Esterina Dana: “L’emergenza Coronavirus: molte opportunità nella criticità”

Scuola

A un mese dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, Esterina Dana, collaboratrice del dirigente scolastico della Scuola della Comunità ebraica, fa il punto su quello che è stato fatto a livello didattico e come è stato organizzato il lavoro, riflettendo su quello che questa quarantena ci sta insegnando.
Qui il testo del video.

Buongiorno a tutti, sono Esterina Dana Collaboratrice del Dirigente scolastico per gli ordini della scuola secondaria di I e II grado.

E’ passato un mese da quel lunedì 24 febbraio in cui la scuola è stata chiusa a causa dell’emergenza Coronavirus. Da allora molto è stato fatto e si sta facendo per ovviare al rischio di un vero e proprio blackout comunicativo tra i docenti, gli studenti e le loro famiglie.

Così ci siamo attivati, a vario titolo e secondo le nostre competenze, per non far perdere agli studenti e alle studentesse il contatto con la scuola, la quale, oltre che comunità educante,  oggi si conferma anche come palestra relazionale.

Dopo i primi giorni di disorientamento, abbiamo attivato un meccanismo di didattica a distanza per ricreare per i ragazzi e anche per i genitori, attraverso i monitor del pc, la routine delle giornate scolastiche.

La necessità collettiva di rimanere in contatto ha creato subito un circolo virtuoso tra gli insegnanti giovani, digitalizzati, e quelli meno giovani, “digitalizzandi”, ai quali i primi hanno fatto da tutor e ciò ha creato una forte coesione nel corpo docente.

Alle medie e alle superiori, per semplificare la comunicazione con gli studenti e con le famiglie che hanno figli in diversi ordini di scuola, per fare lezione abbiamo scelto di usare una sola piattaforma che, grazie ai tutorial di Daniele Cohenca e l’aiuto dei nostri studenti, abbiamo imparato a maneggiare in breve tempo.

Inoltre, per ridurre il tempo di permanenza dei ragazzi davanti al video, abbiamo calibrato l’orario eliminando in qualche caso i pomeriggi alle medie o qualche ora alle superiori.

Siamo consapevoli che, per i ragazzi,  essere in classe è fonte di arricchimento culturale, ma anche un modo per esprimere i propri sentimenti ed elaborare le proprie emozioni.

Il risultati si possono vedere nelle brevi video-lezioni di alcuni insegnanti. E qui voglio ringraziare tutti gli insegnanti per aver accolto con passione questa sfida, per essersi messi in gioco e per il tempo rubato alla propria famiglia. 

Infine, per rimanere in contatto con le famiglie, abbiamo potuto contare sull’aiuto dei coordinatori di classe, dei genitori delegati e della segreteria didattica.

Anche a loro va il nostro ringraziamento.

Concludo con una riflessione. L’esperienza che stiamo vivendo ci rivela quanto i ragazzi e le ragazze stiano crescendo e quanto i docenti stiano potenziando la loro professionalità.

All’improvviso scopriamo che quel “rimanere sempre connessi” tanto deprecato, tipico della società del digitale, può essere positivo, se volto a una buona causa; possiamo  trasmettere cultura, amicizia e solidarietà.

E’ molto in questo momento in cui l’isolamento e la solitudine sono di norma.

Mentre registro questo video, da una stanza di casa mia arriva la voce di mio marito, un insegnante come me, che attraverso una piattaforma digitale illustra  ai suoi allievi uno degli affreschi più straordinari di Raffaello: La Scuola di Atene.

Penso a tutti gli allievi, le allieve e le loro famiglie che ascoltano e mi dico: la Bellezza sta entrando nelle loro case dissipando per un poco la paura, la solitudine e il dolore.  

La didattica a distanza è anche questo.