprio da Nethanyau – sono significative in questo senso.  “Quando le persone sanno da dove vengono, hanno un’opportunità in più di sapere dove stanno andando”, ha affermato ancora il primo ministro; “noi sappiamo da dove veniamo e sappiamo dove stiamo andando – sia come come singole nazioni, sia come paesi amici”.

Iniziative come queste, dunque, vanno inquadrate non solo nel “mero” ambito culturale, come qualcuno tende a fare, ma in quello più ampio della costruzione, continua e mai finita, di una nazione, della sua storia e della sua identità. Significa segnare il passo per il futuro, dare un indirizzo alle generazioni prossime.

Israele sembra aver colto anche questo risvolto.

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