Alla scoperta della misteriosa Qumran e dei rotoli antichi del Mar Morto

di Paolo Castellano

Il 2 dicembre l’Ufficio Nazionale israeliano del Turismo ha organizzato un evento online intitolato “Alla scoperta dell’affascinante mondo di Qumran”. Il webinar è stato condotto da Mariagrazia Falcone, direttore dell’ufficio stampa dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo, e ha ospitato i contributi di Kalanit Goren, direttore della sede italiana dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo, di Dan Farkash, direttore del Parco di Qumran e di Marcello Fidanzio, professore presso l’Istituto di Cultura e Archeologia delle terre bibliche alla Facoltà di Teologia di Lugano.

Dopo un’introduzione sulle caratteristiche geografiche e turistiche, il webinar si è focalizzato sulle novità che i turisti potranno osservare quando si recheranno in Israele per visitare la località di Qumran. Fino ad oggi, la località è stata famosa in tutto il mondo per il suo insediamento, l’unico luogo frequentabile. Però, da quest’anno sarà possibile percorrere un grande sentiero per poter camminare sotto le grotte che si trovano lungo la falesia, a Nord di Qumran. I visitatori non potranno entrare nelle grotte, dove in passato sono stati ritrovati i Rotoli del Mar Morto, ma per la prima volta ci sarà l’opportunità di vederle da molto vicino e conoscerne la storia attraverso delle didascalie che ne indicano la posizione.

Durante l’incontro online, il Prof. Fidanzio ha voluto approfondire con gli spettatori alcuni aspetti storici che hanno alimentato e alimentano il mito sui rotoli e le rovine dell’insediamento vicino al Mar Morto. Ve li riproponiamo qui sotto.

I Rotoli del Mar Morto

Per parlare dei Rotoli del Mar Morto si deve prendere in considerazione una data precisa. Il 1947, un anno importante per gli israeliani perché l’Assemblea Generale dell’ONU stabilì la partizione della allora Terra di Palestina in due entità, una parte per gli arabi e una per gli ebrei. Questo episodio storico fu poi la base della nascita del moderno Stato di Israele, avvenuta nel 1948. Il 1947 fu però altrettanto importante per l’archeologia israeliana: un professore dell’Università ebraica di Gerusalemme, Eleazar Lipa Sukenik, aveva acquistato 3 grandi rotoli di Qumran da un mercante di antichità a Betlemme – gli oggetti sarebbero stati ceduti da un gruppo di beduini.

Dunque, il 1947 è la data di inizio di un percorso di studi e ricerche su Qumran, che dura tutt’oggi. Per molto tempo non si è saputo più nulla delle scoperte e del contenuto dei rotoli, cosicché si è alimentato un clima di mistero intorno alla reticenza dei ricercatori. Tutti si domandavano cosa ci fosse all’interno dei testi antichi, si parlava della Bibbia o di qualche testimonianza del nuovo testamento? Tali curiosità sono perdurate per tutti gli anni Novanta. Oggi invece la situazione è più chiara.

Attualmente, per gli studiosi è disponibile una collana di 40 volumi che è stata pubblicata dall’Università di Oxford.  La collezione, ultimata nel 2009, presenta tutti i manoscritti di Qumran. Dunque, oggi, i testi sono disponibili in fotografia, trascrizioni, traduzioni, commentari. Per di più, gli studiosi hanno un ulteriore strumento di approfondimento: su Internet è presente un portale creato da un’unità speciale del dipartimento della Antichità di Israele che mette a disposizione, ad altissima definizione, i manoscritti. Sul sito della Leon Levy – Dead Scroll Digital Library si possono visualizzare i dettagli grafici dei testi. Questo progetto è stato dichiarato concluso nel 2019.

L’archeologia

Rispetto alle certezze sui Rotoli del Mar Morto, l’archeologia dell’insediamento di Qumran è ancora avvolto da dubbi e teorie. Ci sono ancora scavi attivi e periodicamente vengono pubblicati nuovi studi in materia. In questi anni, gli archeologi si stanno concentrando sulle grotte e sull’area cimiteriale del villaggio. Infatti, c’è l’ipotesi che a Qumran sia stato seppellito un personaggio di rilievo.

