La seduzione delle parole: “viaggio fantastico” alla scoperta dell’estate

Libri

di Redazione

Speciale libri: finalmente il tempo di leggere. Dalla torbida New York di I.B. Singer all’epopea dei pionieri del primo Israele. Dalla storia della città più mistica e mistificata al mondo, Gerusalemme, al pensiero ebraico di ieri e oggi. Memoir, romanzi, saggi, testimonianze, viaggi, favole… Chi legge spicca il volo? Sì. Settanta titoli scelti per voi

Le sere blu d’estate, andrò per i sentieri, graffiato dagli steli, sfiorando l’erba nuova: ne sentirò freschezza, assorto nel mistero…, scriveva Arthur Rimbaud. Tempo d’estate, tempo di libri, di lettura, di vagabondagi dell’anima e del corpo. Così, alle sognanti passeggiate di Rimbaud si affiancano, nelle grate ore che l’ozio estivo regala, letture a lungo rimandate, che il ritmo del lavoro ci preclude. Ecco quindi una ricca messe di proposte, per riempire – di parole, sogni, riflessioni -, il tempo ritrovato. Dalla narrativa di autori inconsueti, a quella di scrittori blasonati, come Aharon Reuveni o un I. B. Singer ritradotto; dalla saggistica di viaggio, come il libro-bussola di Simon Sebag Montefiore su Gerusalemme o il Sefer massa’ot di Binyamin da Tudela, a quella del pensiero dei grandi Maestri; e ancora i memoir, da Ettore Modigliani a Sergio Minerbi a Daniel Vogelmann. E i libri per ragazzi. Perché leggere è un’avventura che inizia presto, nelle sere blu d’estate.

 

Narrativa

Dalla Svezia, segreti e bugie. Un giorno lo scienziato Martin Brenner si ritrova a doversi occupare di temi ben lontani da quelli che riguardano la doppia elica del DNA. Scoprirà di essere ebreo. La madre Maria, che in verità si chiamava Gertrud, gli aveva tenuto nascosto questo arcano famigliare. Martin lo verrà a scoprire, dopo la scomparsa della madre, attraverso una lettera che proprio lei gli lascia. È il punto di partenza per una ricerca: che cosa voglia dire essere ebrei. Una scelta ardua e, nel contempo, la scoperta di essere figlio di una sopravvissuta ai campi di concentramento. Un viaggio che vira dai misteri ancora sconosciuti della genetica, a quelli del proprio Io ebraico. Björn Larsson, considerato uno tra gli scrittori svedesi più famosi in Italia, vincitore di prestigiosi premi letterari, torna a stupirci con quest’opera.
(Michael Soncin)
Björn Larsson, La lettera di Gertrud, trad. di Katia de Marco, Iperborea, pp. 480, euro 19,50

Siamo a Parigi, ottobre 1941: Hortensia Mayer è la moglie di Daniel, un critico d’arte di origini ebraiche tanto celebre quanto avido e meschino, che l’ha sposata solo per i suoi soldi. Quando le cose in Francia si mettono male, i due si danno alla fuga con l’aiuto del giovane Jean Louis, un ebreo scampato alle deportazioni di cui Hortensia si innamora. Ma, a causa della guerra, gli amanti dovranno separarsi e una fitta rete di tradimenti e vendette, per un crimine compiuto dal marito, stravolgerà la vita di Hortensia. Un romanzo corale e avvincente, un affresco che scava a fondo non solo nel contesto storico, ma anche e soprattutto nella mente dei personaggi, scandagliando l’intera panoplia di gioie, paure, passioni e inquietudini provate durante uno dei periodi più bui della storia dell’umanità.
(Nathan Greppi)
Anne Hamilton, Fuga da Parigi, La nave di Teseo, pp. 406, euro 18,00

Storie di vite vissute intorno al tema perenne dell’identità, lungo una trama che si snoda fra Europa, Egitto, Turchia, Israele e Stati Uniti, dal 1936 agli anni Novanta, passando per le Leggi Razziali del ‘38. Sono le storie di Miriam, Giuditta e Esther, delle loro famiglie, dei loro amori, vicissitudini, segreti, inganni, riconquiste. A tutte e tre viene rubato qualcosa della loro vita, eppure restano decise a scegliere il loro destino, nonostante tutto. Un romanzo che è un affascinante caleidoscopio di luoghi, vicende e personaggi che si incontreranno in un intenso finale a sorpresa. (Ilaria Ester Ramazzotti)
Cinzia Leone, Ti rubo la vita, Mondadori, pp. 624, euro 20,00

Una storia sospesa tra sacro e profano, tra verità e menzogna. Il romanzo narra la vicenda del profeta Yehoshua di Nazareth – chiamato in occidente Gesù, per questioni di pronuncia – dal punto di vista di 4 personaggi ebrei. C’è Miryam, la madre di Yehoshua, che si dispera nel vedere la folle abnegazione del suo primogenito nel dichiararsi re degli ebrei e figlio di Dio. C’è poi Iehuda di Queriot che tradisce il suo maestro dopo aver perso la fede negli insegnamenti basati sulla bontà e l’inazione: per Iehuda le cose non potranno mai cambiare pacificamente finché i romani calpesteranno i diritti del popolo ebraico. È presente anche Caifa, il Cohen Gadol del Tempio di Gerusalemme, che formula la condanna a morte per blasfemia a Yehoshua. Infine compare il ribelle e assassino Bar-Avo (Barabba), risparmiato da Ponzio Pilato al posto del falso profeta per merito dell’acclamazione della folla. Torna la penna icastica di Naomi Alderman, scrittrice ebrea inglese che ha sedotto il grande pubblico con Ragazze elettriche e Disobbedienza.
(Paolo Castellano)
Naomi Alderman, Il vangelo dei Bugiardi, trad. di Silvia Bre, nottetempo, pp. 384, euro 18,50

Firenze, fine Ottocento. All’indomani dell’unità d’Italia un giovane avvocato ebreo, Leone, si innamora di Piccarda, bionda, aristocratica e cattolicissima ragazza. Idealismo, slancio solidale, egualitarismo: molto li unisce a dispetto del forte attaccamento di ciascuno alle proprie radici religiose. Un romanzo popolare (l’unico di argomento ebraico nella letteratura italiana), avvincente e vintage, pieno di sorprese, con la capacità di parlare ancora alla nostra sensibilità contemporanea. Una fotografia dell’ebraismo italiano in pieno processo di Emancipazione. La storia dei protagonisti e quella dei due scrittori-autori, si intreccia in un viluppo di quesiti, ardori, tremori che arrivano fino a noi oggi e ci toccano dal vivo: il matrimonio misto, la dialettica delicata tra ebraismo e società italiana, l’attività politica fatta dagli ebrei, il femminismo. Il tutto sullo sfondo del paesaggio della Versilia, Camaldoli, Firenze.
(Fiona Diwan)
Laura Orvieto e Angiolo Orvieto, Leone da Rimini, (a cura di Caterina Del Vivo), Belforte, pp. 210, euro 22,00

Che cos’è in fondo ciò che chiamiamo viaggio? Un andare per tornare. Un partire per trovare. Viaggiare è soltanto fare provvista di ricordi, avere fame di nostalgia, di vita. In quest’opera di fantasia che tuttavia attinge a ricordi e sentimenti, Elena Loewenthal racconta la storia di una famiglia attraverso un periplo lungo più di un secolo, che da Baghdad va verso Gerusalemme, Haifa, Teheran, Madrid, New York… Siamo all’inizio del Novecento e il lettore ha modo di immergersi nelle vite di una madre, dei suoi figli e di una famiglia, ebrei che a Baghdad vivevano da millenni e che storia e destino hanno condotto altrove. Tra delusioni, speranze e affascinanti atmosfere di un Medioriente scomparso, una saga famigliare ma anche un destino collettivo.
(Marina Gersony)
Elena Loewenthal, Nessuno ritorna a Baghdad, Bompiani, pp. 380, euro 19,00

