Anna Linda Callow – Traduco e imparo l’ebraico

Libri

Giuntina, pp. 170, € 18
Iniziando una rubrica di recensioni di libri di argomento ebraico, è quasi d’obbligo iniziare con un volume pubblicato dalla casa editrice Giuntina, il cui nome è da decenni sinonimo di stampa e diffusione di libri di carattere ebraico. E’ stata un’impresa di grande valore e merito, che ha contribuito molto ad una miglior conoscenza del mondo ebraico da parte di un largo pubblico.
Ora la Giuntina ha pubblicato questo testo che è, come dice il sottotitolo, una “lettura guidata di un racconto di S. Yizhar con glossario e grammatica”. A guidarci in questa lettura è Anna Linda Callow, giovane ma già molto esperta, insegnante di ebraico moderno (presso l’Università degli Studi di Milano), e che collabora con diverse case editrici (voglio in particolare ricordare l’Adelphi presso cui ha curato testi di Agnon e Sholem Aelykhem) come traduttrice di letteratura ebraica e yiddish.
Avendola avuta come insegnate ormai un certo numero di anni fa, quando era giovanissima e agli inizi di questo suo impegno, non posso non ricordarne la dolcezza, e tuttavia, la fermezza con cui ci spiegava le forme verbali . Queste caratteristiche (dolcezza e fermezza), sono un po’ tipiche anche del sistema usato in questo libro per risolvere il problema della vocalizzazione o non vocalizzazione dei vocaboli.
Questo libro è un corso avanzato , vale a dire che si rivolge a studenti che abbiamo già seguito un corso di ebraico, moderno o biblico, per almeno un anno. Si pone in continuità con il testo, sempre pubblicato da Giuntina, di Eliezer Tirkel “L’ebraico è facile”, e condivide con esso la possibilità di essere utilizzato come testo base di un corso, oppure anche per autodidatti. Viene infatti proposto un metodo di utilizzo del volume che dovrebbe consentire l’apprendimento e la verifica di quanto appreso anche da soli.
Poiché sono molte le persone che iniziano lo studio dell’ebraico su testi interamente vocalizzati (generalmente l’ebraico biblico) ed in seguito desiderano imparare a leggere anche la letteratura moderna, quindi testi non vocalizzati, il metodo qui proposto è di iniziare con un testo quasi completamente vocalizzato, per poi ridurre sempre di più le vocali, fino ad arrivare alle ultime lezioni completamente non vocalizzate .Ad esempio un vocabolo viene stampato con i “mitici” puntini la prima volta che compare, senza vocali le volte successive, quando si presuppone che sia ormai stato memorizzato. Altrettanto graduato è l’uso della scrittura “piena” e della scrittura “difettiva”.
Il testo è diviso in quindici lezioni così strutturate: -)testo ebraico -)glossario -)grammatica -)traduzione italiana del testo iniziale.
Prima di proporre questo sistema l’autrice ha confrontato i testi di contenuto simile esistenti in altre lingue, compresi quelli utilizzati in Israele. Il risultato è stato poi utilizzato per una serie di lezioni a distanza sul sito internet Israele.net e nei corsi presso l’Università di Milano.
Come è scritto nella prefazione: questo teso “ intende offrire un corso avanzato che si basa su due elementi: lo studio del sistema verbale da una parte e quello della lingua letteraria dall’altra….Lo studio di un testo letterario, infatti permette di ampliare in modo considerevole il numero dei vocaboli noti e di affrontare strutture sintattiche più complesse e i principali problemi della traduzione, appagando al tempo stesso il desiderio di leggere un racconto di uno scrittore israeliano in versione integrale, e non un testo concepito a soli fini didattici”.
Si tratta di un libro che potrà dunque essere molto utile a quella schiera sempre più ampia di persone che, a un certo punto della loro vita, spesso anche senza nessun legame personale o familiare con il mondo ebraico, decidono di lanciarsi nella piacevole avventura di apprendere l’ebraico. Non è semplice capire le ragioni di questo fascino, forse in parte risiedono anche nella storia di questa lingua, la cui rinascita nell’Israele moderno, intrecciata alla vicenda eroica del sionismo, ha quasi del “miracoloso”.
A tutti costoro è indirizzato questo volume, che forse permetterà di sfatare la vecchia storiella del condannato alla pena capitale che chiese, come ultimo desiderio, di poter imparare perfettamente l’ebraico. Morì di vecchiaia.

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