di Roberto Zadik
Difficile riassumere tutto quello che ha fatto e donato, a livello culturale e didattico ma anche e soprattutto umano, la carismatica Paola Sereni scomparsa, a due mesi dal suo novantesimo compleanno, in quella notte di domenica 10 luglio 2016. La professoressa aveva la capacità di spiegare, con semplicità e lucidità, anche gli autori più complessi, in cima alle sue passioni sicuramente Dante e Leopardi, era coinvolgente ma anche severa, autorevole e raramente autoritaria.
Durante le sue lezioni aleggiava nell’aria un misto di rispetto e ammirazione da parte degli studenti che la seguivano con attenzione mentre lei, sempre elegante e seduta in cattedra, spiegava i grandi autori della letteratura italiana a tre generazioni di ragazzi ebrei milanesi, dal 1964 al 2000, che la ascoltavano “stregati” dal suo magnetismo. Sicuramente da ricordare, oltre a quello di storica insegnante, una delle più amate ma anche delle più temute, il suo ruolo di preside dal 1975 al 1998.
Donna dal carattere forte, a volte assai spiritosa, pungente, appassionata e politicamente schierata, si è dedicata con tutta se stessa alla scuola e a ogni singolo allievo, cercando sempre di tirar fuori il meglio da ognuno, di spronarlo, di incoraggiarlo, a volte dolcemente altre bruscamente, al miglioramento di sé. La sua voce tuonava nei corridoi quando, da preside, doveva riprendere gli alunni più difficili, chi arrivava tardi al suono della campanella e chi bigiava o si comportava male con coetanei e docenti.
Le sue lezioni, ancora oggi, sono rimaste nel cuore di tante persone e il suo ricordo resiste, dopo tanti anni, tenace e più che mai indelebile. In memoria di questa figura così importante della nostra scuola, qui una serie di testimonianze da parte di suoi ex allievi e colleghi.
Daniel Fishman, consulente di comunicazione pubblica, ha ricordato come la prof. Sereni appartenesse a quella categoria di docenti capaci di farsi rispettare da tutti gli allievi, grazie alla capacità di trasmissione della passione della sua materia che anche chi non era portato per essa non poteva non ammirare. Nella sua rievocazione egli ha aggiunto “qualche anno fa ci fu un raduno degli ex alunni della scuola e proposi il suo nome per una lezione di letteratura nell’ambito dell’evento, anche se da anni non insegnava più a scuola. Fu indecisa se accettare poiché temeva che fosse una specie di canto del cigno ma, dopo essersi convinta, tenne una lezione molto interessante e coinvolgente al termine della quale ricevette un tributo di stima notevole con tutti in piedi che applaudivano a scena aperta in un tripudio collettivo, di geni, somari, studiosi e gianburrasca”.
In tema di ricordi, molto intensa anche la testimonianza di Deborah Schor Elyasy. architetto ed ex studente del Liceo Scientifico, che sottolinea “era una persona straordinaria con una tale passione per quello che insegnava che non potevi rimanere indifferente. Se ho portato Italiano alla Maturità è stato sicuramente grazie a lei, ci siamo tenute in contatto per vari anni dopo la fine della scuola – ha proseguito la Schor – eravamo un gruppo di ex alunne, andavamo ogni tanto a mangiare la pizza con lei e ricordo come si interessasse sempre di tutti. Ricordo ancora quando sono venuta a Milano, da Israele dove vivo ora, in visita per pochi giorni, e lei fece i salti mortali per vedermi. Emozionata le ho chiesto se avesse fatto tutto questo per me, lei ha risposto ‘ovviamente’ e mi sono commossa”.
Ricordi, emozioni e tanta gratitudine anche dopo più di trent’anni dalla fine delle scuole. A questo proposito una delle sue migliori allieve, Naghmeh Hagigat Etessami, psicologa, esperta di marketing e comunicazione, ha detto “ogni giorno, quando entro a scuola, il mio occhio vola a quella targa in suo onore e sorrido”. “Ripenso all’immagine di lei seduta sulla cattedra a gambe incrociate a trasmetterci, con un fervore più unico che raro, la sua visione dei più grandi autori della letteratura italiana così come i suoi grandi insegnamenti di vita”. Forte anche il suo ricordo della prof. Sereni anche nei panni di preside della scuola. “Mi viene in mente quando stava in piedi davanti alla porta della presidenza a dirigere tutto e tutti, tenendo ogni cosa sotto controllo. Era una donna forte, passionale, calorosa che amava tutti i ‘suoi’ alunni e soprattutto la ‘sua’ scuola che viveva con una dedizione che non ho più rivisto”.
Molto sentito anche il ricordo di figure più istituzionali come quello della consigliera UCEI Antonella Musatti che ha evidenziato come Paola Sereni sia stata una eccezionale amica, con la A maiuscola, legata a lei non solo da un vincolo amichevole personale ma anche da esperienze famigliari: “Noi Musatti e i Sereni Rosenzweig abbiamo condiviso la vita degli emigrati italiani ebrei, in Brasile a San Paolo, e, poi, con Paola e suo marito abbiamo proseguito l’amicizia al nostro ritorno a Milano. È stata una amica con cui condividere pensieri, stimoli e afflati culturali fino alla vecchiaia dei miei genitori ed una presenza vicina, anche se severa, per i miei figli a scuola. Ne serbo ancora oggi con mio marito, accolto nella sua amicizia, un ricordo grato. Donna intellettualmente frizzante e cara”.
In conclusione la testimonianza di Roberto Jarach, presidente della Fondazione Memoriale della Shoah, che ricorda l’incontro con la prof. Sereni, durante il suo ruolo di assessore alle scuole, dal quale nacque una significativa collaborazione. “Era una persona eccezionale, malgrado avessimo avuto una istruzione e una formazione culturale molto diverse ma ci univa un elemento fondamentale: aiutare tutti i giovani della comunità a crescere e a formarsi nel migliore dei modi ed un forte attaccamento ai principi dell’ebraismo mediando tra sentimenti religiosi diversi”. Jarach ha poi ricordato la loro stretta collaborazione nell’impegnativa introduzione della Riforma Brocca alle scuole superiori “che ha visto l’unificazione del biennio per i diversi indirizzi e la valorizzazione dell’insegnamento della lingua ebraica”. A questo proposito egli ha sottolineato la determinazione ammirevole di Paola in questa esperienza “convinta che la sperimentazione avrebbe elevato la qualità della nostra scuola” ed ha aggiunto “la prof. Sereni non è stata solo un’insegnante dal punto di vista tecnico e della preparazione, ma ha rappresentato un punto di riferimento per moltissimi allievi che ancora oggi la ricordano”. Una personalità magnetica, severa e rigida ma comprensiva forse non amata da tutti ma capace di tenere l’ordine e di curare tutti gli aspetti organizzativi “.
Infine molto sentito anche il ricordo della prof. Esterina Dana, ex docente e ex preside della scuola, che ha puntualizzato che “non solo insegnava benissimo ma mi ha trasmesso l’amore per la letteratura e l’insegnamento; ho seguito le sue orme finanche alla presidenza”. Nel suo insegnamento oltre al rigore mostrava una certa dose di senso dell’umorismo e una costante umanità. Riguardo a questo aspetto Esterina Dana ricorda che “se un ragazzo non prendeva la sufficienza lo interrogava fino a potergli dare il 6”. Non lasciava indietro nessuno.
Che il suo ricordo sia benedizione.



