Rock e segreti: il chitarrista ebreo dei Doors compie 71 anni. 50 anni fa componeva “Light my fire” il loro più grande successo

Taccuino

di Roberto Zadik

Da sempre il mondo dello spettacolo è pieno di sorprese, gossip e contraddizioni e i segreti abbondano anche per quanto riguarda le rockstar di religione ebraica. Infatti lo “showbiz” come lo chiamano negli Usa si divide fra “ebrei palesi e quasi ovvi” da Bob Dylan a Leonard Cohen a Simon and Garfunkel a quelli “nascosti” fra paura, pregiudizio e shock famigliari post-Shoah o semplice disinteresse verso l’ebraismo e fra questi la lista è lunghissima. Su questo argomento mi ero abbondantemente soffermato nel lontano 2011 ai tempi del programma “Prozadik” da me ideato e condotto per la web radio “Jewbox”.

Ebbene in questo elenco c’erano nomi eccellenti come Lou Reed che però a volte menzionava la sua identità ebraica, Billy Joel e Neil Diamond, che si chiamava Noah Kaminski e la cantante dei Mamas and Papas, fino a veri “imboscati” come la cantante inglese Amy Winehouse, il cantautore e chitarrista dei Dire Straits Mark Knopfler e il grande Robbie Krieger, chitarrista dei mitici Doors. La band californiana, quest’anno compie 50 anni dal suo esordio fulminante con il disco “The Doors” uscito il 14 gennaio 1967, una delle pietre miliari della musica fine anni ’60 e dell’era hippie assieme a “Are you experienced?” di Jimi Hendrix e a “Sgt Peppers dei Beatles, tutti usciti in quel magico anno.

Ma cosa c’entrano i Doors con gli ebrei? Moltissimo. Non solo Krieger che scrisse la loro canzone più famosa “Light My Fire” che divenne un successo mondiale ma anche  il produttore Paul Rotschild, molto severo e esigente che litigava spesso con quel pazzoide geniale di Jim Morrison e il loro manager Jacob, Jack, Holzman erano miei correligionari e quest’ultimo scoprì per caso i Doors e li scritturò nella sua casa discografica, la Elektra Records, quando gli altri sembravano snobbarli o giudicarli troppo negativi e stravaganti per  la moralista America degli anni ’60.

Ebbene in tutto questo, la chitarra solida e la fantasia del chitarrista e compositore Robert Allan Krieger, nato da una famiglia laica di ebrei tedeschi, ebbe un ruolo fondamentale. Come profetizzava la copertina del già citato album “The Doors” che realizzata dal fotografo della band, Joel Brodsky, anche lui ebreo,metteva in evidenza  il faccione di Morrison col suo sguardo magnetico e indagatore lasciando nell’oblio gli altri tre della band, Manzarek, eccellente tastierista e amico personale di Jim, lo schivo e mite Krieger e il bravissimo batterista John Densmore che con Morrison ebbe un rapporto molto complesso di amore e odio per tutta i 5 anni della loro carriera. Ed è veramente successo così anche se sia Manzarek, che Densmore che Krieger erano eccezionali musicisti e i loro arrangiamenti lo dimostrano ampiamente. Fu un quinquennio intensissimo, quello dal 1967 al 1971, segnato da  vette di creatività e di ispirazione, con due album uno più bello dell’altro, come “The Doors” dove brillano capolavori come “Crystal Ship” o “The End” e “Strange Days” che contiene la splendida poesia “When the music’s over” scritta da un Jim particolarmente ispirato nella voce e nelle metafore. In quel contesto Krieger non fu un semplice esecutore ma parte attiva e dinamica e nonostante le apparenze riservate e educate nascondeva un’incredibile vena creativa e compositiva. Infatti come avvenne per il bassista dei Queen John Deacon, visse nell’ombra del carisma del leader della band Jim ma scrisse pezzi bellissimi come “You re lost my little girl”, “Wishful sinful” che divennero tutti grandi successi per la band e mostrò una pazienza invidiabile a sopportare il caratteraccio imprevedibile e a volte aggressivo di Morrison Sagittario ascendente Acquario, che alternava vertici di genialità e di talento a tonfi e bravate clamorose.

