Dietro le quinte della guerra contro l’Iran e i suoi proxy, dalla Gaza di Hamas al Libano di Hezbollah

Libri

di Ugo Volli

[Scintille. Letture e riletture]

In alcune notissime pagine dei loro romanzi, Tolstoj e Stendhal hanno raccontato come sia difficile, anche per un testimone diretto, comprendere l’andamento di una battaglia mentre essa è in corso. A maggior ragione ciò vale per un’intera guerra, soprattutto una guerra moderna combattuta con armi non visibili al pubblico, in cui pesano la manipolazione dell’opinione pubblica, la propaganda, il segreto, e gli eventi sono tanto complessi e dispersi da sfuggire rapidamente alla memoria; ancor più se essi sono investiti da un massiccio flusso di disinformazione violenta sui media vecchi e nuovi.

Questo è accaduto in maniera eminente per quanto riguarda la guerra in cui Israele si è dovuto difendere dal tentativo genocida del fronte guidato dall’Iran a partire dal 7 ottobre 2023. Pochi, anche fra quelli che lo seguono con interesse quotidiano, sono in grado di ricostruire le tappe del conflitto né sono in grado di ricostruire le motivazioni delle scelte, le strategie, i dissensi che hanno segnato l’azione.

Per questa ragione e anche per la massa straordinaria di informazioni inedite dietro le quinte si raccomanda moltissimo un libro uscito di recente in inglese (ma facilmente disponibile online): In the war room-The inside story of Israel’s fight against Hamas and The Iranian Axis di Yonah Jeremy Bob e Eliot Kaufman.

I due importanti giornalisti israeliani hanno lavorato in questi anni seguendo – spesso dall’interno, aggregati alle unità di combattimento – le azioni delle forze armate israeliane e raccontando le vicende politiche connesse alla guerra. A tale patrimonio di conoscenza si sono aggiunte centinaia di interviste a tutti i protagonisti israeliani e americani, i quali hanno accettato di ricostruire le decisioni della guerra e i dibattiti che le hanno determinate.

Si possono seguire così le premesse del 7 ottobre, con la «concezione» errata sulla convivenza con Hamas e la scelta dei servizi e dell’esercito di ignorare i segnali anche più prossimi e allarmanti dell’offensiva; le ore terribili dell’attacco di sorpresa e della confusione ai vertici; la scelta di entrare a Gaza e non limitarsi ai bombardamenti di operazioni precedenti, contrastata dagli Usa; la decisione voluta da Netanyahu di affrontare un nemico per volta e dunque di attendere la vittoria nel sud prima di contrattaccare Hezbollah; la prudenza costante del primo ministro nel decidere le operazioni; la resistenza dell’amministrazione Biden all’ingresso a Gaza City, Khan Yunis e soprattutto Rafah; le circostanze della morte di Sinwar e della decisione di mettere in azione il piano dei cercapersone esplosivi; l’intervento diretto dell’Iran e le controffensive israeliane; i contrasti strategici fra Netanyahu e l’allora ministro della difesa Gallant, spesso allineato con il capo delle forze armate Halevi, anche lui licenziato dopo la prima fase della guerra; i rapporti complicati di Netanyahu con Biden e Trump.

Molti di questi fatti erano conosciuti solo per le loro conseguenze, ma si ignoravano le motivazioni e le discussioni nel «gabinetto di guerra» (la «war room» del titolo). Un libro emozionante e anche preoccupante, che mostra come la posizione di Israele non sia mai stata monolitica, e come il conflitto si sia evoluto per incidenti, intuizioni, contrasti, sorprese tattiche, combinazioni di casi imprevisti.