L'università di Gerusalemme ha creato un programma anti-Covid

Proseguono in Israele le ricerche per la cura e prevenzione del Covid-19

Salute

di Ilaria Ester Ramazzotti
In Israele proseguono con successo le ricerche per la cura del Covid-19. Nei primi giorni di maggio, l’Israel Institute for Biological Research aveva isolato un primo anticorpo monoclonale neutralizzante, mentre sempre in maggio i ricercatori del noto istituto sono riusciti a isolare ben otto diversi tipi di anticorpi, oltre a concludere la prima sperimentazione di un vaccino sui roditori. 

Per proseguire verso una seconda fase del percorso finalizzato alla produzione di un vaccino utile all’uomo serviranno ancora tempo e lavoro. Nel frattempo, anche il cammino verso l’ottenimento di una cura prosegue con passi positivi. Come ha spiegato Christian Cantor, ambasciatore israeliano in Colombia, è a questo che tende la ricerca sugli anticorpi: «Non si tratta di un vaccino, quindi non permetterà di prevenire la malattia, ma può essere un buon punto di partenza per una cura efficace, in grado di salvare vite». La dichiarazione è riportata da Il Mattino.

Se il vaccino potrà essere utilizzato per prevenire la malattia nei soggetti sani, un antivirale e una cura saranno utili a debellarla in chi ha contratto il virus Sars-Cov-2 e sviluppato il Covid-19. Un obiettivo da perseguire per la cura dei malati, quindi, ma anche un rimedio che si rivelerà fondamentale soprattutto in caso di mutazioni del virus, che renderebbero complessa l’identificazione di un vaccino.

Un super laboratorio anti Covid-19 nei programmi dell’Università Ebraica di Gerusalemme

Intanto, attraverso l’American Friends of Hebrew University, una coppia statunitense, Brad e Sheryl Schwartz, ha donato un milione di dollari all’Università Ebraica di Gerusalemme per la ricerca contro il Covid-19. Lo ha pubblicato il Jerusalem Post lo scorso 5 giugno.

La somma donata contribuirà alla realizzazione di un laboratorio di biosicurezza di alto livello per la ricerca a contatto diretto con il virus vivo. Si studierà l’intera struttura del virus combinando strategie di ingegneria computazionale e genetica, per testare i singoli componenti virali e identificare quelli che stimolano di più una risposta delle cellule immunitarie. Il costo complessivo dell’opera è stimato in cinque milioni di dollari. 

“Ricercatori, docenti e studenti della Hebrew University stanno lavorando incessantemente e hanno già ottenuto importanti progressi” ha dichiarato Clive Kabatznik, presidente del consiglio di amministrazione dell’American Friends of Hebrew University. Gli esperti stanno anche studiando le conseguenze dell’isolamento sociale e della crisi economica causati dal lockdown, oltre a sviluppare strumenti e modalità per prevenire la diffusione del virus.

“Per aumentare la nostra comprensione del virus e per sviluppare un piano di attacco, abbiamo bisogno di laboratori altamente sicuri in cui le persone possano lavorare senza esserne infetti”, ha sottolineato Dina Ben Yehuda, preside della Hadassah-Hebrew University School of Medicine.

Partendo dalla struttura completa del virus, ha detto Asher Cohen, presidente dell’Università Ebraica di Gerusalemme, “i nostri scienziati hanno adottato un approccio più ampio e più innovativo”. “Siamo grati ai nostri partner statunitensi che ci aiutano a equipaggiare i nostri ricercatori. Questa infrastruttura tanto necessaria farà avanzare notevolmente la medicina computazionale nell’era post-coronavirus”.

Il programma anti-Covid 19 dell’Università di Gerusalemme mette in campo studiosi di microbiologia, immunologia, epidemiologia, nanotecnologia, informatica, chimica e fisica, tutti in corsa per ottenere un vaccino, medicinali, trattamenti e strategie utili ad arginare la malattia.

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