Fanny Finzi Ottolenghi, la benefattrice degli invalidi

di Redazione

Non è un luogo ameno, ma è efficiente e ben organizzato, e chi deve affrontare un percorso di fisioterapia e cura si affida con tranquillità al centro Gaetano Pini – CTO di Gorla.
Da qualche settimana, dalla cerimonia di inaugurazione tenuta il 18 dicembre 2018, sopra la porta a vetri dell’ingresso di via Isocrate si legge “Polo Riabilitativo Fanny Finzi Ottolenghi” e nell’atrio è stato collocato un busto marmoreo della benefattrice, eseguito nel 1921 dallo scultore Giannino Castiglioni, e un pannello che ne racconta la storia.

Tutto è iniziato ai primi del ‘900, quando la nobildonna, nata a Mantova nel 1832 da una facoltosa famiglia ebraica poi trasferita a Milano, aveva creato, su un vasto terreno di sua proprietà a Gorla, un Rifugio con lo scopo di garantire assistenza agli invalidi inabilitati al lavoro.

Chi era Fanny Finzi Ottolenghi

La beneficenza era la sua attività elettiva, dopo la morte del marito, l’avvocato Salvatore Ottolenghi,  e quella prematura dell’unico figlio Zaccaria, morto a soli 10 anni. Nel 1912 Fanny si dedicò quindi alla fondazione di un’Opera Pia in viale Monza e l’edificio da destinare a Rifugio assistenziale fu completato nel 1914.  Durante la Prima Guerra Mondiale, il Rifugio fu destinato alle cure e alla riabilitazione dei mutilati di guerra.

Dietro suggerimento di Riccardo Galeazzi, direttore dell’Istituto Rachitici da lei già generosamente sostenuto, Fanny Finzi affidò la gestione del Rifugio all’Istituto stesso, per competenza ed esperienza, specificando che la nuova istituzione avrebbe dovuto “ospitare i licenziati dalla Scuola di Lavoro Sofia Carmine Speroni che non fossero in grado di lavorare e di assistere gli operai che, per malattia o infortunio su lavoro, si trovassero nell’incapacità di riassumere le proprie mansioni o dovessero subire un programma di rieducazione”. Venne così edificato il Rifugio Fanny Finzi Ottolenghi, su progetto dell’ingegnere Luigi Giachi.

Dopo la morte della benefattrice, avvenuta nel 1919 a Milano nella sua casa in via Borgonuovo 20, venne dedicato alla memoria di Fanny Finzi Ottolenghi il ritratto lapideo a erma, eseguito nel 1921 dallo scultore Giannino Castiglioni (Milano 1884 – Lierna, Lecco 1971). Il Gaetano Pini-CTO ne ha commissionato il restauro e oggi trova la sua collocazione all’ingresso del Polo Riabilitativo di Via Isocrate che è stato intitolato alla benefattrice Fanny Finzi Ottolenghi come “riconoscimento al valore umano, caritatevole e munifico della nobildonna”.

Il Polo Riabilitativo oggi

Sul terreno lasciato in beneficenza all’Istituto per Rachitici, oggi ASST Gaetano Pini-CTO, sorge il Polo Riabilitativo dedicato a Fanny Finzi Ottolenghi. L’attività di riabilitazione occupa un ruolo d’importanza strategica per l’Ospedale in quanto rappresenta una fondamentale parte del processo di cura per i pazienti.

Presso il Polo “Fanny Finzi Ottolenghi” il Dipartimento di Riabilitazione ha 120 posti letto di degenza ordinaria e 4 dedicati a macroattività ambulatoriale ad alta complessità, oltre a ospitare un’intensa attività ambulatoriale. A supporto della qualità delle prestazioni di riabilitazione sono presenti al Polo “Fanny” quattro vasche riabilitative: la vasca neurologica con sollevatore elettrico e idromassaggio, la vasca ortopedica con idromassaggio e onda controcorrente e due camminatori vascolari ad acqua calda e fredda.

Il Polo Riabilitativo non è solo un luogo di cura, ma anche di integrazione e ricerca, grazie alle molte partnership che permettono di realizzare progetti gratuiti per i cittadini, organizzati con il supporto di soggetti del Terzo Settore, dell’Università, svolte in sinergia con gli altri Ospedali di Milano e con l’ATS.

 

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