Un toccante romanzo-favola sulla Shoah: un boscaiolo e sua moglie vivono nel bosco. Sono poverissimi, non hanno figli e la donna ne soffre. Dopo lo scoppio della guerra, un treno merci inizia ad attraversare il bosco. Alla boscaiola quel treno interessa e decide di regolare la sua vita in base agli orari dei convogli. Scoprirà che quel treno contiene delle persone, ebrei disperati che lanciano bigliettini dalle sbarre. Un giorno una mano le tende un fardello, una “piccola merce miserabile” ma preziosissima, una neonata. I giorni seguenti, i due poveri boscaioli non sentiranno più il peso del tempo, né la fame, né la miseria…
(Marina Gersony)
Jean-Claude Grumberg, Una merce molto pregiata, trad. di Silvia Sichel, Guanda, pp. 114, euro 14,00

Si diceva che i Goldbaum fossero così ricchi e potenti che nelle giornate uggiose noleggiavano il sole perché brillasse per loro. Amavano collezionare mobili Luigi XVI, dipinti di Rembrandt, Leonardo e Vermeer e grandi dimore dove esporli, incluso lo sfavillante palazzo sulla Heugasse a Vienna. Non solo: erano usi sposarsi tra di loro per non disperdere il patrimonio. Come la giovane e ribelle Greta, rassegnata a sposare Albert Goldbaum, cugino del ramo inglese. Inizia così una storia d’amore conflittuale e avvincente a ridosso della Prima guerra mondiale. Con uno sguardo inedito sulla complessità dell’identità ebraica all’inizio del XX secolo e sul ruolo delle banche nei finanziamenti alla causa bellica, Natasha Solomons si ispira alla storia bancaria, finanziaria e personale dei Rothschild. Il libro è stato tradotto in diciassette lingue. (Marina Gersony)
Natasha Solomons, I Goldbaum, trad. di Laura Prandino, Neri Pozza, pp. 480, euro 18,00

L’incontro tra il cuore semplice di Maria, una ragazzina, e Gustav Mahler. Grazie a un efficace escamotage letterario, affiorano aspetti poco indagati della figura immensa e complessa del grande compositore austriaco. In un singolare e riuscitissimo intreccio tra puntualità storica e invenzione, l’autrice racconta le tre ultime estati di Mahler nei boschi di Dobbiaco. Lui è ormai famoso e lei è Marie, la nipote quindicenne dei proprietari del maso dove il musicista compone lontano da tutto e da tutti, in una capanna in mezzo al bosco. Il candore della giovane e il tormento del Maestro danno vita a un dialogo rivelatore per entrambi. Marie, che di musica non sa nulla, gli indicherà tutti i colori della foresta. Un libro molto bello, lieve e intenso, in cui Paola Capriolo ci parla di amicizia e sulla possibilità di incontrarsi e rinascere se ci si ascolta in modo consapevole e autentico. (Marina Gersony)
Paola Capriolo, Marie e il signor Mahler, Bompiani, pp. 240, euro 17,00

Un testo che raccoglie 14 storie di persone (operai, tecnici manager, imprenditori “in marcia verso il futuro”). Edoardo Segantini, giornalista e commentatore del Corriere della Sera, racconta ne La nuova chiave a stella, questi “operai aumentati”, fatti di braccia, cuore e cervello, con l’entusiasmo di chi crede in loro. Ma è soprattutto l’omaggio finale a Primo Levi, che Segantini intervistò nel 1984 per il suo giornale d’allora, l’Unità, un documento prezioso e significativo. Primo Levi parla tra l’altro del lavoro, del linguaggio, della passione e del metodo: «Del resto, non so, a me non è mai successo, ma fare un lavoro senza niente di difficile, dove tutto vada sempre per diritto, dev’essere una bella noia». (Marina Gersony)
Edoardo Segantini, La nuova chiave a stella, Guerini e Associati, pp. 192, euro 18,50

Un grande classico della letteratura ebraica moderna e contemporanea. Scritto da Aharon Reuveni nel 1919 (prima in yiddish e poi da lui tradotto in ebraico), fotografa la Palestina prima della Guerra 1914-18: all’epoca, molti ebrei arrivati dalla Russia si ritrovarono nei panni del nemico all’entrata in guerra dell’Impero Ottomano contro gli Imperi centrali, tra cui c’era la Russia zarista. Protagonista è Aharon Tziprovitch, l’antieroe per eccellenza: un personaggio “low profile”, piccolo contabile di una tipografia, dominato dall’incertezza e dalla paura, fragile fisicamente ed emotivamente, che vive in una terra geograficamente inospitale, brulla e desertica. Un libro, dunque, che non si inserisce nel filone letterario sionista dell’epoca, ma che inaugura una narrativa che racconta la realtà così com’è, con i suoi successi ma anche con i suoi fallimenti. Intramontabile testo da riscoprire. (Ilaria Myr)
Aharon Reuveni, In principio, confusione e paura, trad. Luca Colombo, Einaudi, pp. 196, euro 18,50

Laura Forti, scrittrice, drammaturga, docente e giornalista, scrive un monologo intenso: a un figlio è narrata la storia del padre che non ha conosciuto e il lettore, da quella storia, trae la consapevolezza che solo l’elaborazione del passato può trasformare la sofferenza in speranza. “Ho sempre considerato sacre le sue scelte, anche quelle più estreme, anche se non le condividevo o mi facevano soffrire. Ora mi chiedo se ho fatto bene, se dietro la scusa della libertà, questa nobile autogiustificazione che mi faccio, si annidasse invece dell’altro. Vigliaccheria, indolenza, paura di essere coinvolta, paura della responsabilità”. (E. M.)
Laura Forti, L’acrobata, Giuntina editore, pp. 120, euro 12,00

Sono favole contemporanee quelle che Romano Augusto Fiocchi presenta in questa piccola raccolta di cinque racconti, resi omogenei dai temi (l’orrore delle guerre, gli sfruttamenti, le violenze, i soprusi dei potenti) e dalle voci narranti. Voci non umane: un gatto disegnato da un soldato americano, una barca di pescatori libici, un insetto filosofo, un bonsai cinese e un libro. Proprio un libro è protagonista del racconto Opernplatz; un piccolo testo di Thomas Mann (La morte a Venezia) che ha coscienza di sé, delle mani che lo sfogliano con amore e che cercano di nasconderlo, di preservarlo dalla furia nazista e dal “terribile odore della carta quando incomincia a bruciare”. (Ester Moscati)
Romano Augusto Fiocchi, Racconti da un mondo offeso, Bookabook, pp. 60, euro 10,00

Una New York frenetica e destabilizzante. Qui, il mite “donnaiolo” Herman sperimenta diversi tipi di amore. In un crescendo di curiosità, umorismo, tensione narrativa, il lettore viene trascinato in questa storia solo apparentemente surreale. Tre specie di amore, tre donne completamente diverse tra loro – Jadwiga, Masha, Tamara – che incarnano l’intero mondo d’origine in cui è vissuto e vive il protagonista maschile. La prima è una contadina polacca: lo ha salvato dalla deportazione, nascondendolo per tre anni in un fienile; lo ha nutrito, curato… per gratitudine Herman la porta con sé a New York e la sposa. Ma la considera poco più che un docile animaletto, da nascondere in casa come i pappagallini in gabbia. Poi c’è Masha, la donna scampata ai lager, che rappresenta il desiderio carnale ma anche una sorta di cupio dissolvi. E poi, come un fantasma del passato, riappare la prima moglie Tamara. Non è morta nella Shoah! Che fare? Herman è confuso, non sa più come destreggiarsi tra donne, ricordi e mondi che si sovrappongono, nella mente e nella dura realtà quotidiana. Un capolavoro. (Ester Moscati)
Isaac B. Singer, Nemici. Una storia d’amore, trad. Marina Morpurgo, Adelphi, pp. 255, euro 18,00

