Qumran: il 24 e il 25 aprile un worshop a Lugano fa luce sulle importanti scoperte nella grotta 11Q

di Ilaria Myr

Le grotte di Qumran non finiranno mai di stupire i ricercatori. A sessant’anni dal primo scavo effettuato dal francese Roland de Vaux nella grotta 11Q, dove furono ritrovati 30 Rotoli del Mar Morto – alcuni in ottimo stato di conservazione: il rotolo dei Salmi, il rotolo del Tempio, il PaleoLevitico -, nuove importanti scoperte arrivano dalla nuova campagna di scavo condotta congiuntamente dall’Istituto di Cultura e Archeologia delle Terre Bibliche della Facoltà di Teologia di Lugano e dall’Università della Svizzera Italiana, sotto la guida di Marcello Fidanzio, direttore del settore Ambiente Biblico e professore associato alla Facoltà di Teologia di Lugano, e del collega Dan Bahat, grande archeologo di fama mondiale.

Obiettivo della missione, durata due anni, era fare luce sul contesto deposizionale della grotta, sulla quale, a causa della morte prematura dell’archeologo francese, mancavano informazioni. «Abbiamo innanzitutto trovato, all’interno del materiale di risulta di altri scavi rimasto lì, dei materiali inediti: brandelli di tessuti che avvolgevano manoscritti, pezzi di pelle di manufatti legati alla loro conservazione e anche oggetti che parlano della storia della grotta dopo la deposizione dei manoscritti – spiega a Bollettino Magazine Marcello Fidanzio, responsabile anche degli scavi alla grotta 53, di cui abbiamo parlato nel numero di marzo, e massimo esperto al mondo delle grotte di Qumran -. Fino a oggi si pensava che dopo la loro collocazione la grotta fosse rimasta chiusa fino al 1956, anno del primo scavo, ma oggi questi materiali ci dicono il contrario e ci spiegano molte cose fino a oggi poco chiare: per esempio, che qualcuno in questi secoli vi sia entrato e, non capendo cosa c’era scritto sui manoscritti, li abbia lasciati per terra. Ma la sorpresa più grande di questo nuovo scavo è stata la scoperta, fatta dal nostro speleologo, che la grotta ha un piano superiore molto ampio. Soddisfatti dei risultati? Meglio non poteva andare. Abbiamo non solo compreso il contesto trovato 60 anni fa dai primi archeologi, ma abbiamo soprattutto potuto ricostruire molti aspetti non chiari».  In questi anni, inoltre, il team di ricerca ha scoperto nei magazzini dei frammenti dei Rotoli del Mar Morto contenenti dei testi scritti in una lingua ebraica criptica, probabilmente utilizzata per comunicare fra iniziati.

Queste importanti scoperte saranno esposte alla comunità scientifica internazionale il 24 e il 25 aprile alla Facoltà di teologia a Lugano nell’ambito del workshop “Qumran cave 11Q. Archaeology and manuscripts”, promosso dalla Fondazione Goren-Goldstein. «L’obiettivo di questo workshop è creare uno spazio di confronto fra tutti gli studiosi coinvolti nella ricerca sulla grotta 11Q e di condivisione dei materiali, delle diverse competenze e dei dati ottenuti – spiega Fidanzio -. Potremo così, entro la fine dell’anno, fare uscire una pubblicazione conclusiva su questa grotta che fino a oggi era rimasta inedita».

Durante la due giorni sarà anche presentato il libro ‘The Caves of Qumran’ (Brill 2017) curato da Marcello Fidanzio, direttore della missione, frutto del lavoro svolto da 70 studiosi di tutto il mondo per riportare l’attenzione sulle grotte, passate sullo sfondo rispetto ai manoscritti.