Milano BookCity 2017: “Primo Levi davanti all’assurdo”

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di Paolo Castellano

Milano BookCity 2017. Il contagio del bene e del male in “Primo Levi davanti all’assurdo”

Le opere di Primo Levi stanno riscuotendo un rinnovato, grande successo sia nei contesti accademici nazionali che internazionali. Il dibattito critico ha infatti prodotto recentemente una serie di saggi che analizzano e approfondiscono i temi contenuti in libri come Se questo è un uomo, La chiave a stella, I sommersi e salvati, La tregua e Il sistema periodico (testi editi da Einaudi). Questa tendenza è stata confermata dalle iniziative dell’edizione 2017 di BookCity, in cui si è dedicato molto spazio agli appuntamenti su Primo Levi. I lettori accorsi a Milano per partecipare ai fermenti della letteratura nostrana hanno potuto sfogliare alcuni prodotti editoriali dedicati a Primo come la rivista Riga dedicata allo scrittore torinese, il saggio di Mario Porro Primo Levi (Il Mulino) e il libro Primo Levi davanti all’assurdo (Tre righe edizioni) della psicologa Caterina Frustagli.

Quest’ultima pubblicazione è stata presentata il 19 novembre presso la Casa della Memoria con i contributi di Claudio Zedda, bibliotecario presso la Sormani di Milano e di Mariuccia Mandirola, ex-docente di letteratura italiana. Zedda ha dato inizio al dibattito, esprimendo alcune sue considerazioni sul celebre romanzo Se questo è un uomo: «Quest’opera è un enciclopedia del lager. Levi analizza la vita del campo di concentramento in tutti i suoi aspetti. Non si ferma solo su determinate parti come ha fatto lo scrittore Hermann Langbein con Uomini ad Auschwitz. Storia del più famigerato campo di sterminio nazista (Mursia). Per questo il primo romanzo di Levi è una testimonianza davvero importante per noi». Zedda ha sostenuto che Primo Levi ha saputo trasmettere ai contemporanei la sistematicità del folle progetto della Germania Nazista attraverso le sue descrizioni della condizione dei prigionieri di Auschwitz: «Sappiamo che Se questo è un uomo è un romanzo ma non dimentichiamoci che è anche un’attendibile testimonianza dei campi di sterminio. Levi ha voluto testimoniare soprattutto per chi non è tornato. Il suo primo libro è un documento storico che rimane ineludibile». Il relatore ha inoltre affermato che tutti i libri di Levi dedicati alla Shoah continuano a suscitare delle domande nel presente. L’eredità morale dello scrittore ebreo torinese, secondo Zedda, deve essere custodita dalle nuove generazioni affinché possano opporsi alle recenti ondate europee di antisemitismo, razzismo e nazionalismo.

Mariuccia Mandirola invece si è soffermata sui temi letterari legati agli scritti di Primo Levi. Dopo aver letto alcuni passaggi di Se questo è un uomo, ha accennato al pubblico i principali autori che hanno influenzato lo stile dello scrittore torinese: «Levi riesce sempre a distaccarsi dalla propria personalità e a trasmettere i fatti del lager con leggerezza e poesia. Lo scrittore è inoltre riuscito a concentrare tutta la desolazione del campo di concentramento in un breve scritto tragico e drammatico. Se questo è un uomo ci fa capire la potenza della scrittura di Primo Levi. Da tempo questa sua opera giustamente è considerata un classico del racconto dei campi di sterminio, ma oggi senza dubbio possiamo ritenerla un classico della nostra letteratura italiana». La professoressa ha dichiarato che i vocaboli utilizzati da Levi segnalano un’ibridazione tra cultura umanistica e scientifica. «La costruzione del linguaggio di Levi è molto evidente se consideriamo la storia editoriale di Se questo è un uomo. Noi sappiamo che la prima versione venne ignorata da Einaudi. La casa editrice torinese però 10 anni dopo si convinse a pubblicarla. La seconda versione, comparata alla prima, è diversa: è chiaro il lavoro di ricerca e di precisione linguistica di Levi. Egli ha cercato le parole più adatte al contesto e al tono del suo romanzo», ha argomentato Mandriola, sottolineando il ruolo fondamentale di Dante e Manzoni nella formazione dell’autore ebreo torinese.

«Primo Levi ha un debito con Manzoni. Egli lo dice nelle sue riflessioni parlando dei concetti del “contagio del male” e della “retorica del giudizio”», ha specificato Caterina Frustagli, autrice del saggio Primo Levi davanti all’assurdo. «I comportamenti di un uomo possono essere contagiati dal male. I fattori sono molteplici. Questo avviene perché non c’è una netta distinzione tra bene e male. Levi infatti sosteneva che dentro all’essere umano albergano questi due aspetti morali che si mischiano continuamente. I nostri comportamenti possono allora porsi all’interno di una zona grigia dove i confini delle estremità non sono così netti». Frustagli ha affermato che questa teoria si può applicare ad alcune descrizione delle attitudini dei prigionieri di Auschwitz narrate da Primo Levi: «L’etica è trascurabile per un uomo che rischia di morire nel lager. I bisogni del corpo sovvertono gli schemi etici di una persona. È per questo che alcuni prigionieri si sono trasformati in carnefici. Levi infatti diceva che chi perpetua il male è responsabile due volte: si macchia del reato che compie e dell’abbrutimento della vittima che probabilmente diventerà autrice di un altro reato». Come ha specificato l’autrice, il lettore non deve essere complice dello scrittore ma giudicare i fatti che gli vengono proposti. Oggi noi siamo titolati a parlare di queste tragiche esperienze? La risposta è positiva, se pensiamo al fatto che Primo Levi ha deciso di bagnare la sua esistenza nella letteratura, rendendola universale. «Come esiste il contagio del male, esiste anche il contagio del bene. Questo è molto importante tenerlo presente», ha concluso l’autrice.

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