 

Una grande storia d’amore fra due giovanissimi lituani, che si ritrovano nel caos degli anni bui del ‘900 e si sposano. Vladas Jonantas, giovane insegnante, e Milda vivono isolati fuori dal paese, tra boschi che offrono loro l’illusione della sicurezza. Ma lì Milda trova Ester, una giovanissima ebrea fucilata e sepolta nei boschi che è miracolosamente sopravvissuta e, ferita, risale alla luce, fuggendo e nascondendosi. Milda la porta a casa, la cura, la veste, la protegge. La storia della ragazza, bellissima, a cui tingono i capelli e mettono gli occhiali per non doverla nascondere per sempre, è solo la prima delle buone azioni che questa coppia affronta per dimostrare che, in tutti i tempi, le persone si distinguono fra esseri umani e disumani. La vicenda di chi ha subito due invasioni violente, nazista e sovietica, come i lituani, permette all’autore di esprimersi pur senza aver mai vissuto i fatti, ma solo per amore della ricostruzione storica. (Daniela Cohen)
Saulius Šaltenis, Diario di una principessa ebrea, trad. Pietro U. Dini, Edizioni Joker, pp. 143, euro 17,00

L’inizio del secondo conflitto mondiale è il motivo che unirà Lien ai nonni di Bart Van Es; ma molto più tardi, dopo la conclusione della guerra, quale sarà invece la ragione della fine di questo legame? Van Es nato nei Paesi Bassi, docente di letteratura inglese ad Oxford, racconta la storia di Lien, una bambina ebrea accolta dalla famiglia dell’autore, accudita e protetta come una figlia. Un libro – dal ricco apparato iconografico – che parla di famiglie e di una vicenda singolare, con la comune difficoltà di riprendere la vita nel suo pieno valore e significato, (segnata indelebilmente, durante gli anni più tristi del Novecento) da parte di tutti coloro che hanno dovuto affrontare le terribili vicende della Shoah. “Si ritrova a piangere continuamente, per giorni, per ore intere. Non trova conforto in nulla; è in preda a un senso di vuoto divorante, vuole solo mamma e papà”.
(Michael Soncin)
Bart Van Es, La ragazza cancellata, Guanda, pp. 288, euro 18,50.

Vogelgesang, il luogo dove cantano gli uccelli. È una cittadina tedesca che ha preso il nome dalla vicina foresta dove, durante la Seconda Guerra Mondiale, era attiva una grossa fabbrica di munizioni. Angelo, il protagonista omonimo dell’autore, sa che i suoi datori di lavoro hanno bisogno di bravi muratori e lui conosce bene il mestiere: non si lamenta per gli orari lunghi e i pesi da sollevare, fa il suo dovere e si accontenta della paga modesta. La Germania aveva ordinato all’Italia di fornire braccia per l’industria bellica dovendo sostituire i soldati al fronte. Il regime fascista aveva servilmente obbedito, ingolosito dalle rimesse valutarie degli emigrati, indispensabili per pagare il carbone tedesco senza il quale le industrie si sarebbero fermate. Un cinico baratto uomini-carbone. All’epoca Angelo è quindi un maturo operaio italiano, impiegato in Germania, e la sua vita tranquilla è sconvolta dall’arrivo di 750 deportate ebree polacche; tra queste c’è Norma, una giovane dal carattere ribelle, e tra loro nasce un sentimento. Il romanzo, che tenta di essere epico e si dipana per quasi 400 pagine, è inclusivo di tante piccole storie dove ognuno cerca il proprio pezzetto di felicità. (Daniela Cohen)
Angelo Moncini “con l’amichevole collaborazione di Alberto Giacometti”, Il Canto degli Uccelli. Vogelgesang, Editoriale Lombarda, pp. 392, euro 20,00

Storia

Una città totem, traboccante di santità e impudenza, dove tutto sembra uguale ma nulla rimane immobile. Una città ibrida che non rientra nelle rigide categorie su cui si basano le varie leggende religiose e le narrazioni a senso unico: Gerusalemme e la sua storia plurimillenaria si dipanano in un’impresa narrativamente “mostruosa”, lunga 800 pagine: lo storico Montefiore parte da re David e arriva ai nostri giorni senza mai perdere un colpo, attraversando epoche e imperi, stanze private e interni domestici, reperti archeologici e fatti di bruciante attualità, scintille di vita spirituale e l’oscurità di fiumi di sangue versato. Gerusalemme come linea del fronte tra ateismo e fede, focolaio di scontro tra le religioni abramitiche, santuario dei fondamentalismi, il campo di battaglia strategico delle civiltà, l’oggetto di folli cospirazioni e mitizzazioni via Internet… Trofeo di imperi ma senza nessun vero valore militare, santissima e insieme ricettacolo di bigottismo, cialtroneria e superstizione. Una città ubiqua, dall’anima utopica, terrena e celeste, fantasticata e reale, paradigma di ogni redenzione vera o farlocca che sia. Tutti i conflitti portano a Gerusalemme, diceva un re Hashemita di Giordania. Finalmente in italiano un libro di studio e di piacere, la storia avvincente di una città unica, raccontata con un rigore storico e un’ampiezza di orizzonti rari. Un libro-bussola, non a caso consultato e saccheggiato (senza mai confessarlo) da opinionisti, giornalisti, studiosi, conferenzieri di ogni origine e confessione… (Fiona Diwan)
Simon Sebag Montefiore, Gerusalemme, biografia di una città, trad. M. E. Morin, Mondadori, pp. 800, euro 40,00

 

Un déjà vu è una sensazione. Si crede, senza esserne certi, di aver già vissuto l’attimo presente. La memoria scava, ma trova fotogrammi soltanto simili alla realtà attuale. Resta il dubbio, il sospetto che il passato si stia ripetendo. Siegmund Ginzberg lo dice chiaramente: questo è un libro di analogie, non di previsioni. La storia può anche ripetersi, ma non allo stesso modo. D’altra parte, una serie di segnali e sintomi che si stia andando verso una malattia sociale sono evidenti. Da qui Sindrome 1933, che è un rapido quanto dettagliato viaggio in quella Germania che, tra il 1918 e l’avvento del nazismo, viene ricordata come il più grande paradosso della storia contemporanea d’Europa. La Repubblica di Weimar, modello (fallito) di democrazia, Berlino, le vampate rivoluzionarie, i Putsch e la corsa al potere di Adolf Hitler. L’odio diffuso, il linguaggio becero, la ricerca di un colpevole – possibilmente minoritario e diverso, o straniero – decisioni politiche ed economiche assunte da un numero sempre più ristretto di persone e orientate esclusivamente alla ricerca del consenso. Ginzberg, sostituisce, qui e là, alcune parole di allora con altre odierne. Nazionalisti con sovranisti, Germania con Occidente, ebrei con immigrati. Analogie. Non previsioni. (Antonio Picasso)
Siegmund Ginzberg, Sindrome 1933, Feltrinelli, pp. 192, euro 16,00