L’insediamento antico è un argomento molto discusso, ci sono addirittura quattro riviste monografiche che pubblicano articoli e studi su Qumran. Per questa ragione, l’Università ebraica di Gerusalemme ha istituito un centro che ogni settimana aggiorna la bibliografia delle pubblicazioni. Dunque, gli studiosi hanno pareri diversi ma su alcuni punti si trovano d’accordo. Per esempio si è stabilito cosa “non” rappresentino le grotte e l’insediamento.

Le grotte di Qumran 

Come è stato scritto sopra, oggi è possibile raggiungere la grotta n. 1 attraverso un sentiero che si trova affianco della falesia di roccia, che si trova a Ovest di Qumran. Questo buco è stato il protagonista della letteratura sui rotoli antichi: si è raccontata la storia del beduino che tira una pietra ed entra nella grotta, scoprendo i manoscritti. Per varie ragioni, tale narrazione ha grossi limiti. La grotta n.1 ha un fascino particolare perché all’interno di essa sono stati scoperti degli importanti rotoli in ottimo stato di conservazione. Su tutti, il rotolo di Isaia, che rappresenta oltre 7 metri di tutto il testo del libro di Isaia – i 66 capitoli integrali sono stati esposti nel Santuario del Libro di Gerusalemme.

Che cosa rappresentano queste grotte? Gli studiosi se lo sono chiesto tante volte. Nonostante i quesiti, i ricercatori hanno escluso che le grotte fossero delle abitazioni dove le persone avevano un letto, degli utensili e la propria biblioteca. Chi frequentava le grotte ci andava puntualmente per deporre i manoscritti. Gli studiosi sostengono questo perché nelle grotte sono stati ritrovati dei particolari materiali: un rotolo che veniva chiuso e avvolto con un laccio di pelle che si chiudeva su una fibbia. A sua volta, il rotolo veniva avvolto in un tessuto di lino bianco – candeggiato perché il tessuto in natura ha un colore più scuro – e chiuso con una corda. Il pacchetto del manoscritto veniva poi inserito in una giara cilindrica con un coperchio. Questo contenitore ha una struttura particolare e ciò è un’indicazione precisa dell’origine dei rotoli: nel villaggio di Qumran sono state scoperte delle giare identiche.

Inoltre, gli archeologi hanno scoperto che i rotoli delle grotte hanno una caratteristica comune: sono di argomento religioso. Nel XX secolo sono stati ritrovati circa mille rotoli del tardo periodo del Secondo Tempio, ovvero introno al I secolo a. C o d.C. I testi ritrovati sono utili per conoscere ciò che fu il giudaismo antico.  Come ha infine riportato il prof. Fidanzio, le grotte si trovano in vari punti: alcune vicino all’insediamento, altre invece più lontano. La sfida per i ricercatori è infatti capire perché nessun rotolo sia stato rinvenuto nel villaggio e di conseguenza la funzione delle caverne per gli abitanti di Qumran. La soluzione potrebbe arrivare da uno studio approfondito degli elementi costitutivi dell’insediamento a pochi chilometri dal Mar Morto.

L’insediamento di Qumran 

Il villaggio di Qumran non è molto esteso. Entrando da Nord, ci si trova davanti a un bagno rituale. Non è l’unico. Infatti a Qumran ce ne sono molti e anche altre vasche emerse dagli scavi sono una chiara indicazione della ritualità religiosa. L’insediamento è dunque caratterizzato da una grande attenzione per le norme di purità. Secondo gli studiosi, la purità è un elemento che caratterizza l’abitante del villaggio e tale concetto è presente anche nei testi antichi. Chi ha scritto i Rotoli del Mar Morto riteneva che non solo avvicinandosi al Tempio, ma anche fuori da esso, bisognasse vivere rispettando uno stato di purità, lo stesso da utilizzare per avvicinarsi alla casa di D-o.

