Diritti umani, ONU e politicamente corretto: nella partita tra Zeid Raad e Nikki Haley chi vincerà?

Opinioni

di Angelo Pezzana

[La domanda scomoda]

Lui si chiama Zeid Raad e riveste l’altissima carica di Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani, una posizione che fa pensare ad attività rivolte a tutto il mondo per controllare l’applicazione o meno dei diritti umani. Precedentemente è stato ambasciatore al Palazzo di Vetro per il re di Giordania, suo cugino. Da quando è Alto Commissario viene spesso intervistato, le lodi al suo operato si sprecano, leggendo i nomi dei Paesi che si suppone si siano resi responsabili di violazioni che Raad cita sempre volentieri e dai quali – afferma – ha ricevuto pesanti attacchi, vediamo Russia, Cina, India, Turchia, Arabia Saudita, solo per citarne alcuni, ma la sua attività era conosciuta unicamente per il numero altissimo di condanne a un solo Paese, Israele, responsabile dei crimini più efferati nei confronti dei palestinesi. Le richieste di condanna erano presentate dai 47 Paesi che fanno parte del Consiglio, in gran parte islamici, e dai medesimi, in maggioranza, votati, con grande soddisfazione del Commissario. Ma le condanne a ripetizione di Israele non destavano più grandi attenzioni da parte dei media, tanto erano prevedibili, in un organismo giudicato di scarso interesse dai media internazionali. E allora, che cosa devo inventarmi per suscitare interesse, deve essersi chiesto il signor Raad? Messo da parte Israele, l’occasione che l’avrebbe trasformato in una star dei diritti umani aveva un nome: “migranti”.

Di fronte a una Europa in preda alla confusione più totale su come affrontare un problema dalle molte facce, tutte di non facile soluzione, l’Alto Commissario ha incominciato a sparare contro le istituzioni europee contrarie all’accettazione indiscriminata dell’immigrazione extra europea, paventando un futuro non lontano in cui i migranti saranno stati soltanto i primi a essere discriminati, seguiranno a breve misure xenofobe ad altri gruppi, i rom per esempio, e poi “chissà quanti altri”, come ha dichiarato in una intervista alla Stampa il 28 giugno scorso. La parola magica aveva messo fine alla sua clandestinità, almeno sui media italiani, cui oggi il nome Zeid Raad è diventato famigliare.
Chi non gode dello stesso trattamento è invece Nikki Haley, la coraggiosa ambasciatrice Usa all’Onu, i cui interventi stanno rivoluzionando l’Assemblea, mettendo un alt alla propaganda dei Paesi arabo-musulmani contro l’America e Israele, senza dimenticare le accuse provate contro l’Iran, al centro del terrorismo internazionale. Una collezione di video testimonia quanto nell’arco di un anno la politica estera americana non sia più quella di Obama. Qualcuno ha mai provato a fare un piccolo sondaggio personale, chiedendo “scusi, lei sa chi è Nikki Haley”?, oppure “ricorda qualche intervista, in Tv e sui nostri giornali, alla ambasciatrice Usa all’Onu”?.

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