Perché la definizione di antisemitismo concepita da IHRA non diventa una vera legge?

Opinioni

di Angelo Pezzana

[La domanda scomoda]

Un anno fa, nel numero di dicembre 2019 del Bet Magazine-Bollettino, scrivevo “le polemiche suscitate dal progetto di una Commissione parlamentare sul crescente antisemitismo redatto da Liliana Segre non hanno contribuito a comprenderne il significato”… invece di discuterne i contenuti è prevalsa l’esigenza di proteggere la libertà di opinione, come se l’odio contro gli ebrei e Israele rientrassero nei diritti compresi in un sistema democratico.

Eppure un’arma a disposizione esiste sin dal 2005, quando venne redatta dall’European Monitoring on Racism and Xenophobia, IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), una definizione che spiega chiaramente come riconoscere l’antisemitismo in quanto odio contro gli ebrei insieme alla delegittimazione dell’esistenza stessa di Israele attraverso l’uso del doppio standard, ad esempio il sostegno al BDS. La definizione IHRA, nobile nelle intenzioni, si è così rivelata monca in quanto non prevede la possibilità di essere applicata.

A prenderne conoscenza sono stati invitati governi, amministrazioni locali, università, in Germania è stato persino nominato dal governo un responsabile della sua attuazione, tale Felix Klein, che non perde occasione per mettere in guardia sul costante aumento dell’antisemitismo, ma che nello stesso tempo rivela che sono soltanto sei i governi europei (e l’Italia non è fra questi) che ne hanno soltanto confermato la lettura. La lettura, appunto, non l’attuazione.

In poche parole la definizione IHRA non è una norma in senso giuridico stretto, non è una legge approvata dal parlamento, non prevede alcuna pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Lo scorso dicembre, un consiglio autodefinitosi “Consiglio dei Capi di Stato”, ha previsto che l’IHRA “debba essere presa seriamente in considerazione nelle decisioni e nelle misure adottate dalle istituzioni dell’Unione europea e debba riflettersi in esse”. Klein ha definito un “grande successo” questa dichiarazione, aggiungendo che “i capi di Stato devono impegnarsi a farla diventare un tema dibattuto a ogni livello”.

In effetti è l’unica iniziativa che sta avvenendo. Anche se non mancano i volenterosi disponibili a reclamare l’attuazione della definizione IHRA, ogni risultato consisterà in un impegno che non potrà avere altre conseguenze oltre alla firma su qualche documento. Ci vorrebbe una legge, con tanto di sanzione se non viene rispettata. Ma, per ora, questa richiesta non ha trovato sostenitori. L’odio contro gli ebrei e Israele, anche quando si accompagnano a violenze e crimini, continueranno a venir giudicati come se non avessero nessun legame con la motivazione che li ha provocati. In Austria, i negazionisti della Shoah vanno in galera, come prescrive la legge di Stato. Perché IHRA non può diventare un punto di partenza e invece di essere quello che è diventata, un “momento di riflessione”?

Menu