In Europa, non è mai esistita una Questione ebraica. È semmai esistita una Questione antisemita. Da questo assunto, che ribalta il punto di vista abituale, Finzi dispiega una sintesi potente e super documentata del fenomeno antiebraico, giudeofobico e antisemita. Un libro che funziona come un vaccino, un compendio mirabile che tutti dovremmo tenere sul comodino, con un ultimo capitolo che è un affondo nell’attualità più bruciante, dal revisionismo storico al dibattito in corso tra gli storici israeliani e internazionali, dalla querelle tra Ernst Nolte e Jurgen Habermas, alle fake news su Internet, allo stato confusionale in cui versano molti intellettuali italiani, da Asor Rosa in su. Imperdibile. (Fiona Diwan)
Roberto Finzi, Breve storia della questione antisemita, Bompiani, pp. 240, euro 12,00

Un plauso allo storico Bensousssan che in una Francia con quasi 7 milioni di arabi ha avuto il coraggio di affrontare un tabù, ossia le radici dell’antisemitismo arabo, originatosi ben prima dell’esistenza dello Stato d’Israele. Un fenomeno che viene da lontano, nel quale i palestinesi c’entrano poco o nulla, che affonda le sue radici nella condizione di Dhimmi, e che cova in epoca colonialista, con l’emancipazione ebraica e con la fine della sottomissione secolare al Millet ottomano. Perché il mondo arabo si svuota dei suoi ebrei in appena una generazione (1945-1970), uno strappo repentino dopo duemila anni di storia ebraica in terra d’Islam? A causa di un antigiudaismo intrinseco alla società araba, in cui l’ebreo era l’elemento più disprezzato e detestato della popolazione, risponde lo storico francese. Come ammettere allora che il paria e il “pezzente” di ieri diventi il leader di oggi? Inaccettabile. La presenza ebraica emancipata e alfabetizzata del XX secolo viene così percepita nel mondo arabo come una spina nel fianco, “un impedimento a essere.” E come diceva Jean Jacques Rousseau “è impossibile non provare avversione per tutto ciò che ci supera, ci sminuisce, ci comprime”. (Fiona Diwan)
Georges Bensoussan, Gli ebrei del mondo arabo- L’argomento proibito, Giuntina, pp. 171, euro 15,00

Negli ultimi tempi sono usciti molti libri sugli allenatori di calcio ebrei le cui vite furono distrutte dalle Leggi razziali del 1938. A questi si è aggiunto il romanzo d’esordio del giornalista campano De Serpis, che ricostruisce le storie di Árpád Weisz ed Egri Erbstein: entrambi ebrei ungheresi, allenatori rispettivamente del Bologna (e per un breve periodo dell’Inter) e del Torino, portarono le rispettive squadre a ottenere innumerevoli vittorie. Tutto ciò ebbe fine quando le Leggi Razziali del ‘38 stroncarono le loro carriere: Weisz fu deportato ad Auschwitz dove morì, mentre Erbstein riuscì a fuggire grazie a Raoul Wallenberg e dopo la guerra tornerà ad allenare quello che diventerà noto come il “Grande Torino”.
(Nathan Greppi)
Angelo Amato De Serpis, Árpád ed Egri, Graus Editore, pp. 112, euro 15,00

 

Binyamin da Tudela, instancabile viaggiatore, globe trotter del Medioevo ebraico

Il mitico Itinerario torna sugli scaffali con il suo fascino immortale, un libro di viaggi assolutamente unico che riconcilia l’anima ebraica contemporanea con quella antica e medievale, tutt’altro che buia, specie nel Mediterraneo del XII secolo. Una specie di controcanto ebraico della Navigatio sancti Brendani, ai tempi in cui i clerici-vagantes percorrevano a piedi i sentieri d’Europa in cerca di conoscenza e emozioni: l’Itinerario è un attraversamento rigoglioso e appassionante del continente ebraico, scritto dal 1159 al 1173, dalla Navarra ai confini d’Oriente e del mare periglioso “su cui domina Orione”. Un libro che ha resistito indenne nel tempo, con numerosi manoscritti e edizioni a stampa, amatissimo dai lettori comuni: un libro soprattutto bello, con buona pace dei dotti per i quali iperboli ed entusiasmi parevano un po’ naif. Ma Binyamin è un erudito alla ricerca del meraviglioso e di ogni possibile mirabilia, due dimensioni che da sempre parlano alla sensibilità gotico-floreale della sua epoca. Binyamin cerca la gloria ebraica incastonata nelle varie koinè culturali cristiane o musulmane; ad esempio, ci racconta di un tempo in cui l’Italia rigurgitava di presenza ebraica, di traffici e scambi, disegnandone un affresco vivo, dialogante e completo, specie nel sud della penisola, prima che quelle comunità fossero strappate alla storia da un colpo di spugna antisemita. E così seguiamo questo piccolo Marco Polo sefardita, da Roma a Otranto, da Costantinopoli ad Antiochia, da Bagdad a Samarcanda, dalla Persia alla Cina e ritorno, mentre solerte appunta note sul suo diario. Un grazie va al MEIS di Ferrara che ha voluto questa riedizione, al Marchese Guglielmo De Levy che l’ha finanziata, a Giulio Busi che l’ha ritradotto e commentato.
Fiona Diwan
Binyamin da Tudela, Itinerario (Sefer massa’ot), a cura di Giulio Busi, pp 127, euro 12,00

 

Memoir

È la testimonianza diretta delle sorelle Andra e Tati Bucci, che per la prima volta con la loro voce raccontano ciò che hanno vissuto ad Auschwitz dove sono state deportate (Tati a 6 anni, Andra a 5) insieme alla madre, al cugino Sergio (7 anni) e alla zia. Nel Kinderblock, il blocco dei bambini destinati alle sperimentazioni mediche, le sorelle vivono l’indicibile realtà di morte, freddo, fame e malvagità umana, con sempre sullo sfondo il camino del crematorio: un’assurda quotidianità che diventa per loro la normalità. “Il ricordo dei nostri novi mesi passati nel campo è quello di un’apparente normalità, costruita solo nella nostra mente. Due bambine sole, in un posto sconosciuto, con adulti mai visti prima. La paura sarà stata inevitabile. Ma nel nostro ricordo è stata sostituita da quel senso di normalità che spesso i piccoli si costruiscono per proteggersi davanti agli avvenimenti più brutti”. Sono lampi di ricordi, raccontati con un linguaggio semplice e diretto dal punto di vista di due bambine sotto i sei anni. Una testimonianza fondamentale per conoscere la Shoah, ma anche un profondo inno alla vita. (Ilaria Myr)
Andra e Tatiana Bucci, Noi, bambine ad Auschwitz, Mondadori, pp. 133, euro 17,00

Riuscì a portare a Milano la Gioconda di Leonardo strappandola per mesi al Louvre. Ricostruì Brera ridotta in macerie dopo le bombe della guerra. Un’avventura umana e professionale incredibile, attraverso le Leggi Razziali e la Shoah. È la vita movimentata di un grande sovrintendente di Brera, Ettore Modigliani (1873-1947), raccontata nelle sue Memorie. Un libro vivacemente scritto, denso di episodi che svelano aspetti e aneddoti legati ai monumenti lombardi e alla storia milanese, raccontati da un appassionato funzionario dello Stato al servizio del patrimonio artistico nazionale, della sua Milano e della sua Brera.
(Ilaria Ester Ramazzotti)
Ettore Modigliani, Memorie, a cura di Marco Carminati, con saggio introduttivo di James Bradburne, Skira, pp. 320, euro 25,00

