di Angelica Edna Calò Livne
Da questo numero Bet Magazine ospita una nuova rubrica: «Oltre i confini», di Angelica Edna Calò Livne, presidente della Fondazione Beresheet LaShalom per educare al dialogo attraverso le Arti, docente all’Università di Tel Hai a Kiryat Shmone. Le siamo molto grati per la disponibilità ad offrire ai nostri lettori la sua voce e le sue esperienze sul campo in un momento così oscuro per la speranza: una luce nel buio
Dopo il Covid e dopo la tragedia del 7 ottobre quando nel giro di poche ore tutto il Nord è diventato un insieme di case vuote, di disperazione, paura e angoscia, dopo aver insegnato nel Campus Tel Hai di Haifa, di Carmiel e Tel Aviv invece che all’università di Kiriat Shmone perché era bombardata quotidianamente, ho pensato che non avrei mai piu riaperto il mio teatro comunitario di Beresheet LaShalom. Ma ho imparato, anche questa volta, che quando meno te lo immagini arriva il Deus ex machina, quel segno ineluttabile che ti dice non puoi fermarti, la gente intorno a te ha bisogno di speranza e tu devi andare avanti!
Yehuda, mio compagno fedele, mi dice: «C’è quello che fa per te, ho trovato un bando di concorso per finanziare progetti educativi che aiutino a ripopolare e a consolidare il Nord del Paese. Manda un progetto, potrai riallestire il Teatro Arcobaleno!» Non ne avevo voglia, molti di noi qui in Israele, dopo il 7 ottobre non hanno ancora elaborato il lutto, la rabbia, il dolore per tutte le vittime, per le storie degli ostaggi tornati e quelli che non torneranno più. Nel frattempo la Galilea iniziava a ripopolarsi. Tutti coloro che erano stati evacuati in luoghi sicuri tornavano piano piano e ho lanciato un invito. Ogni lunedì ci incontreremo al Moadon del Kibbutz Sasa e lavoreremo insieme alla creazione di uno spettacolo inedito, ispirato alle storie, alle emozioni e ai sogni di questi ultimi due anni: l’evacuazione, la lontananza da casa, la nostalgia e le emozioni dei giorni che abbiamo vissuto.
Lavoreremo sulla speranza, sulla realizzazione dei nostri sogni, sul pensiero positivo e sulla trasformazione della paura in una forza che ci spinge ad andare avanti. Attraverso il corpo, la musica e la gioia dello stare insieme, daremo vita a una creazione coinvolgente e capace di ispirare anche chi crede di non riuscire mai più a superare il dolore!
E immediatamente ho ricevuto i «sì» entusiasti dei miei attori per passione che non vedevano l’ora di riincontrarsi!
Abbiamo iniziato a riunirci e, attraverso le improvvisazioni teatrali, abbiamo raccolto storie commoventi, emozionanti e anche comiche di questi lunghi giorni di guerra e solitudine dalle quali è scaturita una piccola opera teatrale che ha vinto il bando di concorso e ha risvegliato i ricordi, ha allontanto i momenti di sconforto e ha riempito tutti di una voglia profonda di andare avanti a tutti i costi!
Uno dopo l’altro gli attori dai 12 ai 75 anni recitano il proprio monologo accompagnati da una musica mentre il resto dell’Ensamble, sullo sfondo, si trasforma in una scenografia danzante secondo il tema del racconto.
Dietro alla porta / che non si chiude bene, / sento mamma e papà / che continuano a litigare. / Solo che adesso lo fanno / sottovoce, / e questo mi fa arrabbiare ancora di più. / In questa stanza di albergo per tutta la famiglia / non posso invitare / un’amica! / raccontarle quello che ho dentro… / È notte… / I fratellini rompiscatole dormono / e russano, / mamma e papà invece / si sussurrano qualcosa / nella stanza accanto… / E io esco / sul balcone… / Lascio che il vento / del Kinneret / mi accarezzi il viso… / Quanto darei / perché Peter Pan arrivasse / all’improvviso… / Spargesse su di me / polvere di fate… / E mi portasse lontano da qui… a casa mia.
Non so se si possa immaginare cosa significhi essere via di casa, sfollati, perché in Israele dall’8 ottobre 2023 c’erano 180.000 sfollati… Il desiderio più grande era dormire nel proprio letto, accanto ai propri libri, alle piccole cose. Anche se nei media del mondo tutto questo non si è quasi raccontato.
Quando pulisco, / mi tranquillizzo. / Ci sono problemi in casa, / io pulisco. / Ci sono preoccupazioni, / io pulisco. / Ci sono guai, / io pulisco a fondo. / Spazzo via lo sporco / fuori… lontano da me / Dal sette ottobre / non ho smesso più di pulire. / Pulire… pulire… pulire…
Julie recita il suo monologo a tempo di una musica orientale mentre alle sue spalle gli attori mimano credenze, orologi, cassetti e divani che lei spolvera e lucida.
Le prove dello spettacolo avvengono tra una sirena e una corsa al mamad, la stanza blindata e a volte vengono annullate a causa dei missili e dei droni, perche gli attori abitano tutti lungo il confine del Libano. Nel 2025 abbiamo dovuto rinunciare al Festival deI Teatri Comunitari indetto ogni anno a Tel Aviv. Ma questa volta non rinunceremo, siamo pronti e a Sukkot andiamo in scena al Beit Zione’ America, anche se al di là delle nostre case si sentono ancora esplosioni, anche se non sappiamo quando questa guerra finirà ma già immagino gli occhi lucidi della gente nel pubblico che piange e ride allo stesso tempo e ripete a se stessa che mai, mai ci daremo per vinti!



