Shlomo Sand, ovvero come un ebreo può diventare l’icona positiva di neonazisti e negazionisti

di Angelo Pezzana

[la domanda scomoda]

Shlomo Sand… chi? Niente paura se vi siete dimenticati chi è, anzi, più che giusto, anche se quando è uscito il suo primo libro nel 2010, L’invenzione del popolo ebraico – pubblicato da un grosso editore come Rizzoli – la curiosità avrà spinto molti a leggerlo. Non solo da noi, è stato tradotto in molti Paesi; in Israele è stato per 19 settimane in cima alla lista dei libri più venduti. L’affermazione era intrigante: ma come, non siamo mai esistiti?
Sand, allora ancora professore di storia all’Università di Tel Aviv, aveva tutte le carte in regola per sottoporre una teoria senza alcuna credibilità, per quanto discutibile potesse essere. Ma, escludendo la fantascienza, le teorie per diventare credibili vanno dimostrate, un aspetto che è sfuggito al nostro, per cui l’interesse suscitato si è rivelato un fuoco di paglia.

Cresciuto in una famiglia strettamente legata all’ideologia comunista e forte della sua professione di storico, forse avrà creduto che fosse sufficiente richiamarsi alle tesi di Karl Marx per risolvere quella che lui riteneva essere la “questione ebraica”. Fallita l’opzione integrazione, certo non per colpa degli ebrei, rimaneva la negazione dell’esistenza dello stesso popolo ebraico. Il gioco non gli è riuscito, il libro non solo è stato stroncato, ma ha pregiudicato la serietà che dovrebbe accompagnare l’insegnamento della storia in una università seria come quella di Tel Aviv.
Qual è stata la reazione del nostro? Scrivere un altro libro, dal titolo meno attraente del primo Come ho smesso di essere ebreo (2013), nel quale annuncia di avere troncato ogni legame non solo con Israele, ma con la sua stessa identità di ebreo.

La sua fama – meglio, la sua notorietà – ha conquistato intanto tutti i più fanatici odiatori antisemiti e antisionisti, da David Duke e Louis Farrakhan negli Usa, ai leader dei movimenti e organizzazioni il cui scopo è la delegittimazione dello Stato di Israele. Sostenere che gli israeliani discendono dalla tribù Khazar, e che quindi sono degli usurpatori in Medio Oriente, lo ha reso popolare presso gli odiatori che negano ogni diritto agli ebrei di vivere nella loro terra ancestrale. Il sionismo, un progetto imperialista, ha inventato un passato che non è mai esistito. Sand è diventato una icona per i vari Corbyn, l’università di Damasco gli ha dedicato un simposio incentrato sul suo primo libro, fino alle sue dichiarazioni al Wall Street Journal sull’antisemitismo europeo “che per ora non è un problema”. Dopo l’invenzione del popolo ebraico, dopo aver deciso di rinnegare la propria identità di ebreo, poteva Sand sentirsi finalmente “libero di vivere come un essere umano”, come scrivono i media neonazi?
Certo che no, l’auto-odio ha bisogno di essere alimentato; ecco allora un nuovo libro, dopo gli ebrei tocca alla terra, come chiarisce il titolo L’invenzione della terra d’Israele, dalla Terra Santa alla Patria, uscito in inglese, non è ancora stato tradotto in italiano. Buon segno, o disattenzione?

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