Come comunicare le sofferenze della Shoah alle nuove generazioni? Come combattere ideologie, fanatismi, la banalizzazione della Memoria, se nemmeno le ferite della storia si sono ricucite in tutti questi anni? Qual è il ruolo della testimonianza quando non ci saranno più testimoni? Questi gli interrogativi che Wiesel pone nel breve e intenso volume Il mondo sapeva. La Shoah e il nuovo Millenio. Il libro contiene interessanti aneddoti sulla personalità dello scrittore, nella postfazione di Daniel Vogelmann che ricorda come, ai tempi del romanzo La notte, l’opera più famosa di Wiesel, lo conobbe e fu colpito dalla sua “voce calda, ritmata che veniva dal cuore, nella quale si percepiva un dolore eterno ma anche un grande amore per la vita e per l’umanità”.
(Roberto Zadik)
Elie Wiesel, Il mondo sapeva-La Shoah e il nuovo millennio, Giuntina editore, pp. 76, euro 8,00

Quando hai un amico come Mario Foah, è quasi naturale decidere di raccontarne la storia. Tra Italia e Stati Uniti, Vittorio Levi traccia la biografia di un uomo che “ti racconta pezzi della sua vita con umorismo e autoironia e con la semplicità di chi ha vissuto e vive tuttora, pienamente e felicemente, tutti i suoi anni”. Due grandi amori, il successo imprenditoriale, le avventure: dall’incontro con i pellerossa ai miti di Hollywood, alla vita professionale come pioniere della distribuzione del food made in Italy negli States. (E. M.)
Vittorio Levi, Mario Foah, Eroe dei due Mondi, Salomone Belforte e C., pp. 89, euro 16,00

La vita di Sergio Minerbi, nato a Roma, padre ferrarese, madre polacca, saggista, ambasciatore di Israele e vaticanista, scorre in queste pagine senza soluzione di continuità, dalla prima infanzia romana all’aliyà, agli incarichi per conto del Ministero degli esteri. Un’avventura umana e professionale fatta di impegno costante e grandi capacità, uno sguardo lucido su un secolo che ha visto gli abissi e le vette del cammino ebraico nel mondo. (E. M.)
Sergio Minerbi, Quest’anno a Gerusalemme. La mia vita per Israele, Salomone Belforte e C., pp. 163, euro 20,00

Un memoir ricco di immagini e ricordi di famiglia, due vite parallele che si fondono per accompagnare il lettore in alcuni decenni di storia patria e privata, a beneficio di figli e nipoti, ma non solo. È stato proprio il fatto di essere chiamati nelle scuole a raccontare le Leggi razziali, le fughe e la guerra a convincere Dario e Aida che la loro vita meritava di essere raccontata. (E. M.)
Dario e Aida Foà, Quando due parallele si incontrano, Due ragazzi ebrei dalle leggi razziali a oggi, Salomone Belforte e C., pp. 160, euro 20,00

Nella Romania degli anni Venti, l’antisemitismo è diffuso e violento. Lo testimonia uno studente all’Università di Bucarest in Da duemila anni, un libro del 1934 e ora ripubblicato; una tragica testimonianza dell’ascesa dell’antisemitismo in Europa ben prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Sebastian ogni giorno subisce, con altri correligionari, i soprusi di una nazione sempre più animata dall’odio per l’ebreo. Ma mentre i suoi compagni, alcuni dei quali sionisti, vivono questo destino come una sorta di martirio, il protagonista si sente imprigionato nella sua identità ebraica che però non riesce a rinnegare. Una riflessione amara su quello che è l’antisemitismo, un fenomeno che spesso prescinde dall’ebreo in carne e ossa: “Se domani la struttura sociale non avrà come perno la religione, la politica, l’economia, bensì l’apicoltura, l’ebreo verrà odiato dal punto di vista dell’allevamento delle api. Quello che cambia nell’antisemitismo, considerato come fenomeno eterno, è il piano su cui si manifesta, e non le sue cause primarie”. (Ilaria Myr)
Mihail Sebastian, Da duemila anni, trad. Maria Luisa Lombardo, Fazi Editore, pp. 278, euro 17,00

Un appassionante percorso biografico che ricostruisce la vita dello scrittore e intellettuale ebreo russo Julij Margolin e la sua drammatica esperienza nei Gulag sovietici. Nato in Polonia da genitori russi, in queste pagine racconta la sua vicenda, così piena di eventi tragici come di momenti gloriosi, da giornalista di successo e sionista appassionato. Arrestato nel 1940, passò cinque lunghi anni in un Gulag sovietico, si distinse per il coraggio, la coerenza, l’impegno politico e culturale, fino alla sua morte nel 1971. Vissuto fra Polonia, Russia e Israele, dopo la sua liberazione nel 1946 decise di emigrare nel futuro Stato di Israele. Lì si affermò come esponente culturale continuando a denunciare la crudeltà del regime sovietico tanto che, nel 1954, decise di rivolgersi allo Yad Vashem di Gerusalemme, come ricorda Augusto Fonseca nella sua introduzione, per “l’istituzione di uno specifico memoriale da dedicare alle vittime del comunismo e dello stalinismo”. Assieme a Solzenicyn è stato uno dei principali testimoni del dramma dei Gulag, ancora oggi così poco raccontato. (Roberto Zadik)
Julij Borissovic Margolin – Augusto Fonseca, 1951 Resoconto da Parigi. Una voce dai Gulag, pp. 209, Delta Editore, euro 20,00

L’epopea dei Vogelmann, da Tarnopol (Galizia) a Vienna, daAuschwitz a Firenze, una storia di famiglia raccontata da un Io narrante che è il patriarca Schulim, scaturita dalla delicata, poetica penna del figlio Daniel. C’è la Tipografia Giuntina rilevata da Schulim, ci sono i rabbini Margulies e Cassutto, le Leggi Razziali, la lista di Schindler; e poi i Pirkè Avot rievocati sul treno diretto a nord, quando a sederti accanto nel vagone c’è un noto ebreo fascista che detesti (“Quando cade il tuo nemico non ti rallegrare”). Uno stile quasi stenografico per rendere omaggio a un uomo che amava la vita, persino dopo Birkenau. Un minuscolo libro che tocca il cuore. Asciutto, essenziale, mai scarno. (Fiona Diwan)
Daniel Vogelmann, Piccola autobiografica di mio padre, Giuntina, pp. 34, euro 5,00

 

Saggistica

Duemila anni di “visione” cristiana degli ebrei e tutto ciò che in Europa tale visione ha comportato. Un libro fondamentale: importante per il contenuto e per l’approccio storiografico, che parte da una considerazione semplice quanto essenziale: non è possibile spiegare la Shoah solo come prodotto della “follia nazista”. Poi l’incontro con Cesare Mannucci, autore de L’odio antico e la scelta di approfondire al CDEC l’origine del pregiudizio antisemita di matrice religiosa. Ventisei anni di studi hanno prodotto quest’opera imprescindibile sul tema. Con la consapevolezza che senza due millenni di calunnie da parte della Chiesa e senza il sistematico e capillare “insegnamento del disprezzo” verso gli ebrei, lo sterminio non sarebbe stato possibile. (Ester Moscati)
Augusto Sartorelli, Testimoni della nostra iniquità. La Chiesa e gli ebrei, editrice Clinamen, pp. 494, euro 42,90

Le 100 parole più usate per parlare della Shoah, secondo un lessico stabilito con rigore scientifico da due storici, pur nella certezza che nessun lemma può davvero restituirla. Ma Shoah e Olocausto sono sinonimi? Come nascono e si usano termini come sterminio e genocidio o campo di messa a morte? Ce lo spiega questo saggio breve e pregnante, dedicato alla scelta di termini e nozioni nel rispetto del loro vero significato, “mostrando nel contempo i tranelli di un vocabolario spesso elaborato dai carnefici per qualificare le loro politiche”. (Ilaria Ester Ramazzotti)
Tal Bruttmann, Christophe Tarricone, Le 100 parole della Shoah, Giuntina, pp. 157, euro 15,00

