Antisemiti kasher

Opinioni

In febbraio, sull’onda dell’ormai mitica pubblicazione delle vignette danesi contro Maometto, e dell’altrettanto celebre reazione islamica con infami caricature sull’Olocausto, è stato lanciato in Israele un concorso internazionale per la migliore caricatura antisemita.

L’antisemitismo ebraico non è certo una novità, ma è la prima volta che gli umoristi ebrei si sono messi insieme creando le premesse per la prima gara di vignette antisemite, “doc”, però, ebraiche doc.

La migliore è stata giudicata quella di Aron Katz, di 24 anni: si vede un violinista ebreo (Fiddler on the Roof) in cima al ponte di Brooklyn che suona mentre le Torri Gemelle crollano in fiamme. Raffigurazione grafica delle grevi voci che sostenevano che dietro l’attacco dell’11 settembre ci fosse la mano degli israeliani e del Mossad e non i fondamentalisti islamici. Il giovane autore ha donato l’intera somma vinta (600 dollari) a organizzazioni benefiche, fra cui una rabbinica che si batte per i diritti dei palestinesi.

Il lavoro della giuria, fra i cui componenti c’era anche il leggendario Art Spiegelman del New Yorker, creatore di “Maus”, non è stato facile: in un’altra vignetta fra quelle premiate si vede un Mosè dal naso adunco che mostra agli ebrei l’undicesimo comandamento segreto: “P.S. Ricordati di controllare i media”. In un’altra si vede un naufrago su un’isola deserta che si nasconde dietro l’unica palma per non farsi vedere da una nave israeliana che passa vicino.

Quando il quotidiano iraniano Hamshahari, sfruttando l’onda di indignazione per l’offesa delle vignette danesi lanciò il concorso internazionale che aveva per tema la denigrazione dell’Olocausto (che Ahmadinejad ha sempre negato), l’ideatore del concorso israeliano Amitai Sandy sentì che bisognava reagire e combattere l’incendio con humor. Peccato, si sono detti gli ideatori, noi le sapremmo fare molto meglio. Subito si pensò a vignette sui Mullah, ma venne scartata l’idea, perché bisognava trarre ispirazione dal “nostro” mondo. E poiché la tradizione ebraica eccelle nell’arte dell’autodenigrazione, l’idea fu presto trovata: “Concorso israeliano di barzellette antisemite”.

Il concorso passò in rete, e le risposte arrivarono a valanga da ogni parte del mondo. Uno da Los Angeles scrisse: “Ho sentito che gli ebrei vogliono conquistare il mondo. Spero che succeda presto”.

Le reazioni negative da parte di istituzioni ebraiche sono state modeste, ed è questo che disturba di più Sandy: dopo tutto le vignette in gara comprendevano i più classici cliché dell’antisemitismo: ebrei sfruttatori, vampiri, truffatori, guerrafondai e cospiratori assetati di potere. Dice: “Questo concorso dimostra che siamo forti e sicuri di noi. Prima che gli altri ci puntino il dito contro, lo facciamo noi e meglio. Siamo antisemiti kasher”.

I 100 migliori disegni sono in mostra a Tel Aviv dal 20 maggio.

Sandy che si proclama appartenente all’estrema sinistra israeliana non teme che la sua gara possa fare il gioco degli antisemiti: “Non hanno bisogno di me”, dice. “Di idee ne hanno già abbastanza per conto loro”.

Per quanto riguarda le “vere” barzellette antisemite, quelle iraniane, passandole in rassegna con occhio esperto, riconosce che ce ne sono alcune veramente ben fatte. Ora spera che anche dall’altra parte ci sia qualcuno che sponsorizzi un analogo concorso antipalestinese, anche se per ora è prematuro pensare all’autoironia.

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