Una scuola che cresce, ascolta e innova. Fra eccellenze e nuove progettualità

Scuola

di Margherita Franchetti

La nostra Scuola accompagna bambini e ragazzi in un percorso educativo verticale che intreccia didattica solida, identità ebraica, innovazione e inclusione. Il preside Marco Camerini racconta le sfide di oggi, le risposte educative messe in campo e la visione di una scuola unitaria e valoriale

Cinque ordini scolastici, dal nido alle superiori, poco meno di 500 studenti e una novantina di docenti. Sono i numeri della Scuola della Comunità Ebraica di Milano, che ha iniziato il nuovo anno scolastico con molte novità e progetti per proiettarsi nel futuro. Una realtà in cui i traguardi ministeriali si integrano con un’offerta educativa più ampia, radicata nell’identità ebraica e attenta alla crescita personale, ai valori, all’inclusione e al benessere degli studenti. In vista dell’apertura delle iscrizioni per il prossimo anno scolastico, il preside Marco Camerini ne presenta una fotografia aggiornata.

Un anno non facile

Camerini non nasconde il peso del contesto internazionale, che ha inevitabilmente inciso sul clima scolastico: «Il prolungarsi della guerra in Israele e l’aumento dell’antisemitismo hanno pesato sullo stato d’animo delle famiglie, dei ragazzi e dei docenti». Una situazione che ha richiesto valutazioni attente sulle attività esterne e sulle collaborazioni, compreso il prolungato stop al tradizionale viaggio in Israele. Nonostante ciò, la comunità scolastica ha mostrato compattezza e capacità di adattamento, trovando nella continuità educativa un punto saldo. Il preside lo sintetizza con una nota di fiducia: «È stato un anno particolare, ma la Scuola ha continuato a lavorare e a progettare».

Risultati solidi e punti di attenzione

Nonostante il contesto complesso, emergono dati estremamente positivi. Il liceo scientifico a indirizzo scienze applicate è per il quinto anno in cima alla classifica Eduscopio e la scuola primaria anche quest’anno ha confermato risultati Invalsi nettamente superiori alle medie nazionale e lombarda. Le famiglie in generale esprimono soddisfazione, pur con alcuni punti di attenzione legati alla fragilità dei ragazzi. Il disagio giovanile, osserva il preside, è un fenomeno generazionale: «Studenti sempre più fragili, difficoltà di apprendimento, gestione dello stress e della frustrazione, famiglie che faticano a sostenere i figli. È un problema sistemico, non solo nostro». La Scuola risponde con una strategia costruita negli anni: ascolto, presenza, supporto professionale e alleanze educative.

 

Giovani più fragili, il sostegno come orizzonte educativo

Il supporto alle fragilità emotive e di apprendimento coinvolge tutti gli ordini, e la Scuola ha ampliato il numero delle figure di riferimento. Alla primaria prosegue il progetto sull’affettività, alle medie è in partenza un nuovo progetto che offre sostegno a studenti e famiglie per promuovere il benessere degli studenti, prevenendo il disagio e rafforzando la coesione di gruppo. Un progetto analogo è previsto per i licei. Accanto a queste iniziative prosegue l’attività dello sportello di ascolto gestito dalla psicologa Isabella Ippoliti e dei referenti per il bullismo, in una rete strutturata per la cura delle relazioni. «In una società basata sulla performance noi portiamo avanti un discorso di ascolto e di accoglimento delle fragilità basato sul valore ebraico di responsabilità uno per l’altro, cercando di aiutare ogni studente a trovare la propria strada» afferma Marco Camerini.

Sensibilizzare alle complessità del mondo

L’uso consapevole della tecnologia è un tema centrale. La nostra Scuola è stata fra le prime a vietare il telefono in classe alle medie e alle superiori e ad aderire al progetto sperimentale del Municipio 6 per il patentino dello smartphone. Alle medie si organizzano regolarmente incontri con la Polizia Postale sul tema della sicurezza digitale. Ai più grandi si propongono percorsi per la prevenzione delle dipendenze, la sensibilizzazione alla violenza di genere, la consapevolezza dei pericoli digitali. Medie e superiori hanno inoltre attivi programmi di orientamento strutturati, coordinati da una referente.

Collaborazioni e orizzonti internazionali

La dimensione internazionale si sta rafforzando. Dopo l’esperienza dello scorso anno, la Scuola parteciperà ancora al progetto sul Tikkun Olam a Barcellona. A novembre due studenti hanno rappresentato l’Italia al Congresso Sionistico Giovanile Mondiale di Budapest. A gennaio tre studenti voleranno a Monaco per un contest internazionale sul Tanach. Proseguono inoltre i progetti internazionali con la rete ORT ed è in fase di studio una collaborazione con la facoltà di fisica dell’università Bar Ilan in Israele. Per la primaria è attiva una relazione educativa con la Scuola Ebraica di Roma e proseguono le attività con la contigua Scuola Giapponese. «Tutte queste attività sono un aprirsi al mondo che serve per dare agli studenti orizzonti, prospettive e opportunità» sottolinea Camerini.