Uno delle zone più particolari di Qumran è rappresentato dal locus 130. Qui gli archeologi hanno trovato del vasellame in frantumi: centinaia di vasi intorno all’insediamento con dentro ossa di animali. Nessuno ha ancora scoperto la funzione di questi oggetti – non c’è una ragione pratica – ma questa abitudine è sicuramente legata alle tradizioni particolari degli abitanti di Qumran.

Il villaggio è stato definito un insediamento comunitario. Oltre alle vasche, sono presenti zone di lavoro e anche una torre fortificata, che aveva una funzione strategica per la difesa del luogo. Un’altra stanza importante è rappresentata dal locus 4: è l’unica area che possiede una bancata, un elemento che non si trova in altri vani. Solitamente il rinvenimento di una bancata significa la presenza di una sinagoga. Tuttavia, pur non avendo certezza della funzione del locale, gli studiosi affermano che il locus 4 fosse un luogo di ritrovo con delle nicchie e una speciale istallazione per l’acqua. In un angolo della camera è stata inoltre ritrovata una giara uguale a quella della grotta 1.

Una prova dunque del collegamento tra le caverne e Qumran. Dunque, per gli studiosi le grotte e l’insediamento fanno parte di un’unità. I rotoli sono arrivati nelle caverne grazie allo sforzo di un singolo o più abitanti di Qumran. Uno dei motivi del trasferimento dei rotoli potrebbe essere l’arrivo dei romani di Vespasiano che nel 68 conquistarono Qumran dopo aver sottomesso Gerico.

Nel locus 30 invece sono stati rinvenuto 6 calamai. Tale ritrovamento non ha stupito gli studiosi, visto che gli abitanti del villaggio vivevano e scrivevano. Però il numero dei calamai è al di sopra della media, solitamente non se ne sono trovati così tanti all’interno di un sito archeologico. Inoltre, erano presenti delle tavole di pietra sulle quali gli scriba si appoggiavano. Tutto ciò era in uno strato di crollo, la stanza della scrittura si trovava infatti al secondo piano. Poi c’è il locus 77 che è il più grande di tutti, si tratterebbe del locale mensa dato che la stanza vicina nascondeva ciotole e piatti. Il pasto era un aspetto molto importante per la comunità: nei rotoli si parla chiaramente del fatto che la purità passa attraverso il cibo.

Un altro oggetto simbolo dei resti del villaggio è un disco di pietra di 15 cm che è stato trovato nel locus 45. Questo strumento rappresenta l’unicità di Qumran. Il disco è un calendario solare di 364 giorni, fatto molto strano dato che gli ebrei utilizzano un calendario lunare. L’utilizzo di quello solare significa la volontà di tornare alle tradizioni degli antichi: tale tendenza è testimoniata anche dall’utilizzo di una vecchia scrittura con caratteri diversi, il cosiddetto paleoebraico. Dunque a Qumran si adottava un calendario solare perché si riteneva che fosse quello originario del popolo ebraico. Ciò tuttavia aveva creato dei problemi con le popolazioni ebraiche vicine. Oggi, all’ingresso del sito archeologico c’è una grande replica di questa meridiana che indica ai visitatori quanto Qumran sia un posto diverso dagli altri.

Infine, gli studiosi per tanto tempo hanno pensato che Qumran si potesse legare al paradigma di un monastero, e ciò è comprensibile dato che le regole della comunità del Mar Morto assomigliano molto a quelle che più tardi saranno le regole monastiche che si conoscono dai monaci cristiani. Tuttavia, bisogna superare l’idea che l’insediamento fosse un posto isolato, completamente chiuso su sé stesso e senza relazioni con gli altri. Se per le grotte, si supera l’idea che fossero abitate da una sorta di cavernicolo, lo stesso si deve fare per l’isolamento della comunità di Qumran: dai materiali emersi si nota un grande sistema che metteva in comunicazione gli abitanti del villaggio con il cuore del giudaismo e i grandi centri di produzione di materiali.

Dunque, Qumran è un’esperienza specifica con dei caratteri particolari che ha permesso agli studiosi di reperire testi antichi che rappresentano una finestra unica sul passato.

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