Quando pensare e abitare coincidono. Dalla buia soffitta solitaria di Amsterdam, nel Seicento, dove Baruch Spinoza visse scrivendo e tagliando lenti per occhiali, alla Vienna di Ludwig Wittgenstein, dal modesto bilocale di Soho dove Karl Marx lavorò a Il Capitale alla casa dove Hannah Arendt e Martin Heidegger si incontravano. Una flanerie piena di curiostià, un reportage letterario e di viaggio. Ma anche una geografia sentimentale, una cartografia intellettuale d’Europa. Pagani racconta i luoghi e le idee che hanno cambiato la nostra visione del mondo, convinto che entrambi possano essere lo specchio l’uno dell’altro. (F. Diwan)
Paolo Pagani, I luoghi del pensiero, Neri Pozza, pp 368, euro 13,50

È considerato uno tra i più brillanti matematici del XX secolo, Mentre lei, Simone, è filosofa tra le più note. Stiamo parlando dei fratelli Weil. Il fratello maggiore André, mentre è rinchiuso nel carcere per essersi negato alla leva, è esortato dalla sorella Simone a spiegarle – attraverso un rapporto epistolare – il meraviglioso mondo della matematica, con un linguaggio tale da poter essere decifrabile anche a lei. Ne nasce così uno scambio affascinante, pieno di aneddoti curiosi; laddove Simone non tralascia il mestiere di filosofa grazie a cui legge gli avvenimenti del suo tempo, mentre Andrè le spiega la matematica servendosi di spunti storici attraverso una divulgazione cosparsa di metafore, parlante un linguaggio comune. Consigliato a matematici e non; proprio come i protagonisti di questo libro. (Michael Soncin)
Simone Weil – André Weil, L’arte della Matematica, Adelphi editore, pp. 188; euro 14,00. Edizione italiana a cura di Maria Concetta Sala.

C’è un grande dibattito sulla spinta sovversiva o “rivoluzionaria” dei partiti europei sovranisti di oggi. Ma il termine sovranismo è entrato nelle nostre case senza una sufficiente analisi critica. Come se un’etichetta potesse raccontare fenomeni complessi. Ce lo spiega con rigore Fabio Turato, professore di Relazioni internazionali all’Università di Urbino. Turato mette sotto la lente di ingrandimento i principali capipopolo europei che concentrano il discorso retorico su quattro concetti: Popolo, Elite, Globalizzazione, Confini. Troviamo i profili politici di Jarosław Kaczyński (Polonia), Viktor Orbàn (Ungheria), Andrej Babiš (Repubblica Ceca), Robert Fico (Slovacchia), Frauke Petry (Germania), Heinz-Christian Strache (Austria), Geert Wilders (Olanda), Marine Le Pen (Francia), Timo (Finlandia), Beppe Grillo e Matteo Salvini. Istruttivo. (Paolo Castellano)
Fabio Turato, Capipopolo – leader e leadership del populismo europeo, Castelvecchi, pp. 201, euro 17,50

Ciò che ha spinto Federico Steinhaus, già presidente della Comunità Ebraica di Merano, a scrivere questo saggio, è la triste consapevolezza che l’antisemitismo non è mai scomparso dall’Italia, ma che ha assunto nuove forme, in particolare quella spacciata per antisionismo. L’odio antiebraico viene analizzato da diversi punti di vista: dalla realtà regionale dell’Alto Adige a una prospettiva italiana e internazionale, dai rigurgiti neonazisti sul web all’estrema sinistra antisraeliana, con una ricostruzione storica che, passo dopo passo, svela le origini di ogni forma d’odio e i loro legami incrociati. Con un monito: che la Giornata della Memoria non diventi una ricorrenza vuota in una società altrimenti indifferente. (Nathan Greppi)
Federico Steinhaus, Una giornata della memoria. 364 giornate dell’indifferenza, Raetia, pp. 182, euro 19,00

I rapporti tra l’ebraismo ortodosso e quello riformato, che presumibilmente costituiranno un tema sempre più attuale nelle comunità e istituzioni ebraiche italiane nel prossimo futuro, presuppongono la reciproca conoscenza. Questo testo ripercorre le origini storiche della Riforma, Hashkalah o Illuminismo ebraico, dalla Germania di fine Settecento all’Italia di oggi, e il cammino compiuto dal movimento “per l’ebraismo progressivo” di cui l’autore è uno dei protagonisti. Un cammino che punta al riconoscimento istituzionale da parte dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, all’inclusione per patrilinearità e alla equiparazione dei ruoli di genere nella vita comunitaria e liturgica. (Ester Moscati)
Bruno Di Porto, Il movimento di Riforma nel contesto dell’Ebraismo contemporaneo. La presenza in Italia, Angelo Pontecorboli editore, pp. 151, euro 18,00

Che senso ha identificare come “ebreo” un filosofo, un pensatore, un intellettuale? Nascita o appartenenza dell’anima? La risposta sta nel legame con la tradizione e la cultura ebraica qualora queste siano un elemento costituitivo non solo della sua identità ma anche del suo pensiero. Questa è la premessa del saggio curato da Rambaldi, nel quale peraltro alcune asserzioni appaiono un po’ troppo apodittiche, come quelle relative a Karl Marx, se considerate alla luce del saggio di Agnes Heller. Ma per restare in Italia, qui si propongono cinque studi su personalità che ebbero profondi legami con l’ebraismo (Enrico, Enzo ed Emilio Sereni; Eugenio Colorni) o che per l’appartenenza al popolo ebraico videro condizionata la propria vita e vicenda intellettuale. Anche l’“ebreo suo malgrado”, quindi, rientra nella categoria oggetto di questo interessante studio. (Ester Moscati)
E. I. Rambaldi (a cura di), Intellettuali ebrei italiani del XX secolo, Franco Angeli editore, pp. 172, euro 22,00

Quali e quante le differenze tra l’ebraico dei testi sacri, il Lashon haKodesh, e quello parlato, adottato come lingua ufficiale dallo Stato d’Israele? Come si evolve questa meravigliosa lingua? E quale significato dietro ogni singola lettera dell’alfabeto? Spesso a nostra insaputa, l’ebraico ha arricchito anche lingue che non sono di derivazione semitica come l’italiano. Ce lo racconta Anna Linda Callow – docente di lingua e letteratura ebraica per anni all’Università degli Studi di Milano, traduttrice dall’aramaico, dall’ebraico e dallo yiddish -, e ci invita in luna di miele con questo idioma millenario, dedicando un capitolo anche allo yiddish in relazione con l’ebraico; ampi i suggerimenti bibliografici presenti nel saggio. Un viaggio a dir poco affascinante, guidati dalla sensibilità e sapienza di una docente originale e fuori dagli schemi. (Michael Soncin)
Anna Linda Callow, La lingua che visse due volte – Fascino e avventure dell’ebraico, Garzanti editore, pp. 222, euro 16,00.

