Quando il cuore perde il ritmo. Sintomi, prevenzione, controlli. E non temere il pronto soccorso

di Marina Gersony

È vero che le malattie cardiache sono sempre più diffuse tra i giovani? Esiste una correlazione tra attacchi cardiaci, attacchi di panico ed emozioni? Lo abbiamo chiesto al Dottor Andrea Finzi, cardiologo.

 

Ansia e panico

È vero che le malattie cardiache sono in aumento tra i giovani?
«Questo dato è più apparente che reale. Occorre distinguere fra malattie cardiache determinate dai ben noti fattori di rischio ed alcune patologie congenite abbastanza comuni che vengono ormai diagnosticate facilmente con lo screening dei giovani, ad esempio per l’attività sportiva. Tutto questo fa sì che il numero di giovani definiti cardiopatici possa apparire aumentato, ma ciò dipende in buona parte da una più precisa e diffusa attività diagnostica. In realtà, la cardiopatia ischemica, cioè la principale fra quelle acquisite, è da decenni in riduzione in tutte le fasce d’età, grazie alle modificazioni delle abitudini alimentari, l’astensione dal fumo, l’attività fisica regolare, lo screening dell’ipertensione, dell’ipercolestrolemia e del diabete soprattutto nei soggetti con precedenti familiari, raccomandazioni la cui importanza è stata ampiamente recepita. Fanno eccezione alcuni gruppi sociali, non necessariamente disagiati, fra i quali l’incidenza della cardiopatia ischemica si mantiene elevata o addirittura aumenta anche fra i giovani soprattutto se agli altri fattori di rischio si aggiunge l’assunzione di cocaina, una fra le principali cause di infarto miocardico prima dei 40 anni».
Attacchi cardiaci: quali i sintomi da tener sotto controllo?
«Purtroppo, gran parte dei cosiddetti “attacchi cardiaci” non sono preceduti da sintomi che possano mettere in allarme. I prodromi avvertibili, quando presenti, sono spesso poco specifici e raramente compare il classico dolore al petto e al braccio sinistro durante sforzo, emozione o dopo un pasto abbondante. La mancanza di respiro per sforzi lievi o a riposo, le palpitazioni improvvise, soprattutto se irregolari, gli svenimenti e le sudorazioni, la sensazione di debolezza e malessere generale sono sintomi importanti che devono avviare ad una valutazione medica urgente soprattutto le persone con fattori di rischio già noti».
Attacchi di panico e attacchi di cuore
«Una valutazione medica attenta consente di distinguere facilmente un attacco di panico dal sintomo di un problema cardiaco. Questo però non può essere compito dei testimoni “laici”, anch’essi coinvolti emotivamente, soprattutto quando il fatto si verifica per la prima volta e con tutto il seguito di sintomi, quali l’oppressione al petto, la palpitazione, la mancanza di respiro. Quindi, se la situazione non si risolve rapidamente con i banali interventi di rassicurazione (tra cui l’utile pratica di far respirare in un sacchetto  di carta l’aria espirata dal soggetto stesso) un controllo medico urgente (Pronto Soccorso) deve essere fatto».
Malattia cardiaca ed emozioni
«Lo stress emotivo è potenzialmente pericoloso per chi è già affetto da una malattia cardiaca, nota o ancora occulta, ma è anche vero che lo stato di continua ansietà favorisce lo sviluppo di una cardiopatia soprattutto se si somma ad altri fattori di rischio. La psicoterapia e le tecniche di rilassamento sono il primo livello di intervento, prima di passare agli psicofarmaci (sotto controllo specialistico). Dal punto di vista cardiologico sono utilissimi i betabloccanti che “frenano” la frequenza cardiaca, tengono a bada la pressione e possono anche avere un effetto sedativo del sistema nervoso centrale. Grazie ad essi sono quasi scomparse le forme più eclatanti della cosiddetta “nevrosi cardiaca” un tempo assai diffusa».