Dino Levi, a pesca fra scienza e identità

Dino Levi – Uno scienziato italiano ha percorso la carriera da ricercatore a direttore di istituto nel Consiglio nazionale delle ricerche occupandosi dei problemi della pesca. Salta subito all’occhio la particolarità del mestiere di Dino Levi, se si pensa alle occupazioni della maggior parte degli ebrei italiani. Siamo abituati ad incontrare più facilmente commercianti, esperti di pietre preziose, oltre ovviamente a chi pratica le libere professioni, come avvocati, medici, economisti.

Nasce quindi spontanea la prima domanda al professor Levi.
Come e quando ha deciso di intraprendere questo percorso nella scienza e, soprattutto, nel ramo della pesca?
Sono nato in una famiglia ebraica torinese, ma mi sono trasferito ancora bambino con i miei genitori e mio fratello a Roma, dove ho abitato fino alla laurea. Per la preparazione del Bar Mitzvà però sono tornato nella mia città natale ed è proprio allora che ho scoperto l’interesse per la natura che mi ha accompagnato per tutta la vita.

Come è avvenuta questa scoperta?

Ricordo come la scintilla di una passione per l’osservazione naturalistica il regalo di Bar-Mitzvà di una prozia torinese amabilissima, Richi Viterbo. Poi, vivendo a Roma, la vicinanza al mare e l’amore per la natura mi hanno portato a praticare la pesca subacquea e la pesca di corallo.

E i suoi studi?

Durante gli anni di scuola ho frequentato un corso di ebraico in via Balbo e poi durante gli anni del Liceo Tasso di Roma, mi sono distinto per il mio attivismo nel circolo liceale e non, come siamo più soliti osservare, nei movimenti giovanili ebraici, gruppi che in genere non ho frequentato durante l’adolescenza.

E gli studi universitari?

Durante gli anni di università mi sono occupato di pesca sperimentale in Toscana, terminando gli studi con una tesi di laurea sul plancton e produttività primaria. In questi anni ho anche partecipato al movimento studentesco di contestazione all’Università, ma da riformista: ricordo il dialogo costruttivo, onesto con docenti quali Montalenti e Sylos-Labini.

Come è avvenuto l’ingresso nel mondo accademico?

Laureato, ho vinto una borsa di studio per Lowestoft, dove mi sono avvicinato alla dinamica di popolazione applicata alla pesca. Dopo l’esperienza nel Regno Unito, sono tornato in Italia, vincendo il concorso di ricercatore presso il Laboratorio di Tecnologia della Pesca del Consiglio nazionale delle ricerche ad Ancona.

Questo impegno di scienziato lo ha portato a stabilizzarsi in Sicilia?

Da 25 anni vivo in Sicilia e, devo ammettere con un velo di delusione, ho provato a frequentare alcuni ebrei, ma non mi ci sono trovato. Mi sono però legato al gruppo Ebrei Contro l’Occupazione, un gruppo presente anche a livello europeo, che fa sentire la propria voce sulla questione israelo-palestinese e che esprime le proprie critiche alla politica nei confronti dei vicini palestinesi e ora libanesi dello Stato d’Israele.

Il percorso di Levi segue i suoi interessi per la scienza e allo stesso tempo resta sempre legato alla tradizione ebraica e all’interesse per ciò che avviene in Medio Oriente. Il suo itinerario è molto diverso da quello di molti ebrei italiani, forse più perché spesso molti hanno continuato le attività dei genitori, sia nel commercio che nelle libere professioni. Ma seguire i propri interessi, in campi come la scienza soprattutto, non significa necessariamente abdicare alle proprie radici. Si tratta di un’esperienza che richiede innanzitutto una forte amore se non una vocazione per tale materie, indipendentemente dalle eredità ricevute dai propri genitori, famiglia, popolo. E il legame con le origini ebraiche può talvolta emergere in ogni riflessione e impegno onesto, anche se ovviamente non da tutti condiviso, nel mondo della politica, della cultura e della vita del popolo ebraico.

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