Keplero 47: un sistema planetario con due soli


La scoperta è frutto della collaborazione fra gli studiosi del Kepler Science Team ed è stata presentata lo scorso martedì 28 agosto alla conferenza  dell’Unione Astronomica Internazionale di Pechino. Tutti i dettagli si trovano inoltre sull’ultimo numero della rivista Science. Si tratta della scoperta del primo sistema planetario con due soli. Fra i ricercatori che hanno partecipato agli studi per l’individuazione di questo particolare sistema solare, anche Tzevi Mazeh dell’Università di Tel Aviv, William Welsh e Jerome Orosz della San Diego State University. Il tutto grazie agli strumenti e alle tecnologie avanzate dell’osservatorio spaziale Kepler della NASA.

Keplero 47 è il primo esempio noto di sistema multiplanetario circumbinario: due pianeti che orbitano attorno a una coppia di stelle. Questo sistema contiene una coppia di stelle che ruotano una attorno all’altra sette giorni e mezzo. Una stella è simile al sole, l’altra è più piccola e 175 volte meno luminosa.
Dei due pianeti, quello più interno ha un diametro pari a tre volte quello della Terra e ha un periodo orbitale di 49 giorni; quello più esterno invece, leggermente più grande di Urano, impiega 303 giorni per una rivoluzione. Quest’ultimo inoltre si colloca nella cosiddetta ‘zona abitabile’, dove cioè è possibile la presenza di acqua sulla superficie del pianeta. Ciò dimostrerebbe che pianeti circumbinari possono esistere in zone abitabili.

Per Mazeh questa scoperta è importante soprattutto dal punto di vista astronomico: poichè uno dei pianeti  si trova nella zona “abitabile” del sistema, Kepler-47 si configura come un sistema solare planare simile al nostro (e questo secondo Mazeh è eccezionale, visto che la maggior parte dei pianeti scoperti sinora sono discontinui, con orbite non piane o disordinate intorno ai loro soli). Il fatto che un sistema così lontano dal nostro abbia una disposizione simile – e forse origini simili – al sistema solare, è emozionante, ha detto Mazeh. “Ogni nuovo pianeta che viene scoperto ci permette di capire il modo in cui si formano i pianeti, soprattutto in ambienti così diversi da quelli con cui abbiamo famigliarità”.

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