Egli fu spettatore tenace e controllato di tutti questi deliri e fu autore di canzoni memorabili che divennero grandi successi. Non solo “Light My Fire” che il capriccioso Jim a volte si rifiutava di cantare fra la rabbia dei fans, molti dei quali venuti al concerto solo per quella canzone o quasi, ma anche altre “perle” come il blues trascinante “Love me two times” e la sentimentale “You’re lost my li più avanti nella loro carriera la maliziosa “Touch me” che risollevò almeno in parte un fiasco colossale come l’album a fiati “Soft Parade” registrato nell’anno più difficile della carriera della band il 1969 distrutto dal concerto di Miami, in cui la band e soprattutto Morrison vennero accusati pesantemente di “oltraggio al pudore” rischiando vari anni di carcere. Per questo forse il fragile cantante della band morì misteriosamente a Parigi il 3 luglio 1971. Ma  chi è questo musicista?  Krieger era appassionato di musica e meditazione yoga fin dalla giovinezza, era un tipo strano e intellettuale anche lui come Morrison e Manzarek e e l’unico vero californiano assieme al batterista Densmore perchè Morrison nacque in Florida e Manzarek a Chicago.

Nacque 71 anni fa a Los Angeles l’8 gennaio del 1946 da una famiglia borghese che lo voleva ingegnere. Ma lui era un artista e a 19 anni conobbe gli altri Doors ed era il più giovane della band mentre il più anziano era il tastierista Manzarek di origine ungherese, nato nel 1939 che fungeva da fratello maggiore di Morrison in perenne lite col padre e con la famiglia che non volle più rivedere dopo il 1968. Questo chitarrista era dunque una personalità apparentemente tranquilla e defilata ma con una serie di brillanti intuizioni e di pulsioni segrete, che tenacemente sopportò le mille provocazioni di Morrison che diceva sornione di essere ammiratore di uno scrittore controverso come Celine, simpatizzante del nazismo e che scrisse una bella poesia in morte del bassista dei Rolling Stones Brian Jones ma con un verso decisamente sarcastico “e ti troverai in un paradiso carnale di cannibali e ebrei”.

Robbie Krieger era un musicista completo e assoli come quello splendido in mezzo a “Light My Fire” o gli attacchi secchi e passionali di inni rock come “Wild Child” e “Roadhouse Blues” sono passati alla storia. Così come il perfezionismo nelle esibizioni della band, la meticolosità e la capacità di essere sempre “sul pezzo” anche nei momenti più bui del gruppo ne hanno caratterizzato positivamente la personalità. Dopo la tragica e prematura scomparsa del carismatico ribelle Morrison e della sua compagna Pam Courson morta anche lei a 27 anni, 3 anni dopo nel 1974, Krieger, Manzarek, scomparso a 74 anni nel 2013, e il simpatico Densmore hanno continuato il ricordo di quell anni rilasciando interviste e scrivendo libri. Hanno anche sfornato due album senza Jim, come “Other Voices” e “Full Circe” che non hanno avuto molto successo o l’album postumo di poesie di Morrison “An american prayer” che Krieger e gli altri musicarono nel 1978. Successivamente il chitarrista non si è mai fermato e ha continuato a comporre canzoni, a mantenersi attivo e a collaborare con varie band cercando di riformare i Doors dopo la morte di Morrison riuscendoci ma non completamente col bravo cantante Ian Ashbury e chiamandoli “The Doors of the 21th century”. Ma come diceva Morrison “Quando la musica è finita, spegni le luci” ma per Krieger la musica continua sempre anche a 71 anni suonati anche se senza la stessa ispirazione dei mitici anni ’60 quando coi suoi capelli arruffati e lo sguardo miope e osservatore accompagnava in un angolo gli altri suoi amici. Fino alla fine e a quel tragico 3 luglio 1971, anno in cui da una telefonata improvvisa del produttore della band Bill Siddons i tre Doors vennero a sapere che Jim era morto. Una morte che ancora oggi rimane avvolta nel mistero come tante grandi scomparse del rock e dello spettacolo.

 

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