Anti-age: da Israele le tecniche d’avanguardia

Libri

di Fiona Diwan

Nella visione ebraica, fin dai tempi più antichi, la donna ha il diritto-dovere di curare se stessa e di rendersi attraente agli occhi del proprio marito, facendo di tutto per essere in ordine. Va da sé che, da un punto di vista psicologico, se una donna piace a se stessa diviene anche più sicura di sé, più propositiva e audace nei confronti dell’uomo o marito. Piacersi per poter piacere: tutto ciò non favorisce forse il benessere di coppia e l’armonia coniugale e di conseguenza quella che chiamiamo shalom-bait, la pace domestica? Nel mondo ebraico la seduttività, la bellezza non sono mai state sanzionate, al contrario, abbiamo il dovere di curare il nostro aspetto e renderlo gradevole e attraente. Ma attenzione: non dobbiamo confondere la cura di sé con l’esibizione di sé, la ricerca della bellezza con la sua esibizione.

«Come mi hanno spiegato i rabbanim di Milano (rav Arbib, rav Rodal…), tutto va bene purché si rispettino le regole del pudore, della tzniut e non vi sia esibizione di nudità». Così parla Dvora Ancona, medico, specialità in maxillo-facciale, nata a Haifa, pioniera in fatto di medicina estetica e nelle tecniche anti-age più all’avanguardia, capace di intercettare tutte le novità della ricerca scientifica israeliana in ambito estetico e portarle in Italia: è il caso ad esempio delle radiofrequenze frazionate e dell’uso di un certo tipo di laser come tecnica di stimolazione rigenerativa delle cellule. «Come il New Golden Lift, ad esempio. In Israele si fa molta ricerca scientifica, com’è noto, per motivi militari e di sicurezza. E spesso accade che le scoperte trovino poi nuove e diverse applicazioni in ambito estetico o medico, come è accaduto coi laser e le radiofrequenze», spiega Dvora Ancona, oggi sugli scaffali delle librerie con un saggio dall’eloquente titolo, Belle senza bisturi (Cairo editore, pp. 262, 15 euro), che è quasi un manifesto anti-chirurgia plastica e che racconta tutti i segreti e le strategie per poter essere belle e con una pelle tonica ed elastica anche in una non più verdissima età. «Con le radiofrequenze i tessuti si rigenerano dall’interno, attraverso la stimolazione. Dobbiamo valorizzare il nostro patrimonio, ottimizzare noi stessi, migliorare ciò che siamo non certo cambiarci i connotati! Stimolando le nostre stesse cellule, esse riprenderanno tono e vigore. Dove non arrivano le radiofrequenze poi, ci sono i filler ma mai il bisturi che va a impoverire la nostra pelle, va a tagliare vasi sanguigni e nervi, tirando la pelle e lasciandoci con una aspetto innaturale», spiega.

Ma esiste un punto di vista ebraico sulla medicina estetica? «Sì, certo. Tutto ciò che volontariamente viola l’integrità del corpo è severamente vietato, tutto ciò che modifica e stravolge le fattezze naturali viene stigmatizzato. La chirurgia estetica non è bene accetta, a meno di gravi malformazioni. E poi c’è da dire che andrebbe acquisito un dato di comfort e di modernità: ovvero che la nostra pelle è l’organo più esteso, evidente e ampio del nostro corpo e che, così come curiamo il cuore, il fegato o i reni, dobbiamo curare la nostra pelle.

Chirurgia estetica e medicina estetica sono oggi su opposti fronti: la medicina estetica si occupa di una pelle sana che invecchia, laddove la chirurgia va a stravolgere e impoverire la pelle (e a volte anche le fattezze). Anche qui, la prevenzione è tutto. La bellezza deve tener conto dell’allungamento della vita media e così come andiamo dal dentista o dal parrucchiere per tenerci in ordine e avere un aspetto sano e in forma, è altrettanto importante curare e tonificare la pelle dalle aggressioni del tempo e degli agenti atmosferici, sole, vento, inquinamento, o anche dal fumo o da un’alimentazione caotica». Insomma, se è vero che non si possono riportare indietro del lancette dell’orologio del tempo, almeno le si possono far scorrere meno veloci.

«Ci sono dei trattamementi essenziali per una corretta manutenzione: si tratta di stimolare la pelle affinché rimanga sempre con le cellule attive. Nel mio libro spiego come si possa rigenerare la pelle senza bisturi e infiltrazioni, ridando tono ai contorni del volto, tensione alla pelle del collo, stimolando il collagene e i fibroplasti grazie appunto alle radiofrequenze o alle tecniche laser venute da Israele».

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