L’approccio verticale al curriculum di studi

Uno dei temi di lavoro più strategici per la Scuola riguarda il dialogo fra gli ordini scolastici per rafforzare le competenze degli studenti. «L’idea è che le competenze di base in italiano, matematica, inglese vadano costruite a partire dal primo ciclo scolastico» spiega Camerini. «Voglio quindi sfruttare di più la verticalità, capitalizzando cioè la struttura completa della Scuola, dal nido al liceo, per garantire continuità formativa». Le competenze chiave per riuscire nell’ordine successivo devono essere quindi costruite e consolidate nell’ordine precedente, in una visione verticale del curriculum di studi che implica un lavoro di comunicazione e “alleanza” tra gli ordini, con dipartimenti verticali e lo sviluppo di un approccio curricolare comune.

L’inglese come competenza chiave

Il potenziamento dell’inglese è fra le richieste principali che arrivano dalle famiglie. «In tutti gli ordini a partire dall’infanzia abbiamo inserito almeno un docente madrelingua se non due. All’infanzia si comincia a familiarizzare con la lingua, alla primaria c’è un progetto di teatro in inglese e dall’anno prossimo alle medie le ore curriculari passeranno da tre a cinque alla settimana» dice Camerini. Agli studenti delle superiori la Scuola dà la possibilità di seguire in sede corsi extrascolastici gestiti dal British Council per la preparazione alle certificazioni Cambridge e IELTS (quest’anno non si è però raggiunto il quorum di iscrizioni) e prosegue il progetto CLIL di insegnamento di discipline non linguistiche in lingua straniera.

Identità ebraica: lo zoccolo culturale della Scuola

L’insegnamento di ebraico, ebraismo e storia ebraica sono centrali nell’offerta formativa della Scuola. Il preside sta lavorando per potenziare il corpo docente di ebraico attraverso partnership in Israele e in Europa. Per l’ebraismo, accanto alla didattica ordinaria ci sono iniziative di ampliamento dell’offerta formativa: il corso extra di Mishnà per un gruppo di bambini della primaria, avviato su impulso dei genitori, e il Bet HaMidrash per gli studenti del liceo che desiderano una formazione più approfondita. Senza dimenticare la tefillà mattutina, molto importante soprattutto per i ragazzi che si preparano al Bar e Bat Mitzvà. «In tutti gli ordini si cerca di lavorare molto sull’identità» dice Camerini. «Da tre anni le medie hanno un’ora aggiuntiva dedicata alla storia dello Stato di Israele e un percorso strutturato sulla Shoah che culmina in attività divulgative gestite dalle terze e rivolte alle classi inferiori. L’obiettivo è costruire un’identità consapevole da tutti i punti di vista: storico, culturale, religioso».

Insegnanti al centro: formazione e motivazione

Una scuola solida richiede insegnanti preparati e motivati. Sono allo studio nuovi interventi di incentivazione in collaborazione con la Fondazione Scuola ed è stato approvato un ampio piano di formazione per tutti i docenti finalizzato al rafforzamento delle competenze: gestione della classe in situazioni complesse, didattica per DSA, tecniche per coinvolgere i ragazzi e suscitare interesse, corsi sulla valutazione. E poi formazione anche per chi ha responsabilità di coordinamento: lavoro sulla leadership, comunicazione efficace, capacità di gestire persone e progetti. L’obiettivo è costruire uno “stile della casa” coerente e riconoscibile: «Serve un’identità comune, una visione unitaria» spiega il preside. È stato inoltre avviato un progetto di formazione sull’intelligenza artificiale. «Non deve diventare un tabù: i ragazzi la usano e la Scuola deve insegnare come farlo correttamente» dice Camerini. «Lo strumento va normato e conosciuto nelle sue potenzialità e molteplici applicazioni, che gli insegnanti possono usare in modo utile e costruttivo nell’ambito della didattica e dell’educazione».

Perché scegliere la Scuola Ebraica

«A chi deve iscrivere i propri figli a Scuola direi che oggi più che mai la Scuola Ebraica è un luogo dove poter apprendere in un contesto sereno, stimolante e inclusivo» afferma Marco Camerini. «Non è soltanto un tema di qualità. La qualità c’è, ma si riesce ad apprezzare e a esprimere se alla base c’è un contesto dove ci si sente a proprio agio e dove si è in condizione di mettere in gioco i propri talenti». Lo sguardo finale del preside è una dichiarazione programmatica: «Occorre rafforzare l’identità della Scuola e renderla più unitaria, con più collaborazione, più visione a lungo termine e molta attenzione ai fondamentali dell’educazione. La Scuola deve continuare a trasmettere i valori imprescindibili e avere una proposta educativa chiara e riconoscibile, che le famiglie possano scegliere e apprezzare».