Charlotte Salomon, una graphic novel ne racconta la storia

Libri

di Nathan Greppi

Libri: una Graphic Novel. Negli ultimi anni in Italia si è sempre più affermata, sebbene in ritardo rispetto ad altri paesi, l’idea che anche il fumetto possa raccontare storie impegnate 

Negli ultimi anni in Italia si è sempre più affermata, sebbene in ritardo rispetto ad altri paesi, l’idea che anche il fumetto possa raccontare storie impegnate dal punto di vista storico e politico, superando piano piano i pregiudizi che a suo tempo hanno dovuto affrontare prima il cinema e poi la televisione. Una prova in tal senso ci arriva dalla graphic novel Charlotte Salomon – I colori dell’anima, scritta da Ilaria Ferramosca e disegnata da Gian Marco de Francisco.

L’opera racconta la vita di Charlotte Salomon, pittrice ebrea tedesca che morì all’età di soli 26 anni ad Auschwitz. Si comincia dalla sua infanzia, passando per il trauma dei suicidi della nonna e della madre e la sua relazione clandestina col suo insegnante, finendo quando l’ascesa del nazismo la costringe a fuggire in Francia, dove tuttavia finirà catturata dalla Gestapo per essere deportata ad Auschwitz, dove morirà incinta nel 1943. Tuttavia, prima di essere catturata, fece in tempo a consegnare a un amico 1300 fogli di disegni e scritti, il frutto del suo lavoro, che verranno raccolti nel volume Vita? O teatro?, che dopo la sua morte la renderà celebre in tutto il mondo.
Come spiega Ilaria Ferramosca: «l’idea di raccontare questa storia è nata nel 2013 da una chiacchierata con un’amica operatrice culturale, che conosceva bene la storia di Charlotte Salomon. La sua enfasi, la sua passione nel raccontarmela, me ne fecero innamorare; tanto più che la storia di Charlotte è ancora viva e attuale, ai nostri tempi più che mai: il clima in cui ci ritroviamo a livello internazionale sta riproponendo semi di odio e inciviltà sempre più frequenti e credo che ci voglia un soffio a tornare indietro di ottant’anni, benché si cerchi di negare e sottovalutare il problema sotto le sue varie sfaccettature (sia antisemite che razziali in genere). C’è una frase di Paulina, la seconda madre di Charlotte, pronunciata nel fumetto e tratta dai suoi guazzi, che dice: “In una società civile come la nostra, certe forme d’odio sono inaccettabili da tutti, per cui un movimento come questo (quello nazionalsocialista) è destinato a spegnersi”. Un’affermazione che mi ha molto colpita, perché la società di allora era già considerata progredita, esattamente come la nostra, eppure intolleranza e avversione presero il sopravvento. Determinate manifestazioni non vanno mai minimizzate, neanche oggi siamo esenti da un possibile regresso». Di Charlotte Salomon, dice ancora Ferramosca «mi ha colpita la grande forza di volontà, la sua determinazione (che tra le tante cose l’ha portata a essere l’unica studentessa ebrea ammessa in accademia, in quel periodo), la sua voglia di vita nonostante fosse circondata da una catena di lutti familiari e dall’orrore della guerra. Quella di Charlotte è anche una storia di depressione, quel male oscuro che è un altro degli aspetti che la rendono attuale, e ci dimostra che una grande passione, come quella per l’arte, può costituire una valida terapia per venirne fuori».
Ilaria Ferramosca e Gian Marco De Francisco, Charlotte Salomon. I colori dell’anima, Beccogiallo, pp. 128, euro 17,00.

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