Libia: il mondo perduto e sognato di una bambina

Libri

di Marina Gersony

Il nuovo libro di Daniela Dawan, tra fiction e storia

«Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana, gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna».
Si ispira a un verso potente del Qohelet il titolo dell’ultimo libro di Daniela Dawan, Qual è la via del vento (Edizioni E/O, pp. 240, € 17,00), titolo evocativo che parla di un mondo sottratto alle persone che lì hanno vissuto; un vento-metafora che racconta di guerra, soprusi, fughe, sradicamento, ricostruzione e nostalgia. In particolare, ma non solo, la figura di Micol Cohen e di tutti i personaggi che le ruotano intorno; personaggi affascinanti di una famiglia variegata di ebrei italiani figli di immigrati in Libia e di ebrei tripolini.
Tripoli, 5 giugno 1967, intorno alle 9.30. Il romanzo parte da questa data incisa nel cuore e nella mente di ogni ebreo espulso dopo la rivoluzione di Gheddafi all’indomani della Guerra dei Sei Giorni. Un giorno infausto in cui succede di tutto. La gente, non più controllata dal vecchio re Idris, è in preda al delirio. Una gigantesca marea umana sommerge vie, piazze, ogni angolo dei quartieri nuovi dove vivono italiani, maltesi, greci ed ebrei benestanti come i Cohen. Già, gli ebrei: la parola yahud, scandita ritmicamente dalla folla, risuona come un mantra feroce e minaccioso. Il sentimento antiebraico che cova da decenni esplode come un ordigno impazzito: ebrei stanziali, autoctoni, libici, di origini italiane, iberiche o con passaporto inglese o francese che per secoli hanno animato i lidi cosmopoliti della Tripolitania, non hanno più il diritto ad esistere, cacciati dall’oggi al domani senza pietà.


In un romanzo che si dipana tra spunti autobiografici, fiction e realtà storica, oltre a ricostruire con dovizia un’epoca e un clima politico infuocato, Daniela Dawan – già avvocato penalista, attualmente Consigliere della Suprema Corte di Cassazione – ripercorre una tragedia che colpisce nel profondo un popolo intero, di cui fa parte la piccola Micol, proiettata in un mondo difficile da capire perfino per un adulto. La morte prematura di Leah, una sorella mai conosciuta e di cui nessuno in famiglia parla, accende la sua fantasia di bambina timida, taciturna e solitaria. Ed è così che questa creatura esile dallo sguardo acuto e penetrante decide di crearsi un mondo parallelo in cui scivolare, per instaurare un dialogo intimo con una sorella immaginata.
Micol ha nove anni quando i disordini scoppiano in città. Frequenta le elementari “Niccolò Tommaseo”, una scuola gestita dalle suore. Quel giorno però i suoi genitori non sono venuti a prenderla e le religiose, poco benevole nei confronti di un’incolpevole bambina ebrea, hanno paura a trattenerla per non mettere a rischio l’istituto. «Gli ebrei hanno ucciso Gesù, lo sai? Finirai all’inferno, tu che non sei stata battezzata…», sono le parole che le rivolge un’“amorevole” suora. Del resto come possono i genitori andare a prenderla con le strade bloccate e la folla pronta a braccare chiunque sia ebreo? Rintanati nel loro appartamento insieme ai nonni e disperati per la figlioletta, i Cohen non sanno come uscire da quell’inferno: tutto è pericolo, irruzioni, percosse, delazioni da parte di qualche vicino. Alla fine i Cohen riescono a recuperare la bambina e a scappare grazie all’aiuto di un amico arabo. A che prezzo, però. Hanno perso tutto, lavoro, proprietà, amicizie, memorie e un’intera vita costruita con impegno per dover ricominciare tutto da capo, in Italia, lacerati tra un passato straziato e le incognite di un futuro. Con l’amara consapevolezza che saper nuotare tra le onde, tra le contraddizioni della vita e della logica, è l’unica via per risalire dagli abissi.
Nella seconda parte del romanzo, di cui non riveleremo la trama e il finale, ritroviamo una Micol adulta e professionalmente realizzata che le circostanze della vita riporteranno in Libia. Dove scoprirà il segreto della morte di sua sorella Leah.
Tutto scorre in questo libro poetico e intenso della Dawan: la vita tripolina, le tradizioni, la cultura, i cibi, le atmosfere, i sentimenti, le sensazioni impalpabili come la paura, il dolore, la disperazione, la speranza, la dignità, il coraggio, la voglia di ricominciare e anche quella di farla finita. In questo toccante viaggio della memoria ritroviamo attraverso i personaggi memorabili descritti dall’autrice una storia troppo poco raccontata di un mondo scomparso. Con una scrittura appassionata e una tensione narrativa che tiene inchiodati fino all’ultima pagina.

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