Al No’hma “Bpolar”, della compagnia israeliana Ayit

Spettacolo

di Nathan Greppi

Uno spettacolo molto particolare quello portato in scena dalla compagnia israeliana Ayit, che mercoledì 21 e giovedì 22 novembre ha portato Bpolar allo Spazio Teatro No’hma.

La prima di mercoledì ha anche inaugurato il Premio Internazionale “Il Teatro Nudo” intitolato a Teresa Pomodoro, attrice, drammaturga e fondatrice del teatro. Inoltre, la serata è stata dedicata al regista teatrale lituano Eimuntas Nekrosius, esponente di spicco del teatro europeo e deceduto il 20 novembre.

Lo spettacolo

La rappresentazione, ispirata al racconto Le memorie di un pazzo di Nikolaj Gogol, racconta la vita di un umile impiegato che, innamoratosi della figlia del suo capo, viene preso da un’ossessione, dovuta anche al suo disturbo bipolare, che lo condurrà gradualmente alla pazzia. Tutto viene narrato non attraverso l’uso delle parole, bensì attraverso un particolare miscuglio di video, giochi di luci multicolori e musiche, che coinvolgono lo spettatore molto più del semplice dialogo.

Per tutta la durata dello spettacolo, i sei interpreti riescono a esprimere egregiamente gli stati d’animo più disparati, e il tutto senza dire una parola: gioia, passione, rabbia, paura, disperazione. Inoltre, gli effetti speciali riescono, attraverso video e scritte di sottofondo, a guidare lo spettatore all’interno della mente del protagonista, consentendogli di vedere il mondo attraverso i suoi occhi e, di conseguenza, facendogli provare il dolore che questi racchiude nel proprio cuore.

La parola al regista

Dopo lo spettacolo, abbiamo fatto alcune domande al regista, Yoav Michaeli.

Come è nata l’idea dello spettacolo?

È un tipo di regia alla quale stiamo lavorando già da alcuni anni, e la stiamo sviluppando mescolando video, teatro, movimento, scrittura e musica. In un certo senso è uno lavoro che si sviluppa di spettacolo in spettacolo.

Chi vi ha ispirato?

Sono tanti i registi che ci hanno ispirato, ci sono altre compagnie che fanno uso dei video e del movimento, ma ciò che ne è venuto fuori è davvero speciale: siamo stati dei pionieri nel combinare tutte queste cose. Dato che lo portiamo in tutto il mondo, direi che è venuto bene.

È la prima volta che venite in Italia?

Sì. Siamo stati a Londra, a Montreal, nell’Est Europa, in Armenia, posti così, ma in Italia è la prima volta che veniamo. All’interno di questo fantastico progetto di Livia Pomodoro (direttrice del teatro e sorella di Teresa, ndr) che ci ha invitato, siamo davvero orgogliosi di aver potuto venire qui.

Quali sono i vostri progetti futuri? Tornerete in Italia?

Saremmo molto felici di tornare in Italia, l’Italia è un luogo con una grande tradizione teatrale, di grandi artisti. Per noi è un sogno che si avvera esser potuti venire fin qui. Il nostro è un teatro di Beer Sheva, che non è un grande centro culturale in Israele, non è Tel Aviv, raggiungere persone in tutto il mondo con il nostro spettacolo è un grande risultato.

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