di Pietro Baragiola
Nella terza puntata della serie, intitolata “9.00 A.M.”, il dottor Michael “Robby” Robinavitch, si parla della strage alla sinagoga del 2018, e del sostegno offerto dalla comunità islamica americana subito dopo la strage, riferendosi alla campagna di solidarietà che ha raccolto oltre 238.000 dollari per le famiglie delle vittime.
La seconda stagione di The Pitt, il medical drama prodotto da HBO, ha riportato sotto i riflettori una delle pagine più drammatiche della storia recente degli Stati Uniti: l’attacco nella sinagoga Tree of Life di Pittsburgh, avvenuto il 27 ottobre 2018 e in cui persero la vita ben 11 persone.
Nella terza puntata della serie, intitolata “9.00 A.M.” e messa in onda lo scorso 22 gennaio, il dottor Michael “Robby” Robinavitch, interpretato da Noah Wyle (ruolo per cui nel 2026 ha vinto sia il Golden Globe che l’Emmy Award), incontra la paziente Yana Kovalenko (Irina Dubova), una sopravvissuta alla strage alla sinagoga.
Attraverso il dialogo tra i due personaggi, The Pitt non si limita ad evocare il passato, ma ne mostra anche gli effetti nel presente, ribadendo che “non esiste un orologio per stabilire quanto tempo serva al dolore per guarire definitivamente”.
Il dialogo tra Robby e Yana
Tutto ha inizio quando Yana si reca al centro ospedaliero del dottor Robinavitch, per via di ustioni gravi riportate durante un incidente domestico.
La paziente confessa di essere stata presa alla sprovvista dal rumore dei fuochi d’artificio durante le celebrazioni del 4 luglio (fil rouge dell’intera stagione) e di aver reagito in modo incontrollato, cadendo e ferendosi.
Dopo aver preso confidenza con il dottore, Yana racconta a Robby che il frastuono le aveva riportato in mente il trauma irrisolto dell’attacco alla sinagoga Tree of Life: “quando sento esplodere i fuochi d’artificio…è difficile non rivivere tutto” afferma la paziente, spiegando come certe situazioni possono riaprire ferite che non sono mai del tutto guarite. “Ero lì quando è successo.”
La conversazione tra i due personaggi diventa dunque il cuore dell’episodio con scambi che trascendono la sfera clinica per toccare il trauma collettivo: mentre Yana piange raccontando il suo vissuto, Robby la guarda non solo con rispetto professionale ma anche con l’empatia che solo un membro della stessa comunità può dimostrare. Il medico, infatti, racconta alla paziente di far parte della sinagoga Rodef Shalom, sottolineando come la comunità di Pittsburgh, pur colpita, non è mai stata intaccata nella sua unità.
La solidarietà interreligiosa

Uno degli elementi centrali dell’episodio è il tema della solidarietà tra comunità religiose diverse.
Mentre viene curata, Yana ringrazia l’infermiera musulmana Perlah Alawi (Amielynn Abellera) per “il sostegno offerto dalla comunità islamica americana subito dopo la strage”, riferendosi alla campagna di solidarietà che ha raccolto oltre 238.000 dollari per le famiglie delle vittime.
“Dopo la sparatoria siete stati voi ad aiutarci. Avete raccolto i fondi e pagato i funerali” afferma la paziente, rivolgendosi a Perlah.
Lo stesso Wyle, che ha partecipato alla scrittura dell’episodio, ha raccontato di essere rimasto particolarmente colpito dal modo in cui diverse comunità religiose hanno collaborato per affrontare il lutto e il dolore.
“Quel tipo di solidarietà rappresenta l’aspetto più luminoso, carico di speranza e al contempo meno raccontato dell’intera vicenda” ha spiegato l’attore in un’intervista rilasciata al magazine Variety.
Qui, la scelta narrativa ha un forte peso civile: in un Paese come l’America, in cui gli episodi di violenza armata sono sempre più numerosi, The Pitt utilizza come location un ospedale, non solo per mostrare l’emergenza medica ma anche come specchio delle ferite che vanno ben oltre i tessuti umani, arrivando a toccare la memoria collettiva.
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