Una città che si addormenta, Vienna, quando gli ebrei se ne vanno

Libri

di Marina Gersony

Un romanzo distopico racconta una Vienna desolata, che ha cacciato  i suoi ebrei e si è ritrovata senz’anima. La profezia letteraria di Hugo Bettauer

Bell’idea quella della casa editrice Chiarelettere di ripubblicare La città senza ebrei. Un romanzo di dopodomani di Hugo Bettauer, lo scrittore più letto nella Vienna dei primi anni Venti. Pubblicato con il titolo Die Stadt ohne Juden nel 1922, questo piccolo capolavoro premonitore è più che mai attuale (e prezioso) in tempi di rigurgiti antisemiti. All’epoca vendette nel giro di qualche anno oltre 250mila copie. E fu perfino tradotto in America con il titolo A novel of our time, dove ebbe un clamoroso successo tanto da essere definito un «universal novel, transcending the geographical boundaries of Austria», eleggendolo già allora a manifesto di contenuto universale, nonostante furono in pochi (come spesso accade) a capirne il potente messaggio premonitore.

Brillante e anticonformista, Bettauer aveva intuito l’imminente tragedia della persecuzione. Nel suo romanzo profetico, immaginò un giorno come tanti in cui il Parlamento austriaco decise di promulgare un editto per scacciare gli ebrei dall’Austria. Tutto naturalmente nel rispetto formale della legalità. La popolazione aderì entusiasta a questo piano scellerato, persuasa che una volta ripulita dagli «orribili giudei» la città sarebbe rifiorita. Il capro espiatorio era lì, a portata di mano, servito su un piatto d’argento. Naturalmente – come in ogni tragedia che si rispetti – non mancarono gli aspetti comici legati alla decisione delle istituzioni: capitava infatti che molti «buoni viennesi» annoverassero nella propria genealogia un qualche antenato di origine ebraica… Fu così che emersero i dubbi, gli errori, le identità confuse e i malintesi: chi doveva andarsene? Chi poteva restare? Come districarsi tra quei politici con tanto di trisnonno ebreo e quei professionisti di origini «dubbie»? Come venirne fuori? Risolti i casi più intricati, gli ebrei furono finalmente espulsi a furore di popolo e tutto precipitò all’istante. In un battibaleno Vienna perse il suo smalto di città vibrante, cosmopolita dalle lievi sfumature orientali. Le banche, le industrie, i teatri e le boutique chiusero e nei caffè non si sentì più quel vociare allegro di commercianti e uomini di affari. Niente più artigiani, medici, avvocati, scrittori, giornalisti e artisti. Tutti svaniti di colpo. Vienna piombò gradualmente in una mortale e igienica noia… Il resto è tutto da leggere in un finale che non sveliamo al lettore.

Bettauer fu ucciso da un giovane nazista nel 1925 mentre si trovava nella redazione della sua rivista. Morì il 26 marzo all’età di 52 anni e il suo assassino fu presto prosciolto e rilasciato. Egli aveva predetto con i toni grotteschi della satira un momento storico in apparenza paradossale. Ma la sua immaginazione aveva colto il pericolo di una Tragedia che si realizzò da lì a poco.

Hugo Bettauer, La città senza ebrei, Chiarelettere, pp. 192, euro 15,00.

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