Israele deve fronteggiare i nemici interni? Il quotidiano Haaretz è tra questi

di Angelo Pezzana

La domanda scomoda
Il numero di aprile del Bollettino pubblica la lettera di Efraim Cohen, con il titolo “Perché Pezzana se la prende sempre con Haaretz?”
Gentile Efraim, non ho nessuna avversione verso Haaretz, tanto da esserne fedele abbonato – alla edizione cartacea- da molti anni.
Ne apprezzo in modo particolare gli articoli delle pagine culturali, mentre leggo, senza condividerne il contenuto, il 90% del resto del giornale.
Perché? Perché quel quotidiano, che una definizione quanto mai azzeccata definisce ‘giornale arabo-palestinese in lingua ebraica’, descrive qualunque aspetto di Israele nei termini più ostili, dando dignità alle menzogne più grossolane, sia storiche che contemporanee.

La versione dei fatti in chiave palestinista, persino nella cronaca giudiziaria e,soprattutto, in quella politica, ma anche in quella nera, sta dalla parte dei palestinesi; la responsabilità – e quindi la colpa – di tutto è solo e sempre del governo israeliano. Sarà dovuto anche a questa scelta che la sua tiratura è in forte calo, sempre di più i lettori di sinistra scelgono altre testate, Yediot Haaronot.
La sua lettura è però utile a chi vuole conoscere una esperienza unica tra le società democratiche; in nessun paese in guerra – e Israele lo è da sempre, con i suoi vicini che hanno tentato molte volte di distruggerlo senza mai riuscirci – sarebbe consentito stare dalla parte del nemico.
Israele, su Haaretz, viene accusata di essere razzista, neofascista, di praticare l’apartheid ecc…: volgari menzogne che questo giornale condivide con un’altra realtà possibile solo in un paese che ha deciso che non devono esserci limiti alla libertà di parola e di stampa, anche quella che, di fatto, collabora con il nemico. Un esempio? Haaretz ha chiamato “cecchini” – una parola di per sé negativa – i soldati tiratori scelti inviati a difendere il confine con Gaza dove si erano ammassati i dimostranti che hanno partecipato alla cosiddetta “marcia del ritorno”, tutt’altro che pacifica, se accanto alle pietre venivano lanciate al di là del confine bombe molotov. Sono stati chiamati “vigliacchi” – perché sparavano contro “dimostrati disarmati” – dalle Ong autodefinitesi pacifiste, tra le quali “assedio”, B’Tselem, e altre, che ricevono finanziamenti dall’estero al chiaro scopo di delegittimare il diritto alla difesa di Israele, con iniziative che trovano diffusione sui media internazionali a cura di giornalisti la cui fonte è, appunto, Haaretz. Sono molti gli esempi che potrei citarle, ma la invito a seguire almeno il sito online nell’edizione in lingua inglese, si renderà conto di come Israele, oltre ai nemici tradizionali, ne ha alcuni in casa di cui fino ad oggi ha sottovalutato il pericolo.

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