Daniela dawan e Ferruccio de Bortoli a Bookcity

Un ritorno alle origini in Libia: l’incontro con Daniela Dawan a Bookcity

Eventi

di Ilaria Myr
«Non ho mai pensato razionalmente di scrivere un libro sulla Libia, da dove siamo fuggiti nel 1967, quando avevo 9 anni. Ma guardando le immagini trasmesse in tv di quella terra rossastra smossa durante la guerra civile, ho sentito nel profondo che avevo un legame profondo con quei luoghi, che lì c’era ancora qualcosa di me». Con queste intense parole Daniela Dawan, avvocato penalista e oggi Consigliere della Suprema Corte di cassazione, ha introdotto l’evento di presentazione del suo ultimo libro Qual è la via del vento (edizioni e/o, pp. 240, 17 euro), vincitore del Premio Letterario Adei-Wizo “Adelina Della Pergola”, nella categoria Premio Ragazzi, domenica 17 novembre alla Sinagoga di via Guastalla a Milano, durante Bookcity.

Dialogando con il giornalista Ferruccio de Bortoli, l’autrice ha raccontato come questo libro sia per lei un ricongiungimento con un passato su cui pensava di avere messo una pietra. «Ho sentito forte il legame molecolare con una sorellina nata nel 1966, che avevamo atteso con trepidazione e che invece è morta subito dopo il parto, e lì è stata sepolta – ha spiegato -. Scrivere questo libro era un modo per tornare in un luogo a me famigliare che avevo lasciato molto tempo fa». Dalla conversazione con De Bortoli, è emerso il forte legame fra realtà e finzione nel libro, così come la presenza costante del cibo, speziato e sempre abbondante, che «nelle famiglie ebraiche era un argomento di conversazione». E poi ci sono la relazione con il mondo arabo, fra realtà e speranza, il fascismo, solo evocato ma comunque presente, e l’educazione alle scuole cattoliche, dove i bambini ebrei erano additati come diversi.
La vita di Micol, la protagonista, diventa dunque una storia in cui chiunque può immedesimarsi, e in particolare i giovani, che hanno accolto con favore il libro e che ascoltano con estremo interesse le presentazioni dell’autrice. Della forza del legame degli ebrei libici con il Paese ha parlato anche Rav Arbib, ricordando come quella fuga forzata fosse vissuta da sua madre come un vero e proprio tradimento nei confronti di chi da secoli vi risiedeva.

Infine, una domanda alla giurista sulla forza delle norme legislative. «Le leggi esistono e devono essere applicate – ha spiegato Daniela Dawan -. È però necessario, anche nel mondo giuridico, un lavoro capillare culturale, per contrastare la mancanza di conoscenza e sensibilità nei confronti di questi temi. Rimane comunque incontestabile il discrimine fra diritto di critica e condanna diffamatoria».

 

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