MEMRI: Un punto di vista

Opinioni

Valutazione e auspici da parte di Ygal Carmon, presidente di Memri, sulla strategia e i limiti di Hamas dopo le elezioni palestinesi.

Tre sono le minacce islamiste che America e Occidente si trovano a dover fronteggiare: Al Qaeda, Iran e Fratellanza Musulmana. Mentre le prime due per raggiungere i loro scopi hanno puntato sullo scontro, la terza ha scelto la via della partecipazione democratica. Questa scelta, dovuta in gran parte alla guerra globale al terrorismo, ha fatto sì che Hamas (come facente parte dell’organizzazione madre, ossia la Fratellanza Musulmana) abbia riconosciuto che nel mondo post-11 settembre le organizzazioni terroristiche non hanno futuro, mentre la partecipazione politica potrebbe ancora permetterle di raggiungere alcune delle sue principali aspirazioni.

La partecipazione politica richiede un adattamento a obblighi politici. Impegni che tuttavia non sono stati richiesti a Hamas prima delle elezioni parlamentari del gennaio 2006, né ai Fratelli Musulmani prima delle elezioni parlamentari in Egitto del dicembre 2005. Solo dopo la vittoria emersero le condizioni formulate espressamente per riconoscere la futura partecipazione politica di Hamas.

Le tre condizioni cui deve sottostare Hamas riguardano Israele e sono quelle ben note: rinuncia della violenza, riconoscimento di Israele e rispetto delle intese finora raggiunte. Condizioni che per due motivi sono senza efficacia: primo, perché possono essere soddisfatte su una base tattica e temporale limitata, e in effetti Hamas ha già cominciato a farlo. Secondo, perché il punto focale limitato a Israele non tiene conto della questione più importante e di più vasta portata, ossia la partecipazione politica della Fratellanza Musulmana, nonché dei movimenti nazionalisti laici in altri paesi arabi e musulmani.

Il successo di Hamas, benché limitato ai territori palestinesi, costituisce una minaccia regionale. Se l’occidente si rassegna ad accettare questa vittoria è probabile che i Fratelli Musulmani ripetano quel successo in Egitto e in Giordania: Abu Mazen e l’OLP saranno ulteriormente emarginati e gli attuali regimi giordano ed egiziano gravemente minacciati. E ciò non senza implicazioni per la stabilità di tutto il Medio Oriente.

Il punto critico sarà quando Hamas assumerà il comando delle forze di sicurezza palestinesi, allora la crisi sarà più difficile da gestire e rischia di andare fuori controllo. Tanto più che la strategia dichiarata di Hamas è quella di combinare la partecipazione politica con la resistenza continua.

La speranza è invece che Hamas compia un processo verso un’ulteriore moderazione, come quello intrapreso dall’OLP. Speranza debole, sostenuta solo dall’eventuale interesse di Hamas di guadagnarsi il consenso per la sua salita al potere e di evitare l’isolamento internazionale. Però a differenza dell’OLP, che è un’organizzazione nazionale distinta, limitata a un solo popolo e a una sola terra, Hamas è legata al movimento della Fratellanza, che è regionale – e persino globale – che opera nella cornice della sua struttura islamica generale.

Le richieste rivolte a Hamas dovrebbero quindi incentrarsi sulla sua trasformazione interna, ideologica e organizzativa. E dovrebbero essere rivolte non solo a Hamas ma anche e soprattutto all’organizzazione madre, la Fratellanza Musulmana, così come ai vari movimenti nazionalisti laici. Queste richieste, se formulate come norme universalmente applicate, otterrebbero facilmente il sostegno di Onu e UE.

Al fine di incoraggiare i Fratelli e le loro ramificazioni a compiere il primo passo per conformarsi agli standard politici internazionali, il riconoscimento politico potrebbe avvenire solo quando saranno soddisfatte da parte di Hamas e dei Fratelli Musulmani le seguenti condizioni che devono venir incluse nella loro piattaforma politica da presentare alle elezioni:

1) Appoggio a politiche che escludano la violenza e l’uso della forza. Hamas si deve trasformare da movimento di resistenza armata in partito politico disarmato Lo stesso vale per Fatah che avrebbe dovuto operare questa trasformazione in seguito agli accordi di Oslo ma che finora non lo ha fatto. Qualora ciò avvenisse, si farebbe più importante la pressione su Hamas e le altre fazioni affinché vi si conformino.

2) Appoggio all’intero complesso dei valori democratici, misura questa attesa da tempo. Verrà così dato più ampio respiro al concetto di democrazia che ultimamente è stato ridotto soltanto alla concessione di libere elezioni.

L’insieme dei valori democratici dovrebbe comprendere: uguaglianza di tutti davanti alla legge, indipendentemente da religione, etnia, sesso; sostegno ufficiale nelle piattaforme politiche delle varie organizzazioni di tutte le libertà costituzionali, incluse nelle convenzioni internazionalmente riconosciute, quali la Dichiarazione dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, la Carta delle Nazioni Unite e altre importanti convenzioni dell’Unione Europea.

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