All’ombra dei cipressi… una mitzvà in ricordo dei propri cari

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di Redazione

La manutenzione del cimitero ebraico a Musocco. Alberi troppo invadenti, tombe dimenticate senza una lapide, cedimenti del terreno e spazio insufficiente. Sono molti gli interventi di cui la Comunità si fa carico, ma le famiglie devono intervenire. Hasbani: «È una vostra responsabilità»

I viali del cimitero ebraico di via Jona sono quieti e silenziosi. Intorno la città cresce ma qui sembra di essere in un mondo e in un tempo sospeso, che invita alla meditazione e ai ricordi. È particolarmente doloroso tornarci in questi giorni, quando lo spazio dedicato alle recenti vittime del Covid-19 è così esteso da rattristarci profondamente.

Però troppo spesso siamo turbati anche dallo stato di conservazione delle lapidi, dai cedimenti del terreno e da alberi che con le loro radici sollevano i marmi, mentre le fronde coprono iscrizioni e nomi. I cartelli che segnalano i lavori di manutenzione in corso sono numerosi: la Comunità è costantemente impegnata anche su questo fronte, ma non spetta a lei tutto l’onere dei lavori. Le famiglie devono fare la propria parte.

Il presidente Milo Hasbani si dedica da anni, anche come assessore al culto, ad affrontare i problemi dell’area cimiteriale e spiega: «Sono in costante contatto con l’assessore Roberta Cocco del Comune di Milano per studiare soluzioni alla carenza di spazio e alla manutenzione. Provvederanno al taglio dell’erba negli spazi comuni e a ridipingere l’interno e l’esterno del tempietto dove svolgiamo le funzioni funerarie. Poi c’è il grave problema dello spazio, che nel nostro settore è quasi esaurito, c’è una previsione di due anni. Per questo stiamo lavorando per preparare un campo a sepolture doppie, d’accordo con il Rabbinato e seguendo ovviamente tutte le disposizioni dell’Halakhà. C’è da consolidare il terreno con una gettata di cemento e da predisporre gli spazi. Preparare nuove aree Abbiamo poi stipulato un accordo con il Comune per avere a disposizione due campi da 800 posti ciascuno nella parte cristiana, dove abbiamo già il nostro vecchio campo 8°, aree che saranno opportunamente separate da siepi e viali dedicati, e dove sarà posta una fontana. Sento molte lamentele per lo stato del cimitero ma voglio dire chiaramente che il degrado è spesso una responsabilità delle famiglie».

Molto spesso i danni alle tombe sono causati dalle radici di alberi inopportunamente piantati dalle famiglie dei defunti, nonostante i numerosi e reiterati appelli della Comunità e del Rabbinato a non farlo. Si scelgono alberi troppo grandi e negli anni le piante crescono senza le necessarie potature, creando danni al terreno e coprendo non solo la lapide cui sono dedicati, ma anche quelle vicine. Rimuovere le piante infestanti e fare la necessaria manutenzione è compito delle famiglie. «Allo stesso modo – continua Hasbani – è responsabilità delle famiglie provvedere alla posa della lapide. Ci sono tombe di 10 o anche 20 anni fa che ancora ne sono sprovviste. Nel tempo il giardinetto si è deteriorato, i nomi quasi cancellati ed è davvero triste. Non si rispetta così la mitzvà di onorare e ricordare i defunti. Faccio un forte appello alle famiglie o agli amici, nel caso non ci siano congiunti, perché si provveda a coprire con una lapide la sepoltura. La Comunità ha stipulato una convenzione con la ditta Banfi, che è disponibile a provvedere con un prezzo calmierato a sanare la situazione (matzevà a 560 euro). La Comunità farà la sua parte nel caso non si trovi nessuno disposto a intervenire. Ma, in vista di Rosh HaShanà e Kippur, sarebbe una vera mitzvà».

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