Gli Yemen Blues fanno ballare il Manzoni

di Roberto Zadik

 

 

Grande inizio con la musica israeliana yemenita per “Aperitivo in concerto”

Gli Yemen Blues

 

Una grande festa in un teatro non si vede tutti i giorni, ma grazie al carisma e all’energia del frontman degli “Yemen blues”, Ravid Kahalani e alla bravura di questi affiatati musicisti, questo è stato possibile. La 31esima stagione di “Aperitivo in concerto” prestigiosa rassegna musicale in corso fino al 20 marzo, al Teatro Manzoni, si è così aperta in grande stile con questo gruppo israeliano che sbarca per la prima volta in Italia eseguendo davanti al vasto pubblico in sala alcuni brani del loro nuovo album “Insanya” (che in arabo significa “umanità”). La prima parte del concerto più riflessiva anche se le canzoni brillanti e gli applausi non sono mancati mentre la conclusione è stata decisamente vivace con il pubblico che, verso la fine dello spettacolo, ha cominciato a ballare e a dimenarsi, in gioiosa atmosfera dal sapore orientale con Kahalani che ha incitato la platea “let’s enjoy the party” (divertiamoci alla festa) guidando le danze e saltellando sul palco.

Presenti all’iniziativa personalità comunitarie come i due presidenti Milo Hasbani e Raffaele Besso, il vicepresidente dell’Ucei, Roberto Jarach e il presidente del Keren Hayesod, Andrea Jarach. Prima di iniziare la loro esibizione, a introdurre i musicisti, è stato il direttore artistico della manifestazione Gianni Morelembaum Gualberto che ha sottolineato l’unicità di questa band che “è la più trasversale di tutto il calendario, in quanto unisce vari generi musicali e tradizioni culturali, dai canti yemeniti, alla cultura ebraica, al jazz americano”. Subito dopo il gruppo ha cominciato il suo show condotto da uno scatenato Kahalani abbigliato per l’occasione con un look assai particolare, vestito di nero e con capelli gialli intrecciati in stile “rasta” e coperti da un “bellissimo cappellino italiano” come ha scherzato. L’artista sul palco ha ringraziato calorosamente gli organizzatori del concerto, da Morelembaum a “Daniele e Bruno che sono venuti fino a Tel Aviv per ascoltarci”. Fra ironia e serietà, il cantante ha tenuto alcuni brevi interventi a intervallare i brani della scaletta. “Sono felice” ha detto Kahalani” di stare qui con la grande famiglia degli Yemen Blues, nel Paese della pizza e nella bellissima Milano”. Poi il vocalist ha specificato che “la nostra lingua è la vostra lingua. Non ci sono differenze fra religioni, Paesi e etnie e le nostre canzoni vanno bene per tutti perché vengono direttamente dal cuore e questa è la cosa più importante. Solo con la musica possiamo essere tutti uniti indipendentemente dalla lingua e dalla religione in un momento molto difficile per il mio Paese, Israele, dove accadono violenze provocate da gente stupida e piena di odio”.

Danzando sul palco, dimenandosi e saltellando, il carismatico vocalist di origine yemenita, ma nato e cresciuto in Israele, ha cantato soprattutto in arabo, diversamente da tutti gli altri artisti israeliani che cantano quasi sempre solo in ebraico e al massimo in inglese. Ricordando artisti israeliani yemeniti, come la scomparsa Ofra Haza e Noa, entrambe molto fiere delle loro origini e delle tradizioni yemenite ha cantato in lingua melodie suggestive come “Um al yaman” e “Jat Mahibati” e il brano in francese “Ton sourir” di grande emozione per il quale Kahalani si è scusato dicendo “perdonatemi se il mio francese non è un granché, ma ho pensato di più alla musica”. Fra i brani più toccanti dell’esibizione di questa band,una struggente canzone d’amore con il bravissimo musicista e polistrumentista ebreo americano, Shanir Blumenkrantz, che si è cimentato in virtuosismi con l’oud, strumento nordafricano e mediorientale simile al bouzouki greco e al mandolino italiano. In tema di strumentisti, notevoli i numeri alla batteria dei percussionisti, Rony Irwyn e Itamar Doari che si sono cimentati un crescendo ritmico molto energico accompagnati dal fragoroso applauso del pubblico e il tastierista Brian Marsella e i trombettisti Roei Harmon e Gershon Wisenfirer.

A fine serata, disponibile e un po’ timido, molto diverso da com’è quando si esibisce, Kahalani ha firmato alcune copie dell’album, facendosi fotografare assieme a diverse persone e intrattenendosi in chiacchiere e battute assieme ai suoi tanti fan. Ma questo è solo l’inizio dei grandi live di “Aperitivo in concerto” e due appuntamenti di musica ebraica si susseguiranno prima coi messicani “Klezmerson” domenica 15 e poi con il grande chitarrista ebreo americano Marc Ribot che si esibirà il 22 novembre.

A proposito dei Klezmerson, con loro si cambierà completamente genere, passando dalle suggestive atmosfere yemenite e orientali alla musica ashkenazita, est europea rivista in versione messicana, jazz e rock psichedelica. Infatti domenica 15 novembre, sempre dalle 11 di mattina al Teatro Manzoni, (biglietto 12 euro, per prenotazioni www.aperitivoinconcerto.com), si esibiranno i messicani “Klezmerson” capitanati dal vivace Bernard Schwarz e anch’essi scoperti dal vulcanico produttore e compositore ebreo americano John Zorn, del quale eseguiranno diverse canzoni. Un gruppo fenomenale e molto raffinato, che ripercorrerà la musica klezmer in versione completamente innovativa suonando pezzi trascinanti come “No es por nada” (Non è per niente) o la suite strumentale “Katarinke” e “Misrilou”, tratti da lavori interessanti come “Klezmerol” o “Amon: The book of Angels”.

In conclusione del mese, suonerà un grande talento della chitarra, come il musicista ebreo newyorchese Marc Ribot. Raffinato e versatile, Ribot è noto per le sue abilità musicali e la versatilità, passa con disinvoltura dal jazz, alla musica sperimentale, fino ai ritmi cubani e caraibici, e durante il suo concerto verrà accompagnato dalla sua band gli “Young Philadelphians”. L’artista, 61enne, nella sua lunga carriera ha duettato assieme a varie leggende musicali iniziando nei primi anni ’80. Fra le tante collaborazioni importanti, Ribot ha suonato con Elton John, e Tom Waits lavorando assieme a lui per il suo album “Raindogs” il suo capolavoro e ispirandolo per nuovi percorsi musicali e artistici. Il musicista ha suonato con altri, fino ad artisti italiani come Vinicio Capossela, autore di brani originali e intensi come “Cos’è l’amore” e “Scivola via” o la vocalist jazz Chiara Civello.

 

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