 

Pensiero ebraico

Ci sono voluti ben sette anni di studi e ricerche per scrivere questo volume. È la vita di Avraham Abulafia (XIII secolo), un gigante della filosofia ebraica medievale, fondatore della Kabbalah profetica, visionario, un pensiero che non conosce sosta temporale risultando attuale anche ai giorni nostri. Carmelo Zaffora (autore anche del libro Golem Siciliano, sulle comunità ebraiche presenti in terra sicula) nel dipingere un ritratto completo del grande pensatore, nel bel mezzo dei suoi numerosi viaggi e dei tanti personaggi incontrati, pone particolare accento al soggiorno in Sicilia, dove Abulafia trascorse l’ultimo decennio della sua esistenza. Il testo – ora in una seconda edizione completamente rinnovata – oltre che da raffigurazioni dello stesso autore, è arricchito dalle illustrazioni dell’artista olandese Shoshannah Brombacher. (Michael Soncin)
Carmelo Zaffora, Le confessioni di Abulafia. Vita di un Visionario, Carthago edizioni, pp. 454, euro 20,00

Una riflessione fra ebraismo e filosofia, seguendo il filo dell’originalità nel pensiero di Ibn Paquda, filosofo immenso, sefardita (come Ramban e Maimonide), vissuto nella Spagna dell’XI secolo, autore de I doveri del Cuore, testo fondante di un millennio di pensiero ebraico. Ebraismo e Etica, Fede e Comportamento: ecco il pensiero di Paquda nei suoi legami con la mistica, con la filosofia di Platone, con le riflessioni sull’ascetismo del Rambam, fino alle ricadute attuali sul pensiero di Emmanuel Levinas. Fra le pagine di questo libro stimolante e attuale, riflessioni sull’unicità di Dio e la sottomissione a Lui, alcuni consigli sul carattere e sul mondo sensibile. Paquda invita alla moderazione e all’umiltà, all’evitare inimicizie e invidie e confronta gli insegnamenti della tradizione ebraica con quelli della filosofia neoplatonica e di vari altri pensatori. Un plauso speciale va all’autrice Sara Romeo, per il cimento e la passione.
(Roberto Zadik)
Sara Romeo, Il rapporto uomo-Dio nella trama dell’etica. La riflessione di Bahya Ibn Paquda, Progetto Accademia, pp. 174, euro 14.00

“…posi ogni parola al servizio della mia anima/ e non l’anima mia al servizio delle parole…”. Versi felici, pieni di passionalità, in aperta polemica con l’estetica stilnovista e l’algida visione idealizzata dell’amore e della poesia. Amor cortese sì ma vigoroso, gaudioso e dolente; e poi la politica, la religione, le partigianerie, le fughe, gli scontri, l’ipotetica amicizia con Dante Alighieri… Ecco il più grande poeta ebreo medievale italiano alla corte di Cangrande della Scala, vissuto tra il 1200 e il 1300, che scrive di passione amorosa e politica in lingua giudeo-italiana: l’opera di Immanuel Romano è un Canzoniere con versi scritti sia in volgare italiano sia in ebraico. Scoprire queste liriche getta una luce nuova e fulgida sulla nostra percezione della presenza ebraica nel medioevo italiano e di colui che in tempi grami e avversi, scrisse “ho conquistato la mia sapienza con la mia spada e il mio arco”.
(Fiona Diwan)
Umberto Fortis, Manoello Volgare, Belforte, pp. 131, euro 15,00

Ettore, Achille, Priamo, Paride, Elena… Abramo e Sara, Isacco, Giacobbe, Mosè… Atene e Gerusalemme, il mondo greco e il mondo ebraico. Bellezza e Verità, Iliade e Bibbia, accomunate da una “stessa vocazione all’esattezza”: entrambe ci offrono “il contatto con il Vero al culmine della lotta”. Rachel Bespaloff ci dà una lettura filosofica di entrambe le tradizioni ma finisce per soffermarsi su Omero, “il poeta che canta la bellezza dei guerrieri morti, la gloria degli eroi sacrificati”. Anche per questa filosofa ebrea bulgara-ucraina, naturalizzata francese e morta suicida nel Massachussets nel 1949, alla fine si tratta di capire che amarezza e dolcezza sono le due facce della stessa medaglia e che “niente è terribile nella vita, perché tutto è terribile”. (Fiona Diwan)
Rachel Bespaloff, Sull’Iliade, Adelphi, pp. 113, euro 12,00

Chi ha amato i racconti di Stefan Zweig non può rinunciare a questo mirabile saggio su uno dei grandi scrittori mitteleuropei del XX secolo, morto suicida in Brasile insieme alla moglie, entrambi preda di un’inemendabile disperazione pisichica davanti dallo scempio del proprio universo di riferimento operato dal nazismo. Una ferita che non ha mai smesso di sanguinare, fino al tragico epilogo. Gli adorati caffè viennesi dove Zweig giocava a scacchi e incontrava gli amici (Joseph Roth, Sigmund Freud, Albert Einstein, Thomas Mann, Max Brod…), il successo mondano e sociale, la vita da star letteraria osannata e cosmopolita. E poi la prosa sulfurea, l’eleganza e il fascino sensuale di un aggraziato sciupafemmine, l’umanesimo pacifista, l’idea dell’arte capace di sublimare ogni sofferenza e di indurre un senso di trascendenza: spogliato della propria identità, incapace di diventare un emigrè, Zweig incarna il duplice, sofferto paradigma del destino d’Europa e del destino ebraico. Da Vienna a Parigi, da New York a Rio de Janeiro, un esilio impossibile, una vana fuga dalla storia e da se stessi: l’avventura umana e intellettuale di Zweig scorre come un film in questa bella biografia che è anche una storia nel XX secolo. (Fiona Diwan)
George Prochnik, L’esilio impossibile – Stefan Zweig alla fine del mondo, Il Saggiatore, pp. 327, euro 29,00

Un sofisticato viaggio nel cuore della filosofia ebraica medievale e dell’universo di Maimonide (ma anche di Yehuda HaLevì, Bachia Ibn Paquda, Gersonide): Bertola scandaglia l’etica e le opere di Maimonide inserendole nella temperie culturale del suo tempo, in dialogo con il Kalam islamico, la Scolastica cristiana e l’aristotelismo medievale, raccontandoci dell’importanza del suo pensiero per Tommaso d’Acquino. L’indagine complessa e stimolante di un universitario cattolico, grande studioso e conoscitore del pensiero ebraico. (Fiona Diwan)
Ermenegildo Bertola, L’eternità del mondo in Mosè Maimonide (prefazione Rav Giuseppe Laras, a cura di Giacomo Petrarca), Belforte, pp. 411, euro 24,00

Pubblicati a sua insaputa nel 1754 per volontà dell’amico Lessing che volle fargli una sorpresa, questi dialoghi sono una tappa fondamentale della biografia intellettuale di Mendelssohn e una risposta esistenziale a un momento di crisi profonda. Il tema è la metafisica, la filosofia come ricerca del senso del vivere, disciplina votata a ciò che trascende l’esperienza sensibile persino nei suoi aspetti di maggiore assurdità e follia. Questo genio incomparabile si confronta qui con i giganti del suo tempo: Mendelssohn compie un’appassionata apologia di Spinoza e gli fa fare pace con il Dio d’Israele; rilegge Leibniz alla luce del razionalismo di Maimonide e infine si interroga sul tema della creazione del mondo. Con leggerezza di parola e chiarezza di pensiero, Mendelssohn intreccia le voci nella forma del dialogo sia talmudico che platonico, e introduce un pazzesco punto di vista ebraico nel cuore del dibattito filosofico del suo tempo. Un grazie a Irene Kajon per averci riproposto questo gioiello del “Kant degli ebrei”, nato a Dessau, in Sassonia.
(Fiona Diwan)
Moses Mendelssohn, Dialoghi filosofici, cura e traduzione di Irene Kajon, Morcelliana, pp. 83, euro 10,00

Un’analisi del conflitto che da secoli oppone le interpretazioni di ebraismo e cristianesimo, millenni di antagonismo tra la Legge e la Fede, e su quale delle due dimensioni sia la più significativa. A partire dal na’asè venishmà, il faremo e ascolteremo, che risulta essere uno scandalo filosofico per la Ragione – la quale predica il “prima si ascolta e poi si fa” -, e che pone un quesito assoluto su che cosa significhi davvero ascoltare. Una disamina filosofica e teoretica approfondita e stimolante, che spazia dal pensiero di Paolo di Tarso a Baruch Spinoza a Franz Rosenzweig. (Fiona Diwan)
Giacomo Petrarca, La Legge per la Legge – Paolo, Spinoza, Rosenzweig, Belforte, pp. 176, euro 20,00

