Quei fili spezzati tra l’Egitto e noi

Eventi

di Daniel Fishman

Una mostra al Mudec per raccontare la società egiziana in epoca contemporanea; la componente ebraica egiziana è uno degli elementi 

Ho un ricordo particolare di Rav Haddad, figura storica della sinagoga sefardita di Via Guastalla, recentemente scomparso. Mi trovavo al mercato di viale Papiniano quando da una certa distanza vidi il Rav, borse della spesa in mano, conversare con due interlocutori, evidente di origine maghrebina. Da dove mi trovavo non riuscivo a sentire bene la conversazione, anche se capii che era in arabo. A poco a poco le persone coinvolte in questo scambio crebbero di numero e mi avvicinai temendo che si potesse sviluppare qualche situazione spiacevole.
Assistetti così a uno scambio in arabo in cui una quindicina di interlocutori assolutamente incuriositi e affascinati, si trovavano di fronte a qualcuno che rispondeva nella loro stessa lingua alle loro incalzanti domande sugli ebrei e la loro religione. Per tutti loro era evidentemente la prima volta che avevano modo di vedere un ebreo in carne e ossa, e di sentire cosa pensava, mangiava, e come si rapportava all’Italia. E di scoprire come avessero tante cose in comune con quel signore con la barba bianca. La conversazione si concluse con reciproci calorosi auguri e saluti. Quello del rapporto tra gli ebrei provenienti dai paesi arabi e residenti in Italia, e le comunità di immigrazione che qui si sono insediate, è uno dei temi aperti su cui saremo sempre più chiamati a fare una riflessione. Personalmente, me ne ha dato modo il Comune di Milano chiedendomi di far parte di un comitato scientifico incaricato di sviluppare un palinsesto di attività sulla cultura dell’Egitto contemporaneo.

Lo spunto di partenza è la bellissima mostra su Amenofi II curata da Patrizia Piacentini e Christian Orsenigo, visitata da Zafiq Hawass, il più famoso egittologo del mondo. Il programma di attività (vedi www.mudec.it) – Milano città mondo – dedicato all’Egitto, si sviluppa fino al 31 gennaio 2018, con una ricchissima programmazione che spazia dalla letteratura al rap, dallo sport al cinema…, per raccontare la società egiziana in epoca contemporanea, al di là delle evidenze di una situazione politica estremamente delicata. All’entrata c’è una vera e propria Egypt Room dove viene proiettato un filmato in multivisione che propone un paragone sul contributo degli italiani in Egitto, e degli egiziani a Milano. Il filmato è arricchito anche da immagini dell’archivio del CDEC, essendo la componente ebraica egiziana uno degli elementi che si è voluto valorizzare in questo palinsesto.

L’espulsione degli ebrei dai paesi arabi ha creato un trauma umano e identitario che ha sconvolto un’intera generazione. Una delle conseguenze negative è stata una forte “rimozione” del proprio passato e il totale abbandono dell’utilizzo della lingua araba da parte degli ebrei egiziani.
«L’arabo è una lingua estremamente ricca – spiega Silvana Bebawy, una delle figure centrali della comunità copta milanese, che curerà un ciclo di lezioni dal significativo titolo di Bell’arabi (iscrizioni gratuite a associazioneswap@gmail.com). Più di un corso vero e proprio di lingua vogliamo insegnare le tante tradizioni, interpretazioni e culture che ci sono dietro alcune espressioni tipiche». Paolo Branca, docente di Islam e Lingua e letteratura araba, ci tiene a sottolineare come questa ricchezza sia anche piena di contributi ebraici. «Sto ora scrivendo un libro sull’umorismo arabo, che ha contorni, criteri e modalità espressive assolutamente diverse da quelle a cui siamo abituati in Italia. Nella bibliografia di base ci sono anche dei testi giudeo arabi, a testimonianza di come le culture del Mediterraneo siano da sempre state un interscambio tra vari popoli. Basti pensare alla figura di Giohà, comune agli arabi, agli ebrei, e a varie regioni italiane». La comunità ebraica residente in Egitto è ormai ridotta a poche persone. Ultimamente è stata presentata al Presidente Al Sissi una petizione mondiale volta alla salvaguardia del patrimonio di varie sinagoghe e cimiteri. Wael Farouk, docente di Scienze Linguistiche all’Università Cattolica, ha curato diverse iniziative all’interno del programma in corso a Milano: «Gli ebrei erano una delle componenti fondamentali del nostro paese. Personalmente sono appassionato di cinema, di cui uno dei massimi artefici fu Togo Mizrachi. Furono invece gli italiani d’Egitto a essere scenaristi, direttori della fotografia e a formare tutte le maestranze egiziane di questo settore».

Il prossimo 11 gennaio alle ore 18.30 ci sarà un incontro dedicato ai contributi degli italiani in Egitto; lunedì 16 gennaio alle 20.30 presso il Teatro I in via Gaudenzio Ferrari 11, ci sarà una serata dedicata al patrimonio culturale e artistico degli ebrei egiziani. Renato Assin, Solly Cohen, Ruggero Gabbai, Manuela Sorani hanno curato un programma di immagini, canzoni, video e letture che serviranno a raccontare anche in chiave attualizzata il rapporto che lega gli ebrei all’Egitto e alla sua cultura.

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