La banalità del bene e le pentole di Julia. Yad Vashem accoglie la “catenina della pietà”

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di Avi Shalom

Quando la generosità commuove e spiazza. È successo con una catenina da donna forse di non grande valore commerciale ma di altissimo significato simbolico, giunta dalla Polonia, che ha destato scene di commozione fra i funzionari del Museo dell’Olocausto di Gerusalemme, che pure sulle tragedie della Shoah hanno maturato col tempo profonde conoscenze.

La catenella è stata portata a Gerusalemme da una donna di Lodz (Polonia), Magdalena Wojesisowka che l’aveva ricevuta dalla nonna, Julia, assieme con la preghiera di “restituirla al legittimo proprietario”, se mai si fosse manifestato.

Da giovane, ha raccontato Magdalena, Julia viveva non lontano dal campo di sterminio nazista di Auschwitz e, recandosi al lavoro, passava lungo i suoi reticolati. “A lei gli internati lanciavano suppliche disperate per ricevere almeno un tozzo di pane”, ha detto la nipote. La nonna prese dunque l’abitudine di nascondere ogni mattina, in cespugli raggiungibili dai prigionieri, pentole piene di cibo. La sera passava poi a raccoglierle, ormai svuotate.

Un giorno, ha raccontato la nipote, all’interno di una pentola Julia trovò una catenella. Non era possibile sapere chi l’avesse introdotta, ma il significato era evidente: esprimeva la gratitudine di qualcuno che, almeno per quel giorno, era stato strappato alla morte di inedia.

Per Julia quella catenella divenne un tesoro prezioso, che sarebbe stato custodito gelosamente per decenni in un cofanetto a forma di cuore. Sul letto di morte lo avrebbe consegnato alla nipote Magdalena, pregandola di restituirla al proprietario o alla proprietaria, se fosse stato possibile.   La stampa israeliana aggiunge che di recente Magdalena ha appreso dell’esistenza di una ‘Operazione Heart’ (cuore) per la restituzione di beni espropriati agli ebrei durante la Shoah. Da qui la decisione di raggiungere Gerusalemme con la “catenina della pietà”.   ”Mia nonna – ha detto ai funzionari di Yad va-Shem – non si aspettava alcuna ricompensa per quelle pentole di cibo. Dal cuore di mia nonna alla Operazione Heart: la catenina deve finalmente essere restituita”. La vicenda, in Israele, ha destato profonda commozione. Una storia che ha dell’incredibile, soprattutto considerando quanto fosse difficile avvicinarsi ai reticolati elettrificati, supersorvegliati, del campo.

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