Ha un posto d’onore nella coscienza ebraica. È una figura che ha attraversato i secoli senza mai impallidire. Rabbi Akiva è sopravvissuto come l’eroe di riferimento dell’ebraismo rabbinico nonché esempio luminoso di una capacità di apprendimento tardiva e immensa. Il suo nome appare più di mille volte nel solo Talmud babilonese. Un viaggio nel mito, nella vita e nel pensiero del più grande personaggio che la tradizione orale abbia avuto. Appassionante e divulgativo, il saggio di Holtz è un gioiello di puro piacere e conoscenza per chiunque voglia cogliere i fondamentali della storia ebraica in epoca mishnaica. (Fiona Diwan)
Barry W. Holtz, Rabbi Akiva – L’uomo saggio del Talmud, Bollati Boringhieri, pp. 199, euro 26,00

Stiamo diventando immuni all’Eros, sessualmente anoressici? Se lo chiede il filosofo coreano-tedesco Han in un breve saggio sulle relazione d’amore nel mondo contemporaneo. Una società del consenso e della soddisfazione narcisistica che soffoca ogni possibilità dell’Eros. A sorpresa, Han introduce un elogio di Martin Buber e Emmanuel Levinas per i quali “l’Eros è una relazione con l’Altro che si colloca al di là della prestazione e del potere”. “L’amore è il palcoscenico del Due”, ma in questa nostra “società della stanchezza”, come la chiama Han, c’è posto solo per un Io autoreferenziale, un soggetto individualizzato, depressivo-narcisistico. L’amore al tempo dell’illimitata libertà di scelta finisce per produrre una cosa: l’Espulsione dell’Altro. Per questo urge, per Han, una difesa dell’amore o, come voleva Rimbaud, la sua reinvenzione. (Fiona Diwan)
Byung-Chul Han, Eros in agonia, nottetempo, pp. 94, euro 13,00.

Ci sono quasi tutti: sono i grandi interpreti e commentatori della Torà, atleti del pensiero, colossi dell’esegesi, spesso edotti sia in cultura religiosa che secolare, da Benamozegh a Sforno, dal Maharal a Hirsh, dal Netziv a Salanter a Soloveitchik… Grosser ce li porge con eleganza in un compendio essenziale, un’antologia esegetica che ci aiuta a rileggere ogni parashà attraverso un florilegio di intuizioni e corto circuiti spesso geniali. (Fiona Diwan)
Donato Grosser, La Torà dei commentatori – Commenti su Parashot e Feste, Morasha, pp 384, euro 18,00

Apparso nel 1830, e scritto da un grande intellettuale piemontese, Rav Amar, un melammed tinoqot vissuto ad Alessandria, è sì un documento d’epoca, ma anche un formidabile reperto capace di farci capire come pensavano e sentivano gli israeliti italiani di primo Ottocento, appena iniziato il processo di Emancipazione. Uno spaccato storico e insieme dottrinal-religioso: per capire come si insegnavano i fondamenti di ebraismo ai ragazzini ebrei all’indomani della conquista di Napoleone e dell’apertura dei ghetti. In questo interessante compendio di halachot la risposta. Illuminanti le note al testo di rav Alberto Somekh che resuscita per noi la figura di rav Amar nonchè una tradizione rabbinica piemontese genuina, originale, orgogliosa di sé. (Fiona Diwan)
Rav Raffael Baruch Amar, Sull’osservanza delle feste (Introduzione di Rav Alberto M. Somekh), Belforte, pp 119, euro 20,00

 

Per ragazzi

Una favola dolce e delicata, che trae origine da un’esperienza reale. La bambina Amalia è molto triste perché il papà parte in Australia per lavoro (proprio come successe a Nevo con sua figlia). La nostalgia è forte, ma in questi interminabili giorni vengono a trovare Amalia dei personaggi gentili e bizzarri: il signore della panna, la fatina dei baci, un canguro… Tutti amici che fanno passare felicemente l’attesa del ritorno del padre. Che quando torna, porta alla bimba il tanto agognato monopattino, oltre a tanta felicità. I lettori attenti coglieranno al volo la vera identità di questi strani personaggi. (Ilaria Myr)
Eshkol Nevo, Un canguro alla porta, Salani Editore, Illustrazioni di Martina Fillippella, Euro 12,90

La storia delle sorelle Bucci raccontata ai ragazzi con l’aiuto di splendide illustrazioni, in questo libro che descrive la traumatica esperienza delle due bambine, soffermandosi sui loro sentimenti – la separazione dalla madre, l’aiuto della blokova nazista, che le avvisa del pericolo di essere selezionate per esperimenti medici – e che offre delle istantanee del campo di Auschwitz – il silenzio, il buio, il freddo vissuti dal punto di vista di un bambino che non capisce dove si trova e perché-. Il libro è tratto dallo special tv La stella di Andra e Tati, prodotto da Rai Ragazzi e Larcadarte in collaborazione con il Miur, patrocinio Unicef Italia e Presidenza italiana dell’International Holocaust Remembrance Alliance. (Ilaria Myr)
Alessandra Viola, Rosalba Vitellaro, La stella di Andra e Tati, De Agostini, pp.142, euro 14,90

Un inno gioioso alla felicità breve, un omaggio fanciullesco ai dispetti che la vita sa giocarci, ai suoi scherzi allegri, alle birichinate di bambini che non vogliono diventare adulti. Fiabe soavi e malinconiche, spassose filastrocche (“la nana Olga che veniva dal Volga, andava a Mosca a cantare la Tosca…”): solo la penna gentile e piena di saggezza di Silvera poteva partorire un libro così pieno di candore, humour e sofisticatezza. Un volumetto prezioso anche per le illustrazioni raffinatissime, di Antonio Marinoni, il tocco delicato di un illustratore (Vigevano, 1960) dalla matita ispirata e geniale. (Fiona Diwan)
Miro Silvera, Inattesi Incantesimi – due fiabe e 7 filastrocche per grandi bambini, La Vita Felice Editore, pp. 30, euro 12,00

Il Golem, i giochi di strada, la guerra vista dai ragazzini. Ci sono il Ghetto di Varsavia, le bombe, l’invasione tedesca, le retate e… Irena Sendler, l’infermiera polacca che salvò molti bambini del ghetto, organizzando fughe e facendo scappare, da sola, più di 2500 persone. Insieme a Irena, altre donne salvano il piccolo Szymon, tante nuove mamme. Il ragazzino racconta la sua storia e noi, insieme a lui, stiamo col fiato sospeso grazie anche allo stile delle belle e originalissime illustrazioni. Toccante. (Fiona Diwan)
Renata Piatkowska, Tutte le mie mamme, Illustrazioni di Maciej Szymanowicz, Giuntina, pp 50, euro 15,00

Le immagini di queste pagine sono di Antonio Marinoni, William Joyce, Joe Bluhm. Quelle di Marinoni sono tratte da “Inattesi incantesimi. Due fiabe e sette filastrocche per grandi bambini” di Miro Silvera (editore La Vita Felice) e “Velluto, storia di un ladro”, di Silvana D’Angelo (Topipittori). Marinoni è laureato in architettura presso il Politecnico di Milano, insegna discipline architettoniche ed è specializzato nel ritratto di interni. Suoi lavori sono stati esposti in diverse mostre, in Italia e all’estero. Le immagini di William Joyce e Joe Bluhm sono tratte da “I Fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore” (Rizzoli).

 

 

 

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