di Pietro Baragiola
Il rapper americano Macklemore è stato escluso dalle prossime date americane del Loop Tour di Ed Sheeran dopo le polemiche scoppiate per i suoi interventi pro-palestinesi durante i concerti del 4 e 5 settembre al MetLife Stadium nel New Jersey.
Benjamin Hammond Haggerty, vero nome dell’artista di Seattle, avrebbe dovuto aprire otto delle ultime dieci tappe statunitensi della tournée, ma la sua partecipazione è diventata un caso mediatico dopo la prima serata al MetLife, quando, arrivato sul palco, ha spiegato che uno dei motivi per cui aveva accettato di unirsi al tour di Sheeran era poter pronunciare davanti al pubblico le parole “Free Palestine”.
Il giorno successivo Macklemore è tornato sull’argomento, cantando il brano Hind’s Hall, pubblicato nel 2024 a sostegno delle proteste nei campus americani, mentre sugli schermi scorrevano le immagini del conflitto a Gaza. Inoltre, nel segmento dedicato ai suoi “fratelli e sorelle ebrei”, il rapper ha voluto precisare che le accuse di “apartheid” e “genocidio” che lui stesso ha rivolto a Israele non devono essere interpretate come un attacco all’intero popolo ebraico, ma i leader delle comunità americane la pensano diversamente.
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In seguito alla cancellazione delle esibizioni di Mavlemore, tutti gli altri artisti a sostegno del tour di Sheeran hanno dato forfait, a sostegno del rapper. Fra di loro ci sono Finneas, fratello di Billie Eilish, il cantautore irlandese Aaron Rowe, la band danese Lukas Graham e il gruppo folk irlandese Beoga, che si esibiva ogni sera con Sheeran.
Le reazioni della comunità ebraica
A contestare per primo l’utilizzo del concerto come piattaforma politica è stato l’Israeli-American Council (IAC), che già il 6 settembre ha lanciato una petizione chiedendo a Ed Sheeran, agli organizzatori e a tutti gli stadi di rimuovere Macklemore dalla scaletta.
“Questo dovrebbe essere un concerto, non un comizio politico, una protesta o un incontro dedicato all’attivismo” ha affermato l’organizzazione in una nota stampa, criticando quella che tutt’ora considera “una rappresentazione unilaterale del conflitto”.
Diversa nei toni ma altrettanto critica è stata la posizione della cantante ebrea Pink, che su un post di Instagram ha chiarito di non essere contraria allo slogan “Free Palestine” né di volere il licenziamento di Macklemore, ma di essere “fortemente preoccupata per l’esperienza che gli spettatori ebrei hanno dovuto affrontare al MetLife Stadium davanti alle immagini del conflitto e alle accuse rivolte a Israele”.
“Non devi essere d’accordo con una sola cosa fatta dal governo israeliano per non volere che la famiglia ebrea due file più avanti si possa sentire spaventata o presa di mira durante un concerto” ha affermato Pink, che attribuisce la sua empatia all’essere una “fiera madre ebrea”.
Kraft chiude le porte del Gillette Stadium
A trasformare la controversia in un problema concreto per la tournée è stato anche Robert Kraft, il miliardario ebreo e filantropo pro-Israele che ha confermato che Macklemore non avrà l’autorizzazione ad esibirsi al Gillette Stadium dove Sheeran ha in programma due concerti.
“Ciò che è avvenuto al MetLife è stato profondamente offensivo e doloroso per la comunità ebraica” ha affermato Kraft nel suo ultimo comunicato, spiegando le motivazioni della sua decisione e citando anche le precedenti controversie legate a Macklemore.
Il rapper, infatti, era già stato criticato nel 2014 per essersi presentato sul palco con un costume considerato “una caricatura antisemita”, fatto di cui si è poi scusato.
Kraft ha inoltre precisato che, “pur considerando reali la sofferenza e le perdite subite dai civili palestinesi, la loro difesa non dovrebbe avvenire a danno della comunità ebraica né oscurare le responsabilità di Hamas”. Con queste affermazioni il filantropo si è detto anche disponibile a incontrare Macklemore di persona per chiarire la vicenda.
Il rapper, però, non ha fatto marcia indietro e lunedì 14 settembre ha annunciato la sua esclusione raccontando di aver avuto conversazioni difficili con Sheeran, da lui considerato “un amico da tredici anni”, e ribadendo di non considerarsi una vittima.
“Se quelle parole mi sono costate il palco, riportando allo stesso tempo la conversazione sulla Palestina, allora lo considero il tour di maggior successo a cui abbia mai partecipato” ha scritto Macklemore sui suoi profili social, aggiungendo che queste posizioni gli sono già costate accordi commerciali, sponsorizzazioni e opportunità professionali.
Martedì 15 settembre anche Sheeran ha rilasciato una dichiarazione sui social, precisando che l’allontanamento dell’amico dal tour non è stata una decisione sua, bensì del promoter e degli impianti. La star di Halifax ha raccontato di aver cercato più volte di raggiungere un punto di mediazione con Kraft e gli organizzatori, senza però avere successo.
Nel mentre l’intero caso ha avuto nuove conseguenze da entrambi gli schieramenti: altri artisti hanno annunciato la propria uscita dal tour in solidarietà con Macklemore, mentre l’IAC ha ribadito che, a suo giudizio, la responsabilità di ciò che avviene sul palco dovrebbe ricadere anche su chi dà il proprio nome al tour.


