Luciana Harari: «C’è un diffuso bisogno di aiuto e sostegno»

Salute

di Ilaria Ester Ramazzotti

Psicologia e supporto alla persona in tempo di pandemia

Paura, disturbi ansiosi e dell’umore, stress post-traumatico e ciò che l’OMS definisce “pandemic fatigue” per i comportamenti raccomandati contro la diffusione del virus. Sono i disagi psicologici che nei giorni del lockdown colpiscono soprattutto i più fragili. Per questo Luciana Harari, psicologa e psicoterapeuta, con un’esperienza trentennale al dipartimento di psichiatria dell’Ospedale Sacco, già docente in psicologia clinica all’Università degli Studi di Milano, dallo scorso marzo svolge gratuitamente un servizio per la Comunità.

«Una collaborazione volontaria – ci spiega -, che prevede una consultazione e un percorso psicologico, da tre a cinque colloqui online, per persone inviate dal Servizio Sociale», spesso in condizioni economiche disagiate. Vediamo meglio di che cosa si tratta. «L’isolamento quasi totale nel lockdown ha ripercussioni ancora difficili da decifrare. È un trauma complesso che ha prodotto varie reazioni altrettanto traumatiche. Alcuni non si sentono in diritto di chiedere un aiuto psicologico, pur presentando insonnia, costante stato di allerta, crisi d’ira e aumento delle patologie psicosomatiche. Il rischio maggiore è per le persone che hanno già quadri depressivi, fobici, disturbi ossessivi e di personalità, che sviluppano, talvolta, pensieri catastrofici.

La proposta di questo servizio psicologico ha così coinciso con un grande bisogno di sostegno da parte degli utenti, fra cui anche persone che non avevano mai pensato di aver bisogno di un aiuto sul versante psichico, che hanno aderito a questa iniziativa in modo continuativo da marzo 2020 ad oggi».

Obiettivo principale resta allora il contenimento delle ansie, dalla paura del contagio alle angosce individuali. «La paura ha un effetto dirompente sulla psiche di ogni persona e sulla società – sottolinea Luciana Harari -: si alimentano a dismisura l’insicurezza, la confusione, la paura per la propria salute, per il futuro economico. Aveva ragione Franklin Roosevelt quando diceva che non dobbiamo aver paura di nulla se non della paura stessa».

Fra gli utenti ci sono anche «dei giovani, che sembrano sperimentare maggiore ansia, sofferenza e paura per il futuro», mentre «alcuni genitori hanno richiesto una consulenza psicoeducativa». La mancanza di contatti umani, affiancata alla crisi economica, ha infatti favorito forti tensioni familiari nei contesti più deprivati.

Una delle tematiche più frequenti è «la conflittualità che si crea in ambienti e spazi limitati, producendo una paralisi del pensiero che fa oscillare le emozioni tra la depressione per ciò che è accaduto e l’ansia per ciò che accadrà. Il sintomo più diffuso è quello della fuga fobica e del ritiro sociale davanti all’avanzata dell’epidemia. Rimanere chiusi in casa ha anche il significato di ritrovare confini sicuri favorendo un effetto de-angosciante. Tale situazione di isolamento sociale ha favorito, paradossalmente, uno stato di benessere regressivo, nel quale l’improvviso rallentamento dei ritmi vitali ha prodotto un ritiro protettivo».

In particolare, «il panico è associato a un vissuto profondamente depressivo. È la condizione nella quale si trovano tutte le soggettività più fragili e più duramente provate dalla crisi economica, che hanno la necessità di una presenza tangibile che dia loro un sostegno immediato, una cura senza differimenti. Si assiste altresì a un aumento dei disturbi ansiosi e dell’umore tra i bambini e gli adolescenti che, come negli adulti, sono la conseguenza del disturbo da stress post-traumatico collegato all’esperienza del lockdown. I genitori, anche in questo caso, chiedono una consulenza sulla gestione di questi momenti di crisi dei loro figli». Ma per battere la paura, la psicoterapeuta evidenzia come, in generale, in questo contesto pandemico «assistiamo anche alla nascita di un forte senso di appartenenza alla Comunità, di solidarietà, unità e di coesione che ha avuto un effetto benefico sul piano clinico».

Menu